Economia, l’Abruzzo rilancia: «Abbiamo superato due crisi»

Il professor Mauro presenta l’appuntamento di giovedì e venerdì in programma all’Aurum «La nostra regione più forte del Covid e degli effetti della guerra, lo certifica l’aumento del Pil»
PESCARA. Ha parlato chiaramente su manovra e fisco il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, uno degli ospiti della terza edizione dell’Abruzzo Economy Summit, in programma giovedì e venerdì prossimi all’Aurum di Pescara: «Abbiamo dagli anni Ottanta un carico di evasione fiscale spaventoso, si va tra i 75 e i 100 miliardi di euro annui: l’Agenzia delle Entrate ha fatto un lavoro importante in questi anni, ma noi dobbiamo aggredire questo nodo. Agire ex ante, non ex post, non è assolutamente un condono». E poi ancora: «Il cuneo fiscale rappresenta una priorità del governo, ci muoveremo in questa direzione. Il nostro obiettivo è una proroga per tutto il 2024, ma bisogna trovare le risorse».
Temi che torneranno in occasione dell’intervento del viceministro, in programma nella mattinata di venerdì, dal titolo “La riforma fiscale: una sfida per la crescita”.
Il viceministro dovrebbe ricevere entro domani le proposte dei coordinatori delle tredici commissioni che potrebbero dar vita ai decreti attuativi della riforma fiscale, che Leo presenterà al ministro Giorgetti all’indomani della Nadef, che verrà predisposta il 27 settembre.
Un evento che riflette sull’Italia di oggi e di domani, riflette anche sull’Abruzzo con rigore e metodo scientifico. «Il nostro è un territorio resiliente e dinamico». Sfoglia i dati Istat l’economista Giuseppe Mauro, che giovedì 21 settembre, in occasione della prima giornata dell’Abruzzo Economy Summit, avrà il compito di collocare la regione nel contesto nazionale ed europeo. «Ha resistito molto bene a ben due crisi, pandemia e guerra in Ucraina, e ha saputo agganciare la ripresa con un aumento del PIL», sottolinea. I dati Istat indicano «chiaramente» che i posti di lavoro sono aumentati nel secondo trimestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo precedente di ben 21 mila unità, con una percentuale di crescita del 4,4% rispetto all’1,7% della media nazionale. «A tale risultato ha contribuito soprattutto il settore dei servizi», osserva il docente di Politica economica dell’Università dell’Abruzzo, «ma anche, sia pure in misura minore, il manifatturiero».
Sul fronte delle esportazioni, oltre l’automotive, un posto di rilievo occupa il farmaceutico (+51%, 1.300 addetti diretti e 1.600 nell’indotto) e, «cosa importante, un settore endogeno come quello dell’alimentare e delle bevande, che prosegue il suo trend espansivo». L’export nei primi sei mesi di quest’anno cresce del 12,1% contro il 4,2% dell’Italia.
«Un altro dato sembra meritevole di attenzione», osserva ancora Mauro: «i settori del tessile-abbigliamento e delle bevande superano la crisi precedente e si stanno riposizionando in termini competitivi».
L’economista guarda anche ai principali mercati di sbocco: «Non c’è dubbio che la situazione non ottimale di Germania e Regno Unito possa avere conseguenze negative sull’economia abruzzese e sul manifatturiero in particolare. La Germania ha un calo previsto dello 0,4% del Pil e una flessione della produzione industriale dello 0,8% ed anche il Regno Unito ha relazioni commerciali con l’Abruzzo». Questo significa che «possono verificarsi situazioni di difficoltà per alcune imprese abruzzesi».
Il mercato delle esportazioni è principalmente quello dell’Unione Europea (vale circa il 60% del fatturato estero) e l’America del Nord occupa una posizione non trascurabile (14%); seguono i paesi europei non appartenenti all’Unione Europea. «Come si può notare», conclude il professor Mauro, «esistono spazi enormi presso altri paesi. Molte imprese, non solo quelle grandi, si stanno organizzando strategicamente per incrementare i flussi commerciali verso paesi ancora non toccati o toccati marginalmente».

