Era contro, ma amava zio Remo. «E il sarto lo misurava in tivù»

20 Maggio 2016

PESCARA. «Quello di Marco Pannella per l’Abruzzo e gli abruzzesi era amore vero». Riccardo Chiavaroli è stato spesso al fianco del leader radicale nelle sue frequenti visite in Abruzzo. «Ricordo il...

PESCARA. «Quello di Marco Pannella per l’Abruzzo e gli abruzzesi era amore vero». Riccardo Chiavaroli è stato spesso al fianco del leader radicale nelle sue frequenti visite in Abruzzo. «Ricordo il suo affetto per Remo Gaspari, per Tancredi padre, per Franco Marini, un affetto ricambiato».

Non erano proprio loro i rappresentanti del “regime partitocratico” tanto combattuto da Pannella?

«Lui riusciva a individuare il meglio delle persone, perché era cosmopolita e nello stesso tempo aveva un forte sentimento di radicamento nella sua Teramo e nel suo Abruzzo. Era legato anche a Pescara, dove era sfollato durante la guerra. Infatti lui, che aveva sempre rifuggito le onorificenze e che forse non avrebbe accettato neanche la carica di senatore a vita, accettò con grande emozione dalla Regione la medaglia Aprutium, così come la laurea honoris causa a Teramo».

Eppure lui andò via da Teramo a 11 anni.

«Mi raccontava di aver scoperto qui il dolore della guerra, che gli ispirò poi la lotta per la non violenza. E qui forse ha preso corpo la sua battaglia per il divorzio perché, mi diceva, da bambino aveva visto troppe famiglie distrutte che non potevano ricostruirsi».

L’amore per l’Abruzzo era solo sentimento o c’era anche un’attenzione politica reale?

«Qui in Abruzzo fece i suoi primi esperimenti di liste civiche in Italia. Nel 1990 fece La Genziana all’Aquila con Lolli, Pezzopane e Fabiani. In quello stesso anno fece una lista civica a Teramo con Ivan Graziani. E nel 1990 venne eletto in Consiglio regionale con la lista “Antiproibizionisti sulla droga”. Infine è stato lui a chiedere pochi mesi fa a Rita Bernardini la disponibilità a candidarsi come garante dei detenuti in Abruzzo. Eleggerla vorrebbe dire onorarlo».

Com’era Pannella come compagno di viaggio?

«Amava la cucina teramana ed era vorace quando non faceva digiuni. Ricordo che si vestiva da un sarto di Chieti, Pio Marinucci, che gli prendeva le misure e poi lo seguiva in televisione pronto a cambiarle se cominciava a digiunare».

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