Evasione, sequestrati 16 milioni a Martina Gas e Carburanti

6 Agosto 2020

La Guardia di finanza ha recuperato parte delle somme attraverso i sigilli a 25 immobili e terreni,  quote societarie e conti correnti. Indagato Antonio Vanni, legale rappresentante delle due società

PESCARA. Si chiama “Gasol meno Iva” ed è l'operazione condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Pescara, che ha consentito ai militari di appurare una frode fiscale maturata attraverso un giro di fatture false per 82 milioni di euro da parte di alcune società operanti nel commercio dei carburanti.
L’EVASIONE DELL’IVA A finire nel mirino degli investigatori sono state anche le due pescaresi Martina Gas e Martina Carburanti, insieme al legale rappresentante Antonio Vanni, con l'accertamento dell'elusione dell'Iva per 18 milioni di euro.
Il giudice ha disposto il sequestro preventivo di 16 milioni e 700mila euro, distribuiti tra le due società (10 milioni e 105mila euro di liquidità della srl Martina Carburanti e 6 milioni 598mila euro di liquidità per la srl Martina Gas).
I REATI CONTESTATI L'operazione, nata nel 2019 e coordinata dal procuratore aggiunto di Pescara Anna Rita Mantini, vede in totale 56 persone indagate sparse su tutto il territorio nazionale (tre sono abruzzesi mentre gli altri sono di regioni del Nord e Centro Italia), che adesso devono rispondere dei reati di dichiarazione fraudolenta ed emissione di fatture false.
I dettagli sono stati resi noti ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa alla presenza del comandante provinciale delle Fiamme gialle colonnello Vincenzo Grisorio, del tenente colonnello Franco Tuosto e del maresciallo Massimo Matricardi.
PREZZI PIÙ BASSI In base a quanto ricostruito, nel periodo che va dal 2014 al 2018, le due aziende pescaresi che gestiscono una decina di distributori di benzina, sia in città sia in provincia, tra Montesilvano, Cappelle sul Tavo e Moscufo, attraverso l'utilizzo di un totale di 29 società cartiere sparse su tutto il territorio italiano sono riuscite ad acquistare i carburanti a prezzi sistematicamente più bassi, anche di quelli praticati all'ingrosso da altre note compagnie di settore.
LA FALSA LETTERA Le società fittizie, infatti, acquistavano dal grossista attraverso una lettera d'intenti falsa, con la quale dichiaravano di esportare abitualmente il carburante all'estero, in modo da beneficiare dell'esenzione dell'Iva.
Il carburante però non finiva all'estero, bensì alle aziende pescaresi, che in questo modo riuscivano a immetterlo sul mercato a un prezzo decisamente più basso rispetto a quello della concorrenza, fino al 12 percento in meno. In totale, nel corso degli anni oggetto dell'indagine, gli inquirenti stimano che sono state circa 8mila le tonnellate di carburante vendute a prezzi più bassi della concorrenza, proprio in virtù dell'elusione dell'imposta sul valore aggiunto.
IL DANNO AI RIVALI «Accanto al danno all'Erario», ha spiegato il colonnello Grisorio durante l'incontro con la stampa, «c'è quello provocato ai competitors di settore presenti sul territorio, che non riescono a vendere a quei prezzi solo perché non pongono in essere gli stessi illeciti fiscali, pagando regolarmente le tasse».
LE DUE VERIFICHE FISCALI Le indagini sono partite da due verifiche fiscali, le quali hanno dimostrato come i prezzi alla vendita di quei carburanti fossero anomali rispetto a quelli ordinariamente praticati. Per giungere a tale conclusione, gli inquirenti si sono inoltre avvalsi della collaborazione di agenzie specialistiche del settore, che hanno certificato come l'unica spiegazione plausibile fosse l'evasione dell'Iva.
DIECI DISTRIBUTORI Gli oltre dieci distributori controllati dalle due aziende tuttavia potranno continuare a lavorare, ma il tempestivo intervento dei militari ha consentito di giungere all'emissione di un decreto di sequestro preventivo che a oggi ha già consentito il recupero di importanti risorse finanziare pari a 16,7 milioni di euro da destinare all'erario.
In totale si tratta di 25 immobili tra terreni e fabbricati per 6,3 milioni di euro, quote societarie per altri due milioni e dieci conti correnti, dove è stata trovata una disponibilità finanziaria immediata di 3,5 milioni di euro.
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