Estate in Abruzzo, tempo di bilanci: tante presenze ma caro vita pesante «Ora si investa di più sull’autunno»

Quello delle vacanze è fra i settori trainanti dell’economia regionale e punta alla destagionalizzazione L’assessore D’Amario: continueremo a promuovere il nostro territorio in tutte le fiere importanti
PESCARA. Al di là del gioco di parole, che in questo caso dura meno di due secondi, se chiediamo “Che estate è stata?”, c’è una intera stagione e un settore, quello turistico, che non scherza. Un solo esempio per tutti: sulla costa regionale ci sono circa 700 stabilimenti balneari: con una media di 200mila euro a stagione di volume d’affari per struttura, ecco che l’Abruzzo segna una ricchezza di 140 milioni di euro solo per le attività sulle spiagge. Una bella fetta di prodotto interno lordo regionale e dal quale traggono lavoro e sostentamento poco meno di 7mila unità operative. Oggi è l’ultima domenica di agosto, qualche giorno ancora di bel tempo, poi l’affondo di alcune precipitazioni, il grosso delle fabbriche che domani riapre, il lavoro che riprende per tutti gli abruzzesi. Ma la domanda torna, ciclicamente: “Che estate è stata?”.
«A luglio abbiamo avuto qualche problema legato al caro prezzo, come in tutta Italia», dice Daniele D’Amario, assessore regionale al turismo, «e in tanti hanno preferito andare all’estero. Ma non mi pare che la stagione sia andata male, anzi. La presenza del Napoli calcio nell’Alto Sangro ha lasciato un segno importante e lo testimoniano le tante presenze registrate da quelle parti. Il Giro d’Italia ha lanciato la Via Verde della Costa dei trabocchi, ma è un progetto che va al di là dell’evento sportivo in sé: è stato un momento di promozione importante che non andava sfruttato solo per questa estate, ma è un modo per far conoscere un angolo d’Abruzzo dove comunque ci sono problemi di ospitalità che manca. Qui bisogna riflettere con le amministrazioni locali su come incrementare i posti letto che sono legati alla piccola ricettività. È un seme gettato e che deve crescere. Sui prezzi forse alti, gli operatori devono capire che ci sono posti nel mondo che costano meno: va fatta una politica di contenimento di prezzi per far sì che restiamo competitivi. La Regione continuerà a promuovere l’Abruzzo in tutte le fiere importanti anche per destagionalizzare le presenze dei turisti».
Per Carlo Masci, sindaco di Pescara, «è stata un’estate di livello per la mia città con manifestazioni iniziate a maggio con il Giro e che finiranno il 1° ottobre con l’ultima giornata del campionato europeo master di atletica leggera. In pratica 5 mesi di iniziative di ogni genere, per tutti i gusti ed età sia culturali che di intrattenimento. Pescara è la porta dell’Abruzzo, qui si arriva e da qui ci si muove».
Secondo Francesco Menna, sindaco di Vasto, «si sono visti tanti turisti in svariati appuntamenti culturali, sportivi, gastronomici. Abbiamo ancora il problema del lupo, una nota stonata in questa stagione, e che ha dimostrato la poca capacità di alcune istituzioni ad affrontare un problema del genere. Bisogna spostare gli eventi sportivi e culturali e qualche grande manifestazione verso settembre e ottobre e concentrare le grandi risorse finanziarie per evitare allagamenti di strade e lidi durante gli acquazzoni e potenziare gli acquedotti per evitare i rubinetti a secco nelle case».
Per Riccardo Padovano, responsabile della Sib-Confcommercio «è stata un’estate piena di bagnanti. Ci sono state punte massime in alcune zone anche per la morfologia del territorio: ad esempio la Via Verde è un valore aggiunto per la costa chietina. Bisogna lavorare per portare qui più stranieri. E vanno potenziati i servizi: ad esempio, è dal 2017 che manca il collegamento via mare con la Croazia. Bisogna avere la possibilità di ospitare le navi traghetto per almeno per 60 giorni l’anno: ricordo la motonave Tiziano che non era sufficiente a caricare i passeggeri e si dovette far intervenire Pescara Jet per i fedeli diretti a Medjugorje. Non è possibile», incalza Padovano, «che da Napoli per andare in Croazia ci si imbarchi a Bari. Dirci tra noi che l’Abruzzo è bello non serve, dobbiamo farlo dire da chi viene qui, potenziando infrastrutture, collegamenti e comunicazioni. Purtroppo abbiamo registrato un calo dei consumi sotto l’ombrellone del 30% legato al caro vita e i balneatori hanno fatto da calmiere dei prezzi senza che ce lo hanno imposto. Ora in autunno ci aspettiamo che il governo attivi la proceduta per la direttiva Bolkestein: c’è bisogno di programmare una rigenerazione demaniale, bisogna cambiare mentalità e ripensare lo stabilimento balneare nella sua funzione: bisogna allungare la stagione e per fare questo va rivista la concezione dello stabilimento balneare e un aiuto ce lo deve dare l’università»
Gli albergatori sono soddisfatti ma bisogna essere più competitivi per aggiudicarsi nuove fasce di turisti. Per Giammarco Giovannelli, presidente di Federalberghi, «l’Abruzzo si è difeso da tanti elementi che hanno avversato il settore come il maltempo di giugno, l’aumento dei costi per le famiglie, a partire dalla spesa alimentare e del carburante, fino al rincaro dei tassi dei mutui bancari. Tutto ciò ha reso luglio e agosto poco competitivi e molti hanno preferito andare in vacanza all’estero, in Albania, Croazia, e Grecia. Sicuramente l’Abruzzo si è difeso nel migliori dei modi. Abbiamo registrato un crollo del settore extra-alberghieto, soprattutto negli appartamenti privati, legati ad abitudini diverse rispetto alle esigenze di oggi. Si è ristretta anche la vacanza in sé da parte delle famiglie, con soggiorni di 2-3 giorni, sempre decisi all’ultimo momento e una gestione dell’accoglienza che così diventa molto impegnativa e difficile da coordinare. Ma l’Abruzzo piace per cultura, enogastronomia e sostenibilità. Ora però», sottolinea Giovanelli, «l’autunno si annuncia preoccupante. Riteniamo che il commercio, la ristorazione e i pubblici esercizi siano comparti da tenere sotto controllo con politiche di sostegno altrimenti avremo la desertificazione delle nostre attività che sono fondamentali per la vitalità sociale dei comuni, soprattutto dell’entroterra. È indispensabile», conclude, «promuovere misure che stimolino l’apertura e la sopravvivenza di attività commerciali senza le quali i nostri paesi diventano fantasma, dove mancano il contatto e la mobilità interna quotidiana».
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