Entusiasmo per cori e fanfara nella Marsica

17 Maggio 2015

Grande successo riscosso dai gruppi che si sono esibiti a Tagliacozzo, Luco dei Marsi e Celano

TAGLIACOZZO. Roberto Suardi e Bruno Pasquali sono due alpini liguri. Fanno parte rispettivamente del gruppo di Moneglia (Genova) e di Deiva Marina (Spezia). In tutto una cinquantina di persone ospitati in un albergo di Cappadocia. Avendo saputo dell'esibizione la sera a Tagliacozzo dei Cori alpini di Portogruaro (Venezia) e di Collegno (Torino), non hanno voluto perdersi lo spettacolo. Nell'intervallo sono usciti fuori dal Teatro per fumare una sigaretta. «Avevamo sentito parlare di Tagliacozzo, città il cui nome, grazie a Dante, è legato alla battaglia tra Corradino di Svevia e Carlo d'Angiò, che spezzò il sogno svevo di unificare l'Italia», rivelano i due amici, «ma non ci aspettavamo che fosse una cittadina così meravigliosa. Essendo arrivati in anticipo, ne abbiamo approfittato per visitare il centro storico: siamo rimasti senza parole. Eppure veniamo da posti fantatistici, come Portofino e Le Cinque terre. Ci siamo ripromessi di ritornarci con la famiglia». Se non fosse stato per quella storica battaglia, combattuta nel 1268, e per la tragica fine di Corradino, catturato dopo la sconfitta e decapitato a 17 anni a Napoli, i nostri gentili ospiti, probabilmente, non avrebbero avuto la curiosità di visitare Tagliacozzo. Che a Corradino, purtroppo, non ha dedicato neppure un cippo. E andiamo ai Cori, la cui esibizione, al Teatro Talia, è stata applauditissima. Un repertorio il loro che ha spaziato dal senso di solidarietà degli alpini alla gioia di stare insieme, dall'eroismo in battaglia alla condanna della guerra. Su quest'ultimo tema, «O Gorizia» , eseguito dal Coro di Collegno, è stato il canto che ha suscitato più emozione. Siamo nell'agosto del 1916. Gli alpini al fronte maledicono coloro che li hanno mandati a morire in una guerra di cui non capiscono il senso: «O Gorizia, tu sei maledetta/ per ogni cuore che sente coscienza/ dolorosa ci fu la partenza/ e il ritorno per molti non fu./ O vigliacchi, che voi ve ne state/ con le moglie su letti di lana;/ schernitori di noi carne umana,/ questa guerra ci insegna a punir./ Voi chiamate il campo d'onore/ questa di terra di là dei confini/ qui si muore gridando: assassini!/ maledetti sarete un di'./ Cara moglie, che tu non mi senti,/ /raccomando ai compagni vicini/ di tenermi da conto i bambini/ che io muoio col suo nome nel cuor». In omaggio all'Abruzzo il Coro di Collegno cha concluso l'esibizione con «Vola, vola, vola». Al termine, il capogruppo di Portogruaro, Gianfranco Chiarotto, ha donato al sindaco Maurizio Di Marco Testa, anche lui alpino, una copia dell'icona della Madonna del Don che, durante la campagna di Russia, il cappellano della Tridentina, padre Crosara - che l'aveva ricevuta da una donna russa - la mandò in Italia tramite un alpino ferito. L'originale è oggi custodita nella chiesa dei Cappuccini, a Mestre.

Nel pomeriggio i due Cori sono stati ricevuti in municipio e poi accompagnati dal vicesindaco Angelo Poggiogalle, anche lui alpino, a visitare la città. Alla manifestazione era presente anche Lucia Tomasi, moglie del leggendario capogruppo, Italo, originario di San Pietro del Grappa, scomparso di recente. Italo Tomasi era come una bandiera per gli alpini della Marsica. Per rendergli onore, il suo cappello, durante la sfilata di oggi, verrà portato dall'amico Giulio Emili, del direttivo del gruppo. Qualche ora prima a Luco dei Marsi, nella chiesa di San Giovanni Battista, traboccante di folla, si era esibito il Coro alpino di Preara (Udine). Insieme alla Corale folkloristica di Luco e ai Piccoli amici della stessa Corale. Tra i canti eseguiti dal Coro, particolarmente toccante è stato «Io resto qui. Addio», scritto da un alpino morente, Giuliano Penco, su un foglietto, durante la ritirata di Russia e consegnato a un commilitone. Mentre a Luco si esibiva il Coro, a Celano, in un'atmosfera allegra e festosa, la Filarmonica di Vergnacco, dopo la sfilata, ha tenuto in piazza IV Novembre un concerto. Il responsabile della Filarmonica, Massimo Badini, si dice commosso dell'accoglienza ricevuta. «Nelle adunate», rivela, «evitiamo di andare in albergo, per non perdere quel clima di festa che le caratterizza. Pertanto, abbiamo contattatoalcuni gruppi della Marsica. Dalle risposte, abbiamo capito che Celano faceva al nostro caso. E non ci eravamo sbagliati».

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