[EMPTYTAG]Il Movimento al test anti-scissione

[EMPTYTAG]Cinque stelle in subbuglio e alle prese con l’incognita del futuro di Conte
[FIRMA&LUOGO]di Michele Esposito
<MC>ROMA
[TESTO]L'ultima prova di compattezza, tenendo a fatica i mille pezzi in cui, già nelle prossime ore, potrebbe finire il M5S. I vertici del Movimento, in una giornata cruciale non solo per la loro posizione sul governo Mario Draghi ma anche sul loro futuro, provano a serrare i ranghi almeno fino alle consultazioni. «Se siamo compatti siamo determinanti», è il mantra che circola tra i pentastellati. Ma l'atmosfera è plumbea e, sottovoce, si manifesta qualche malumore per la scelta solitaria del presidente Mattarella. La conduzione di Vito Crimi delle trattative per il Conte-ter è nel mirino. E il futuro politico di Giuseppe Conte è un rebus che ora i Cinque Stelle vorrebbero sciogliere.
La linea del premier dimissionario per ora resta un mistero. Con l'ex governatore della Bce Conte si vede per oltre un'ora: a Conte non è stato offerto alcun incarico di governo. Il destino e la posizione del capo del governo uscente, tuttavia, sono in qualche modo determinanti. Anche perché Beppe Grillo, a qualche ministro del M5S, avrebbe ribadito la necessità che il Movimento sia leale all'uomo scelto per Palazzo Chigi, punto dal quale potrebbe derivare il «no» del Garante all'esecutivo tecnico. I pochi che hanno avuto modo di entrare in contatto con Conte non lo descrivono certo a favore di un governo tecnico pur nel rispetto di una personalità di altissimo profilo come Draghi. E intravedono, nel premier uscente, la tentazione dell'ingresso in politica. Ma dove e come?
Nell'assemblea-fiume dei gruppi M5S prevale la linea del governo politico, l'unica che riesca garantire una labile compattezza. Una compattezza in nome della quale Crimi evoca perfino il voto su Rousseau. La scissione è dietro l'angolo ma, al momento, non dovrebbe portare numeri molto corposi a favore di Draghi. Da «Parole Guerriere» ai governisti fino, ovviamente, ai «descamisados» guidati da Alessandro Di Battista, c'è un filo rosso che punta, innanzitutto, a far contare la propria forza numerica nelle Camere. Il resto, tuttavia, è avvolto nella nebbia. La tempesta interna, nei prossimi giorni, diventerà evidente. La confusione cresce se si pensa al bivio, legato alla posizione su Draghi, che attende il M5S: quello di un'alleanza organica con Pd e Leu o quello di correre da soli. A prevalere sembra la prima opzione e l'incontro dei vertici dei tre partiti del centrosinistra è accolto con soddisfazione tra i pentastellati. «Stringiamo l'alleanza ed escludiamo definitamente Renzi», è la linea che filtra da diverse fonti parlamentari. Ma, se il Pd appoggiasse Draghi e il M5S no, non sarebbe facile tenere insieme la coalizione. Di più. Alessandro Di Battista, inevitabilmente, tornerebbe nell'agone pentastellato da protagonista. Ma in quel caso sarebbe il ritorno di un Movimento barricadero, E chissà se a Grillo questa prospettiva andrà davvero bene.

