Eriberto torna tra i pescaresi con l’immagine più celebre: un totem sul suo lungomare

foto di Giampiero Lattanzio
Domani alle 10.30 davanti al Jambo sulla passeggiata che porta il suo nome. La figlia Anita: «Vorrei che le nuove generazioni conoscessero le sue imprese»
PESCARA. Suonava quella conchiglia sulla spiaggia quasi fosse un richiamo: per il mare, che amava «oltre ogni misura», ma anche «per gli amici e per tutte le persone che voleva intorno». Ed è proprio con la conchiglia fra le mani che Eriberto Mastromattei torna sulla riviera attraverso una delle fotografie che meglio ne raccontano il carattere, realizzata dal fotografo del Centro Giampiero Lattanzio. Domani alle 10.30, sulla passeggiata Eriberto, di fronte allo stabilimento balneare Jambo (un tempo di sua proprietà insieme all’ex stabilimento Eriberto ora Tartarughino), sarà inaugurato il nuovo totem dedicato allo storico balneatore pescarese, scomparso nel 2008 a 77 anni, protagonista per decenni della vita della riviera e ricordato per aver portato le palme sulla spiaggia e i campi da tennis a pochi passi dal mare.
La cerimonia, dal titolo “Il richiamo del mare”, si svolge subito dopo il 26 ottobre, giorno del suo compleanno, quando avrebbe compiuto 95 anni. Sul totem ci sarà una fotografia diventata negli anni una delle immagini simbolo di Mastromattei: Eriberto a petto nudo mentre suona una grande conchiglia. Lo scatto, nato quasi per caso, oggi diventa il punto di partenza per ricordare un uomo che trasformò una piccola concessione balneare in uno dei luoghi più frequentati e mondani della costa pescarese, dove negli anni si incontravano attori, calciatori, squadre nazionali, politici e imprenditori. Alla cerimonia parteciperanno, fra gli altri, i figli Erminio, Anita e Luca, il sindaco Carlo Masci, il prefetto Luigi Carnevale, i rappresentanti della Capitaneria di Porto, padre Antonio Iosue della chiesa parrocchiale Sant’Antonio di Padova, imprenditori locali e amici di una vita. «Invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare», dice la figlia Anita, ricordando come due anni dopo la sua morte, l’ex sindaco Luigi Albore Mascia decise di contrassegnare il tratto fra gli stabilimenti balneari Eriberto e Jambo con una targa commemorativa e un pannello. Con il passare del tempo, però, l’omaggio si è deteriorato.
«Il sindaco Masci ha deciso di riqualificarlo, anche per far conoscere papà a chi non ha mai avuto la possibilità di incontrarlo: quello che vorrei è che un giovane, vedendolo, si facesse almeno una domanda su chi fosse Eriberto», dichiara Anita ricordando gli anni in cui lo stabilimento diventò un punto d’incontro della città. «Mio padre era un visionario, una persona che stava trent’anni avanti. Negli anni Ottanta, sopra Eriberto, dove oggi c’è quella grande terrazza, fece installare macchine Technogym all’avanguardia. Creò una palestra a cielo aperto per i suoi clienti e non solo. Ma questo è soltanto un esempio delle tante cose che pensava e faceva». E prosegue: «Non era geloso delle sue idee, anzi: per le palme andò dagli altri balneatori per spiegare come si potevano mettere. Voleva andare sempre oltre». Dietro alla fotografia scelta per il totem c’è anche un’altra storia, che riporta a Massimiliano Isidoro, il noto imprenditore pescarese dell’abbigliamento e titolare della “Isidoro Gallery”.
Fu lui, nell’ambito di una campagna pubblicitaria realizzata con lo Studio Alice, a coinvolgere Eriberto insieme ad altri personaggi conosciuti della città. «Grazie a Giampiero Lattanzio vennero fuori fotografie meravigliose. Una delle più belle è proprio quella di Eriberto». Poi, un aneddoto: «Avevo un negozio che si chiamava “Wp Store” e davanti all’ingresso tenevo due piccole palme sistemate in vasi decisamente troppo stretti. E una mattina trovai una sorpresa: al posto dei vecchi vasetti c’erano due enormi vasi pieni di terra, con le mie palme trapiantate e rimesse a nuovo. Rimasi lì a domandarmi chi potesse aver fatto un lavoro del genere. Dopo qualche ora, ecco spuntare Eriberto: a petto nudo, scalzo, si fermò davanti al negozio sul suo motorino ancora acceso e mi disse: “Massimilià, ti ho messo i vasi perché sennò le piante stavano a morire”. Era fatto così. Aveva sistemato quelle piante senza che nessuno gli avesse chiesto nulla, solo per il piacere di vedere una cosa bella nella sua città. Eriberto ha lasciato in eredità questo: il desiderio di fare sempre cose nuove, belle, magari azzardate, ma proprio per questo ancora più straordinarie».
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