Ecco il virus che blocca i file Per riaverli? Paga il riscatto

Cento segnalazioni e 20 denunce in dieci giorni alla polizia delle comunicazioni
PESCARA. La nuova frontiera dei “cyber criminali” è prendere in ostaggio i computer criptando, e dunque rendendo illeggibili, i file registrati sul disco rigido, per poi offrirsi di decriptarli dietro il pagamento di un riscatto, dai 300 ai 500 euro, da parte del proprietario del pc.
Il tutto grazie a una tecnica d’attacco sofisticatissima, il Ransomware (dall’inglese “ransom” che sta per riscatto).
In sostanza, inducendo la vittima a cliccare sull’allegato di una mail all’apparenza innocua, il truffatore gli fa scaricare un virus, il Crypto locker, che cripta i file e di fatto blocca il computer.
Un’operazione tutto sommato semplice, che si basa su uno stratagemma ancora più semplice: una mail generalmente di natura commerciale che fa riferimento quasi sempre a prodotti software o elettronici e in cui si comunica al destinatario che in merito a un certo ordine e al relativo importo da lui versato «si sono verificate delle anomalie nella gestione della transazione, con conseguente rimborso del bonifico effettuato. Come da nota di dettaglio in allegato». Ed è a questo punto, con l’allegato, che scatta la trappola perché istintivamente il destinatario va ad aprirlo, inconsapevole che con quel clic scarica il virus che gli cripterà tutti i file contenuti nel disco rigido, rendendoli di fatto illeggibili e inutilizzabili come il computer stesso.
Un attacco insidioso che si sta diffondendo su scala mondiale e anche a Pescara dove, come raccontano gli investigatori del comparto abruzzese della polizia delle Comunicazioni guidato dal dirigente Elisabetta Narciso, solo negli ultimi dieci giorni ci sono state cento segnalazioni e venti denunce. Semplici cittadini, professionisti, proprietari di piccole aziende che solo per aver incautamente aperto l’allegato di una mail sconosciuta hanno di fatto perso tutti i file. Perché pur pagando, come ha fatto qualcuno con un voucher anonimo e prepagato o in bitcoin (la moneta virtuale) come richiesto, con la rimozione del «ransomware» non è riuscito comunque a recuperare i file, rimasti criptati e dunque persi.
Per ora il ricatto virtuale con richiesta di riscatto riguarda solo i sistemi che utilizzano windows, i computer, e i proprietari, per difendersi, non hanno che la diffidenza. Il primo consiglio degli addetti ai lavori è proprio quello di non accettare mail dagli sconosciuti, come spiega il responsabile del settore operativo della Polpost, Gianluca De Donato: «Bisogna pensare che siamo di fronte alla versione virtuale delle truffe che solitamente vengono fatte a casa degli anziani dai falsi medici o dai falsi impiegati del gas che bussano alla porta. È la stessa cosa, solo che gli i artifici sono stati adeguati ai tempi». Ma volendosi comunque schermare in anticipo, la cosa più efficace da fare, come consiglia De Donato, è il back-up costante dei propri dati su supporti esterni che possono essere hard-disk o chiavette. «Evitiamo», sottolinea l’investigatore, «la navigazione selvaggia su Internet, e l’installazione di programmi non affidabili. E invece preoccupiamoci di scaricare gli aggiornamenti dell’antivirus. Fermo restando che gli allegati sconosciuti non vanno comunque aperti. Anche l’aggiornamento del browser è consigliabile: in genere», conclude De Donato, «avviene in modo automatico, ma va comunque fatto per blindare il sistema operativo».
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