Ecco i nuovi abruzzesi: gli ottantamila stranieri che amano il dialetto

8 Ottobre 2024

Le comunità più popolose sono la rumena, l’albanese e la marocchina Poco più di 2mila persone sono ospitate nelle strutture di accoglienza

Sono i nuovi abruzzesi. Immigrati arrivati con il sogno di un lavoro o di una vita diversa. Rifugiati, con bambini e anziani al seguito, fuggiti da zone di guerra. Dove l'aria è intrisa del fumo delle bombe e tutt'intorno si vedono solo macerie. La grande rete dell'accoglienza, in Abruzzo, supporta gran parte degli 80.963 stranieri residenti in regione. Un numero in diminuzione rispetto al 2019, stando all'ultimo bollettino Istat del 2023: poco meno del 7% del totale della popolazione residente. Le comunità straniere più popolose sono la rumena, l'albanese e la marocchina: gruppi, in molti casi, ormai radicati nel tessuto economico e sociale. Nello specifico, sono 21.787 gli immigrati provenienti dalla Romania, con una forte predominanza maschile, seguono gl albanesi, 10.763, e i marocchini 7.827.
RETE DI ACCOGLIENZA
Delle oltre 80mila persone di origine straniera che vivono in Abruzzo, poco più di 2mila hanno trovato rifugio nelle strutture di accoglienza dislocate sul territorio regionale. Si tratta, secondo lo studio di Openpolis, «di numeri in linea con il fenomeno osservato nelle regioni del centro-sud. Tuttavia occorre implementare le politiche pubbliche, anche di competenza regionale, volte all’inclusione sociale degli stranieri, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita dell’intera comunità, soprattutto nell’ambito scolastico e nella sanità». Il progetto Centri d’Italia, portato avanti da Openpolis ha monitorato le strutture aperte in Abruzzo «con lo scopo di accogliere e integrare i richiedenti asilo e i rifugiati recentemente arrivati nel nostro Paese». A fine 2021 – data dell'ultimo rilevamento disponibile – circa il 10% dei comuni abruzzesi era interessato all’insediamento di Centri di accoglienza straordinaria (Cas) o aveva messo a disposizione appartamenti in accoglienza diffusa del sistema ordinario (Sai) per un totale di 2.102 posti disponibili per richiedenti asilo e rifugiati. Di questi, il 61,9% (1.302 persone) dei posti era in un centro di accoglienza straordinario (Cas) e il rimanente 39,1% nel sistema ordinario (Sai). In totale 120 strutture, tra appartamenti in accoglienza diffusa e centri collettivi, dislocati in 37 comuni. Il comune interessato da più posti per l’accoglienza è L’Aquila con 235 persone rifugiati di cui 199 ospitati nei Cas, seguito da Roseto degli Abruzzi con 200 richiedenti asilo, di cui 150 nei Cas, e Vasto con 150 richiedenti asilo e rifugiati, di cui 50 nei centri straordinari. «Si tratta di numeri indubbiamente esigui», spiega Openpolis, «a cui vanno aggiunti tutti i migranti che vivono in Abruzzo, ma che non sono più ospitati nei circuiti di accoglienza e, in generale, gli stranieri e le straniere residenti nel territorio». L'Abruzzo è una regione che da sempre vede una presenza importante di comunità provenienti da Paesi dell’Europa orientale e una concentrazione, in territori specifici, di stranieri che hanno in comune la stessa origine. È il caso della comunità senegalese a Pescara, radicata da molti anni, o di quella marocchina legata alla coltivazione dell’altopiano del Fucino, in provincia dell’Aquila.
PIù RUMENI E ALBANESI
Tra gli immigrati, a cui di recente si è sommata una vasta comunità di ucraini, rifugiati di guerra, a prevalere sono rumeni e albanesi, quattro su dieci in Abruzzo. Seguono, in classifica, marocchini, cinesi, ucraini, macedoni, senegalesi, polacchi, nigeriani e pakistani. Con quasi 22mila persone, la comunità di stranieri residenti in Abruzzo più numerosa è quella rumena. Parliamo più del doppio delle persone appartenenti alla seconda comunità più importante, l’albanese, che all’inizio di quest’anno contava più di 10mila residenti. Gli immigrati rumeni e albanesi, sommati, rappresentano il 40,1% di tutti gli stranieri in Abruzzo: una percentuale decisamente superiore al dato nazionale: queste due comunità, infatti, rappresentano il 29,8% del totale degli stranieri residenti in Italia. Sono 16 le comunità di migranti in Italia più numerose, secondo l'elaborazione dei dati provenienti da diverse fonti istituzionali. Al primo posto figurano i marocchini seguiti da albanesi, ucraini, cinesi, indiani, bangladesi, egiziani, filippini, pakistani, moldavi, senegalesi, nigeriani, tunisini e peruviani.
LA DISTRIBUZIONE
In Italia il 48,5% dei centri di accoglienza e integrazione presenti è di tipo Sai, ma i posti disponibili pesano per il 36,7% sulla totalità delle strutture di accoglienza. Anche in Abruzzo si registra una dinamica simile. I centri Sai compongono il 69,9% delle strutture di accoglienza presenti sul territorio: si tratta di una quota maggiore della media nazionale (48,5%). Per quel che riguarda la capienza, coprono solo il 36,9% dei posti presenti nella regione, i restanti rientrano nei Cas. La provincia che regista il maggior numero di centri è Teramo (49), seguita da Chieti, Pescara (40) e L’Aquila (34). Chieti è, invece, l’area caratterizzata dalla capienza maggiore (1.068 posti disponibili), seguita dall’Aquila (804), Teramo (740) e Pescara (389). Per quel che riguarda i centri Sai, Teramo e Pescara sono quelli in cui ce ne sono di più in termini assoluti (34), mentre a Chieti si registrano più posti (499). Discorso differente per i centri Cas, i Centro di accoglienza straordinaria, con L'Aquila capofila (17) e in cui la capienza complessiva è maggiore. Il 34,2% dei posti nei centri Cas della regione si trova in territorio aquilano.
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