Ecco la movida di mezzogiorno: locali pieni e assalto al lungomare

8 Novembre 2020

Nel primo sabato in “zona gialla”, Pescara riscopre il piacere della colazione e del pranzo all’aperto Ma i residenti di via Battisti contestano gli assembramenti. Palladinetti: regole rispettate, niente multe

PESCARA. C’è la voglia di uscire e godersi a pieni polmoni la bella giornata di sole autunnale: riversarsi per strada e sulla riviera, annusare l’aria di mare dietro le mascherine e camminare a piedi scalzi sulla sabbia. E poi passeggiare per le strade del centro, fermarsi davanti alle vetrine dei negozi e attendere, ordinati, il proprio turno per entrare, rispettando rigorosamente file e distanziamento. Infine un piccolo lusso, difeso con le unghie in questo tempo sospeso tra bollettini sanitari e decreti governativi con le nuove regole che si susseguono a ritmi vorticosi: un aperitivo in famiglia a un orario insolito, di giorno anziché di sera, ripiegando su una nuova movida di mezzogiorno per sopperire al coprifuoco delle 22.
Sono piccoli episodi di normalità, quelli registrati ieri, nel primo sabato in “zona gialla” con i negozi e i locali regolarmente aperti, ma questi ultimi con il servizio al tavolo previsto fino alle 18. Scene di vita quotidiana che però fanno a pugni con le immagini che scorrono nei programmi televisivi delle città fantasma del Nord e del Sud, piombate in zona rossa a causa dell’impennata dei contagi. A Pescara, complici le temperature miti e un rischio sanitario ancora contenuto, adulti e bambini hanno affollato per l’intera giornata il centro e il lungomare, muovendosi a piedi, in bicicletta e anche con i monopattini. Tutti con la mascherina a godersi una ritrovata e per nulla scontata giornata di libertà. Qualcuno ha preso il sole in spiaggia o addirittura ha postato sui social la foto di un ultimo bagno al mare. Tanti hanno preso d’assalto fin dalla colazione bar e ristoranti tra piazza Salotto, corso Umberto e le aree pedonali di via Battisti, piazza Muzii, via Firenze e dintorni. Da mezzogiorno in poi i tavolini del centro si sono riempiti di piccoli gruppi, mai più di quattro, come previsto dalle leggi anti contagio. Non succedeva da giorni. O meglio, un tempo capitava soltanto nelle sere del weekend nelle aree della cosiddetta movida.
«Oggi (ieri n.d.r.) non ci possiamo assolutamente lamentare», sospira a fine giornata Mario Palladinetti, presidente dell’associazione Pescara Viva e delegato di Confartigianato per l'area di piazza Muzii, «dopo cinque giorni di buio, in cui non si è visto nessuno da lunedì a venerdì, a pranzo tutti i ristoranti della zona sono stati pieni, e lo stesso è avvenuto fino all’orario di chiusura, quando purtroppo abbiamo dovuto abbassare le serrande e le persone si sono spostate a corso Umberto dove c’erano i negozi aperti». Ma il paradosso, per i gestori delle attività ristorative, è di «non riuscire a lavorare bene» nonostante l’afflusso dei clienti. Perché, come racconta Palladinetti, ieri i locali del centro sono stati sottoposti a «controlli continui» da parte delle forze dell’ordine che, su segnalazione di alcuni residenti della zona, sono intervenute più volte con pattuglie aggiuntive per verificare il pieno rispetto delle regole anti Covid.
«I centralini di polizia, carabinieri e vigili urbani», rimarca amareggiato Palladinetti, «sono stati tempestati di telefonate dei residenti. Raccontavano di aver visto assembramenti e che noi ristoratori non avremmo fatto rispettare il limite delle quattro persone per ogni tavolo. Ma è una cosa falsa. Tutti noi siamo stati attentissimi, lo dimostra il fatto che nella zona non è stata elevata alcuna contravvenzione».
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