Esami e visite alla Asl di Pescara «Liste di attesa fino a 365 giorni»

26 Maggio 2022

Pettinari (M5s): «Tempi biblici, ma per certe prestazioni non si potrebbe aspettare oltre 120 giorni» E si appella alla Regione: «Vanno utilizzati subito i dieci milioni destinati a personale e macchinari»

PESCARA. «Alla Asl di Pescara si aspettano mesi, se non addirittura un anno, per effettuare esami e visite che rientrano nella classe di priorità “programmata”, quella che contraddistingue il maggior numero di richieste. Solo una forbice percentuale compresa tra il 20 e il 40 per cento di queste prestazioni rientra nei tempi previsti, che sono di 120 giorni dalla richiesta. Il resto è fuori. Per le “urgenze” e le prestazioni “differite”, invece, i tempi sono rispettati».
È il vice presidente del consiglio regionale Domenico Pettinari (M5S) a denunciare la «gravissima situazione» della Asl di Pescara, e lo fa mostrando i dati di aprile del Portale della trasparenza dei servizi per la salute del ministero. Il caso emblematico riguarda l’ecocolordoppler degli arti inferiori arterioso e/o venoso: «i tempi di attesa sono di 365 giorni». Scorrendo i numeri forniti da Pettinari c’è il dato che riguarda «la prima visita di chirurgia endocrinologica, con un’attesa media di 323 giorni, mentre per una colonscopia totale con endoscopia flessibile siamo a 308 giorni, 307 per l’ecocolordoppler grafia dei tronchi sovraaortici e 292 giorni per l’ecografia del capo e del collo». Spiccano anche i tempi «per una visita oncologica, in media 235 giorni. E non va meglio», dice Pettinari, «per una prima visita dermatologica, 217 giorni, gli stessi necessari per una mammografia bilaterale. Ancora: chirurgia vascolare, 146 giorni, e pneumologia, 151 giorni». Pettinari parla di «tempi biblici», inaccettabili se si pensa che si tratta di «esami indispensabili a diagnosi precoci e all’avvio delle cure e che quindi potrebbero essere addirittura salvavita. Un disastro», per il vice presidente del consiglio regionale. «Molti rinunciano o si rivolgono a strutture private fuori regione, provocando un alto tasso di mobilità passiva, quindi una perdita di fondi sanitari. ». Di fronte a liste di attesa simili, «gli utenti si ammalano, se sono già malati si aggravano e c’è chi muore». Pettinari se la prende con la Regione che accusa di «immobilismo» e di «manifesta incapacità di programmare e gestire la sanità pubblica». E la Regione, dice, non può trincerarsi dietro l’emergenza sanitaria legata al Covid. «Questi, più o meno, sono gli stessi dati che c’erano prima del Covid. E non c’entrano con le prestazioni sospese per effetto della pandemia, peraltro non riprogrammate», prosegue. Rivolgendosi al presidente della Regione Marco Marsilio e all’assessore alla Salute Nicoletta Verì, Pettinari fa notare che «il governo ha stanziato 500 milioni per recuperare le prestazioni sospese durante l’emergenza, e 10 milioni sono andati all’Abruzzo per il personale e le apparecchiature. Chiedo di fare presto, perché i cittadini non meritano questo. E se i fondi non bastano, li trovassero». D’altronde la pandemia «ha insegnato che le risorse per la sanità non sono un costo ma un investimento».