E sulle strade cittadine vivono quasi 1.800 esemplari liberi

16 Febbraio 2020

PESCARA. Ci sono più di seimila gatti che gironzolano tra Pescara e provincia. Di questi 6.136 circa, 1.762 si trovano nella sola città di Pescara. I numeri, forniti dall’Unità operativa semplice...

PESCARA. Ci sono più di seimila gatti che gironzolano tra Pescara e provincia. Di questi 6.136 circa, 1.762 si trovano nella sola città di Pescara.
I numeri, forniti dall’Unità operativa semplice Igiene urbana veterinaria della Asl di Pescara, sono riconducibili esclusivamente alle colonie feline registrate, che per il territorio provinciale ammontano a 581 e, solo in città, a 166.
«Si tratta», spiega Lucio Di Tommaso, referente del servizio, «del 60/70 per cento del numero reale dei felini presenti sul territorio, perché bisogna aggiungere a questi dati, i gatti randagi non censiti e quelli di proprietà, per i quali non esiste un’anagrafe felina obbligatoria, come invece accade per i cani».
Le colonie, per le quali non esistono limitazioni numeriche relative alla loro composizione, sono per definizione un gruppo di gatti che vivono in libertà e frequentano abitualmente lo stesso luogo. Le regole in materia di protezione dei gatti in libertà sono delineate dalla legge regionale 47 del 2013, all’articolo 18 che stabilisce che i Comuni garantiscono la loro tutela e accordano, su autorizzazione del sindaco, la gestione delle colonie feline urbane, allestite in spazi pubblici, da parte di privati cittadini, enti o associazioni protezionistiche che ne facciano richiesta e che assicurano la cura della salute e le condizioni di sopravvivenza, rispettando le norme per l’igiene del suolo pubblico. Le Asl, inoltre, attuano gli interventi di controllo delle nascite sulle colonie feline, procedendo alla registrazione in anagrafe degli animali.
«Il concetto di colonia», sottolinea Di Tommaso, «è stato sviluppato per limitare le nascite. Tuttavia, talvolta, sono gli stessi gattari che per apprensione, tendono ad aumentare l'alimentazione dei gatti. Più cibo richiama numeri maggiori di gatti e quindi va ad ampliare le colonie stesse, andando a produrre esattamente l’effetto contrario». (m.pa.)
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