Era il preferito di Natali, e sconfisse il gasparismo

26 Settembre 2024

Protagonista dal 1970 al 1994, determinante per la nascita dell’autostrada A24 Dalla Coldiretti alla valanga di voti nell’Aquilano, con Giuliano Teatino nel cuore

L’AQUILA. Romeo Ricciuti è stato un grande protagonista della politica regionale dal 1970 al 1994. Un periodo storico in cui l’Abruzzo da regione arretrata -caratterizzata da un’economia prevalentemente agricola - fece un salto enorme (anche in termini di prodotto interno lordo) tanto da cominciare a guardare senza timori reverenziali alle regioni più ricche del centro nord. Ricciuti nasce come espressione del mondo rurale. Cresce all’ombra - politica - di un grande abruzzese, Lorenzo Natali, aquilano d’adozione, deputato, ministro, commissario europeo, democristiano della corrente fanfaniana che si “opponeva” a un altro “mito” della politica abruzzese, il doroteo (legato più alla costa) Remo Gaspari.
LA COLDIRETTI.
Ricciuti diventa, molto giovane, direttore regionale della Coldiretti, l’associazione dei piccoli imprenditori agricoli che negli anni Sessanta e Settanta era una vera e propria “potenza di fuoco” dal punto di vista dei consensi elettorali a favore della Dc. È un uomo colto, intraprendente, pratico, capace nella gestione e nell’organizzazione e che sa imporsi quando serve. Doti che confermerà quando avrà incarichi di tipo amministrativo.
Lorenzo Natali (anche lui legato alla Coldiretti) lo nota e ne farà, se pur non in maniera esplicita, il suo delfino. Mentre il “maestro” è impegnato nella politica nazionale, Ricciuti viene lanciato in quella regionale. Nel 1970 nascono le Regioni e lui diventa consigliere con oltre 20.000 preferenze.
Nel 1972 la “guerra” per il capoluogo lo vede schierato dalla parte dell’Aquila e in quella occasione fu vicino alle posizioni dell’aquilano doc Luciano Fabiani anche se fra i due, politicamente, non c’è stata mai grande empatia. L’accordo sulla spartizione degli assessorati (parte all’Aquila e parte a Pescara) rischiò di travolgere sia lui che Fabiani.
IN REGIONE.
Passata la bufera, nel 1975 ottenne ancora più preferenze di 5 anni prima. Erano gli anni in cui esplodeva il dibattito su come fare uscire l’Abruzzo dall’atavico isolamento. La prima risposta fu l’autostrada L’Aquila-Roma. Si è spesso detto che su quell’opera ci fu uno scontro “feroce”– sempre politicamente parlando – fra Gaspari e Natali.
Il primo era interessato alla Roma- Pescara, il secondo sostenuto anche da Teramo, a una “deviazione” verso L’Aquila e Teramo. Alla fine però, nella Dc, ci si trovò d’accordo sul fatto che non poteva esistere un Abruzzo di serie A e uno di serie B e tutti furono accontentati. Differenze fra costa e aree interne, restano, certo, ancora oggi. Allora, però, la politica seppe dare le risposte giuste superando tensioni e divergenze. La galleria del Gran Sasso fu un’opera faraonica a cui Natali e Ricciuti diedero un ampio e convinto sostegno.
Ricciuti in quel caso fece anche di più. Grazie a una consolidata amicizia con Antonino Zichichi portò avanti con determinazione l’idea di un grande laboratorio scientifico nelle viscere della montagna. Un laboratorio che, se pur al netto di problemi e polemiche che non sono mai mancati, tutto il mondo invidia all’Abruzzo.
Ricciuti poi è stato sempre vicino agli agricoltori del Fucino, soprattutto quando ha avuto incarichi di governo. Qualche cocente delusione, sempre dal punto di vista politico, pure l’ha sofferta. Nel 1980, alle Regionali, Ricciuti fece il pieno di preferenze, quasi 30.000.
La conferma a presidente della Giunta sembrava scontata. Nacque il Ricciuti due ma pochi mesi dopo Remo Gaspari scelse Anna Nenna D’Antonio. Una vicenda, quella, che Ricciuti anche di recente ha ricordato con amarezza non tanto per sé quanto per le cose che «avrei potuto fare per L’Abruzzo».
IN PARLAMENTO.
Nel 1983 “vola” in parlamento (con 65.000 preferenze che diventeranno più di 74.000 nel 1987). È legato alla corrente forlaniana erede, se pur con differenze, della fanfaniana. Nel 1985 venne eletto nel consiglio comunale dell’Aquila. Lo scontro fra le correnti locali della Dc provocò un lungo stallo tanto che a ottobre fu eletto primo cittadino proprio Ricciuti che restò in carica una dozzina di giorni durante i quali mediò fra le parti _ grazie alla sua riconosciuta autorevolezza _ e fu eletto Enzo Lombardi che da “demitiano” mise tutti d’accordo.
Nel 1992 la vicenda “Mani pulite” spazzò via la Dc. Ricciuti nel 1994 decise che la sua esperienza politica “attiva” terminava con la fine della Dc. Qualche tempo dopo, da libero cittadino, si avvicinò alle posizioni di Forza Italia, appoggiando nel 1998 la candidatura a sindaco di Biagio Tempesta con il quale aveva “schermeggiato” in consiglio regionale nel quale Tempesta, più volte, era stato eletto nel Movimento sociale italiano. Infine un aneddoto. Ricciuti dall’azienda agricola di famiglia a Giuliano Teatino dove era nato, ogni anno a giugno faceva arrivare alle redazioni dei giornali, e naturalmente anche a quella aquilana del Centro, una capiente cassetta di ottime ciliegie. Fra tanti ricordi, dell’uomo e del politico Ricciuti, questo è certamente il più dolce.
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