Enti locali, 30 milioni di tagli Comuni e Province in rivolta

12 Luglio 2024

Sono 285 le amministrazioni penalizzate: pubblichiamo elenco completo e somme

PESCARA. Su 285 Comuni e le quattro Province abruzzesi si abbatte un taglio di risorse statali per oltre 5,8 milioni l'anno fino al 2028. «I cittadini saranno costretti a pagare circa 30 milioni in cinque anni in mancati servizi, non possiamo accettare che torni la stagione della spending review». Così denuncia Giacomo Carnicelli, presidente dell’associazione di Comuni Ali Abruzzo (Autonomie locali italiane). È quanto dispone il decreto del Ministro dell’Interno, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, che stabilisce il riparto del contributo alla finanza pubblica della legge 30 dicembre 2023, numero 213, ovvero la legge di Bilancio, pari complessivamente in tutta Italia a 250 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2024 al 2028, di cui 200 milioni di euro annui a carico dei Comuni e 50 milioni di euro annui a carico delle Province e delle Città metropolitane.
IL 93 PER CENTO. Gli enti coinvolti a livello nazionale sono 6.838 comuni, 78 province e 13 città metropolitane. In Abruzzo i tagli riguardano il 93 per cento dei 305 Comuni, escludendo quelli con i conti in dissesto o in fase di rientro. Nel dettaglio, considerando solo l’anno in corso, i Comuni abruzzesi più penalizzati sono quelli dell’Aquila (561.490 euro), Teramo (280.649 euro), Montesilvano (187.166 euro), Celano (145.069 euro), Lanciano (137.931 euro) e Avezzano (113.014). Tra le Province la più colpita è quella di Chieti (357.221 euro) seguita da L’Aquila (308.764 euro), Teramo (244.615 euro) e Pescara (227.608 euro). Ma le cifre appena riportate vanno moltiplicate per cinque e quindi lievitano in modo consistente se si considera l’intero periodo 2024-2028.
LA RABBIA DI RADICA. I tagli sulla spesa corrente, riportati negli allegati del decreto interministeriale che il Centro ha visionato, incidono maggiormente sui Comuni che stanno realizzando opere con il Pnrr e che quindi hanno più bisogno di fondi per gestirle. In sintesi: avremo nuovi asili nido ma rimarranno chiusi perché i Comuni non potranno pagare il personale o le bollette per tenerli aperti.
«Una contraddizione in termini che punisce chi si impegna», afferma il sindaco di Tollo, Angelo Radica, componente della presidenza nazionale di Ali. «I tagli ai Comuni, di 250 milioni di euro sulla spesa corrente, di cui molti si accorgono oggi, sono stati votati nell'ultima legge di Bilancio. E allora dove era chi si strappa le vesti oggi, arrabbiandosi, quando la manovra a dicembre 2023 è stata votata in Parlamento?», così invece interviene Marco Bussone, presidente nazionale dell’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani. La sua nota è stata diffusa in Abruzzo da Lorenzo Berardinetti, sindaco di Sante Marie e referente regionale dell’Uncem, l’associazione che «aveva già da tempo sollevato il tema, ma pochissimi si erano mossi. Quasi nessuno», incalzano Bussone e Berardinetti.
BERARDINETTI NON CI STA. «Ma oggi, mentre i tagli arrivano, sono tanti ad alzare la voce. Succede spesso. E così a farne le spese sono sempre i Comuni, i terminali dello Stato. La preoccupazione è forte», dicono Berardinetti e Bussone, «perché questi tagli arrivano a conclusione di una stagione di investimenti importanti che sappiamo già lascerà spazio alla restituzione del debito, in particolare del Pnrr, e a un nuovo patto di stabilità ancora tutto da capire. Auspichiamo che i tagli vengano corretti nella prossima legge di bilancio», conclude l’Uncem, «e che il Parlamento sia forza decisiva nell'investire sugli Enti locali, sui Comuni, affinché siano garantiti servizi e opportunità per i cittadini».
QUI TERAMO E CHIETI. Da Teramo si alza la voce di Gianguido D’Alberto, referente regionale dell’Anci che, primo fra tutti, già a maggio aveva lanciato l’allarme, e ora si ritrova a subire un taglio quinquennale di 1.319.449 euro.
E forte è anche la reazione che arriva da Chieti: «Questi tagli ricadranno interamente sui cittadini in termini di minori servizi perché metteranno in seria difficoltà tutti gli enti locali». Lo afferma il Presidente della Provincia e sindaco di Vasto Francesco Menna che, sommando vecchi e nuovi tagli, tira le somme per il 2024.
«Alla Provincia di Chieti», dice, «viene chiesto il maggiore sacrificio in Abruzzo con un taglio tra il precedente decreto e l’ultimo in tema di “contributo alla finanza pubblica” pari a 672.000 euro; per le altre province abruzzesi si prevedono tagli complessivi di 613.000 euro per la Provincia dell’Aquila, di 468.000 per la Provincia di Teramo e di 422.000 per la Provincia di Pescara per un totale di 2.175.000 euro, solo per il comparto Province abruzzesi», sottolinea Menna che evita di prendere in considerazione anche gli anni successivi, altrimenti il morale finirebbe sotto le scarpe.
APPELLO ALLA PREMIER. «Invito il governo Meloni, i sottosegretari e i parlamentari abruzzesi a rivedere queste misure che andranno ad impattare pesantemente sui cittadini dei nostri territori. Sono tagli che mettono a rischio i fondi per i servizi essenziali come l’edilizia scolastica e le opere di viabilità provinciale. I nostri bilanci sono già risicati e asfittici: la Provincia di Chieti», continua Menna, «contribuisce già alla finanza pubblica nazionale con oltre il 40% della spesa corrente del proprio bilancio. Significa che per ogni 100 euro iscritta a quella voce di bilancio, 40 vanno allo Stato centrale sotto forma di “Contributo alla finanza pubblica” introdotto dalla riforma della legge Delrio 56/2014, poi bocciata al referendum costituzionale e mai abrogata. Il governo», conclude, «dia seguito gli impegni presi dal vicepremier Salvini in occasione dell’assemblea nazionale delle Province che si è tenuta all’Aquila lo scorso ottobre: restituire alle Province e quindi ai cittadini di quei territori risorse, competenze ed elezioni dirette per la piena rappresentatività, oltre che servizi all’altezza del compito che la Costituzione ci assegna, come ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo intervento. Basta con i tagli a Comuni e Province!».
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