Ecco le 5 vasche anti-alluvioni Lavori in corso per 54 milioni

3 Luglio 2023

Se esonda il Pescara possono contenere fino a cinque milioni di metri cubi d’acqua

PESCARA. Cinque enormi vasche aperte capaci di contenere più acqua del lago di Bomba. L’opera pubblica attualmente più costosa e imponente della Regione Abruzzo, seconda solo al maxi appalto di Rfi per la nuova ferrovia veloce tra Pescara e Roma, sta per tagliare il primo traguardo dopo due lustri di gestazione. Entro la fine del 2023 infatti sarà concluso il cantiere del primo lotto di un appalto che costa oltre 54 milioni di euro, ma che eviterà il ripetersi di alluvioni e disastri nell’area metropolitana compresa fra Chieti e Pescara. E soprattutto abbatterà di oltre 200 milioni di euro l’entità dei danni. Come purtroppo non accadde nel 2013.
In pratica ci troviamo nella zona attraversata dall’ultimo tratto del fiume Pescara, la stessa interessata anche dai primi due lotti, andati in gara una settimana fa, della linea ferroviaria che permetterà di raggiungere in due ore la capitale. Ma facciamo un passo indietro nel tempo. Era il 2015, quindi due anni dopo l’incubo della grande esondazione del Pescara, quando il Cipe finanziò l’ambizioso progetto di difesa idraulica. L’ex giunta di centrosinistra, guidata da Luciano D’Alfonso, avviò l’iter oggi ereditato dalla Regione governata dal centrodestra di Marco Marsilio.
Erano e restano enormi i numeri dell’appalto, seguito sin dai primi passi dal Dipartimento regionale Infrastrutture e Trasporti, diretto dall’ingegnere Emidio Primavera, in sinergia con il dirigente del Genio Civile di Pescara, Vittorio Di Biase, che coordina le relative attività tecnico-amministrative. Eccoli di seguito i grandi numeri.
Le cinque vasche di compensazione o laminazione, in grado di contenere cinque milioni di metri cubi d’acqua, hanno una superficie complessiva di un milione e 800mila metri quadrati. Il costo esatto dei lavori è di 54 milioni e 800mila euro, mentre i territori in cui sono stati avviati i cantieri appartengono ai Comuni di Chieti (zona Brecciarola e Santa Filomena), e nel Pescarese, di Cepagatti, Rosciano e Manoppello. Più nel dettaglio: le casse di espansione insistono sul comune di Rosciano per 21 ettari (15%), Cepagatti per 86 ettari (64%) e Chieti per 29 ettari (21%), ma è previsto un intervento complementare nel comune di Manoppello.
I lavori, partiti a settembre del 2022 per il 1° lotto (Chieti), avranno durate di 464 giorni per quest’ultimo; 500 per il 2° (Cepagatti) e 350 per il 3° (Manoppello-Rosciano). La fine delle opere è prevista a dicembre 2023 per il lotto 1; per il lotto 2 settembre 2024 e per il lotto 3 gennaio 2024.
Altri particolari: ciascuna delle cinque casse sarà regolata grazie a due manufatti (opera di derivazione e restituzione dell’acqua al fiume). Ogni invaso funziona in modo indipendente ed è prevista la realizzazione di un edificio da adibire a centro di controllo del sistema. Il progetto comporta la movimentazione di 1.750.000 metri cubi di terreno, di cui una parte sarà reimpiegata sul posto. Le aree interne verranno sistemate al termine dei lavori per consentire lo svolgimento delle attività agricole, con il ripristino dell’impianto di irrigazione esistente. L’appalto, infine, prevede interventi di sistemazione ambientale della fascia fluviale per una superficie di 13 ettari; vie di accesso e transito in sommità e al piede degli argini, nonché percorsi ciclopedonali per una lunghezza di 9,2 chilometri.
Ma tra le carte dell’appalto c’è di più. «I benefìci prodotti da quest’opera strategica, che rappresenta il più grande intervento di difesa idraulica mai realizzato in Abruzzo», si legge in una relazione di un dossier che il Centro ha visionato, «consisteranno nella sensibile riduzione, a valle, delle aree esondabili». In particolare: «In corrispondenza della foce gli effetti delle vasche di laminazione si traducono in una sostanziale riduzione del 40% delle aree soggette ad allagamento. In termini di pericolosità idraulica, nella città di Pescara, si arriverà alla riduzione del 25% delle aree perimetrate come P3 (elevata) e P4 (molto elevata) dal Psda (Piano stralcio difesa alluvioni)». L’opera quindi è vitale per l’area metropolitana. «Il fiume Pescara (lungo 170 km)», si legge nella relazione letta nel 2018 ad Ancona durante il convegno nazionale di Idraulica e Costruzioni idrauliche, «è alimentato dal bacino idrografico più esteso dell’Abruzzo (3125 km²) e ha subìto una notevole pressione antropica che ha portato all’occupazione delle aree golenali e riduzione degli spazi utili per la difesa contro il rischio idraulico e idrogeologico». Quindi: «Le aree limitrofe a Pescara sono fortemente sensibili agli effetti di allagamenti, appalesando criticità e fragilità territoriali che arrecano forte nocumento e allarme sociale all’intera comunità».
Ma il dato interessante riguarda gli effetti socio-economici delle opere di laminazione. La stima del danno potenziale da esondazione, per le aree a valle delle opere in progetto, considerando il valore e la vulnerabilità dei beni presenti, è di 490.000.000 di euro. Che a lavori ultimati si ridurrà a 279.000.000 di euro (-57%).
Il costo del grande appalto è ampiamente ripagato.
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