Erano tre padri di famiglia: tutti i giorni casa e lavoro

14 Settembre 2023

Gianluca, Fernando e Giulio facevano i pendolari fino alla fabbrica di esplosivi Amici e parenti in lacrime: ingiusto morire così, una vita di sacrifici per i figli

CASALBORDINO. Erano padri di famiglia e, ogni mattina, percorrevano chilometri in macchina – chi più, chi meno – per andare a lavorare. Così uguali e così diversi. Gianluca De Santis, 44 anni di Palata (Campobasso), e Fernando Di Nella, 62 anni di Lanciano, da tempo facevano i pendolari. Da un po’ anche Giulio Romano, 56 anni, doveva viaggiare tutti i giorni in automobile per raggiungere la Esplodenti Sabino, perché da Casalbordino si era trasferito a Scerni.
GIULIO ROMANO
«È stata una pugnalata», racconta il consigliere comunale Alessandro Santoro, amico di Giulio e della sua famiglia. La famiglia dell’operaio, che lascia una figlia, è molto conosciuta a Casalbordino: il padre Antonio era direttore dell’ufficio postale, mentre la madre Anna faceva la maestra. Giulio ha due fratelli, Stefano Antonio e Luca (ex assessore comunale), mentre la cognata Paola De Camillis è presidente della squadra di calcio del paese. «Giulio aveva una gioielleria nel centro del paese», prosegue Santoro. «Poi ha deciso di scegliere il posto fisso e ha iniziato a lavorare alla Sabino. Era affabile e amante della musica. Per questo aveva creato anche una band che suonava nel corso di eventi e cerimonie. Da qualche anno si era trasferito con la nuova compagna a Scerni, ma tornava spesso qui in paese. L’ho incontrato due giorni fa: abbiamo chiacchierato e scherzato. Non avrei mai immaginato che quella sarebbe stata l’ultima volta che vedevo Giulio vivo. È terribile, è ingiusto».
GIANLUCA DE SANTIS
La notizia dell’esplosione nella fabbrica di Casalbordino è arrivata poco dopo l’una a Palata, paesino di 1.500 abitanti. Il sindaco Maria Di Lena fatica a trattenere l’emozione: «Siamo sconvolti, e non sono parole di circostanza. Gianluca era un padre di famiglia, diligente e scrupoloso. Era legatissimo ai suoi figli, un maschietto ed una femminuccia. No, non doveva accadere. È terribile che qualcuno esca di casa all’alba per andare a lavorare, percorra tanti chilometri e non faccia più ritorno dalla sua famiglia. È un’ingiustizia intollerabile». Antonio, il titolare del Vecchio Frantonio, un locale dove Gianluca andava spesso con la moglie Debora e i due bambini, aggiunge: «Quando abbiamo appreso la tragedia, il pensiero è andato subito ai suoi bambini. Gianluca era un padre amorevole e un buon marito. Ogni giorno si alzava presto per andare a lavorare a Casalbordino. Non essendoci collegamenti pubblici, andava in auto. I sacrifici non lo spaventavano. Lavorava alla Sabino da molti anni e lì lavora anche il fratello Gabriele che, per fortuna, è rimasto illeso».
FERNANDO DI NELLA
Il capo reparto Fernando Di Nella era scampato alla morte già tre anni fa, nell’incidente del dicembre 2020 in cui persero la vita tre colleghi operai. Ma questa volta non ha avuto scampo. Originario di Paglieta, Di Nella da anni si era stabilito a Lanciano, dove con la moglie Giuliana Di Giacomo viveva in una palazzina in via D’Annunzio, nel quartiere Santa Rita. Una vita di lavoro la sua, per permettere alle due figlie, Monia e Sara, di studiare. «Fernando era una persona unica, buona, un grande lavoratore», lo descrive l’amico Andrea Di Iulio, a lungo presidente del gruppo Sbandieratori e musici di Lanciano (Mastrogiurato), dove ha militato la figlia di Di Nella, Monia, che sta concludendo gli studi universitari in Giurisprudenza e intanto collabora con la Federconsumatori all'interno della Cgil. Fernando, Nando per gli amici, capitava di incontrarlo spesso al Cati Caffè, su corso Trento e Trieste. Aveva sempre un sorriso e una parola gentile per tutti. Conosceva bene i rischi del suo lavoro alla Esplodenti Sabino, dove era uno dei più anziani, vicino ormai alla pensione. Ma il destino ha voluto diversamente. «Non si può morire così, dopo tre volte che hai scampato alla morte, stavolta non ce l’hai fatta zio», è lo sfogo sui social della nipote Luana, «vorrei solo sapere se stavolta faranno veramente qualcosa, perché non è possibile morire così». A Lanciano in segno di lutto l’amministrazione comunale, di concerto con il Comitato feste, ha annullato i festeggiamenti in programma ieri notte, rinviati a questa sera. «Era doveroso, nel rispetto di tutte le vittime, fermare la festa e gli spari d’apertura», dice il sindaco Filippo Paolini, «non conoscevo personalmente Di Nella, alla cui famiglia esprimo cordoglio e vicinanza».
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