Ex discarica sul fiume 300 mila euro mai usati
Montesilvano, denuncia del M5S: perse le tracce dei fondi promessi dalla Regione Appello di Anelli a Maragno: rischio frane e incendi, il sindaco non perda tempo
MONTESILVANO. Soldi promessi ma mai utilizzati: 300 mila euro di cui si sono perse le tracce. Il risultato è che l’ex discarica di Villa Carmine resta una minaccia per Montesilvano. Due i rischi legati alla collina dei rifiuti, alta 27 metri come un palazzo di 9 piani e larga come un campo di calcio: il primo è che crolli nel fiume Saline – il segnale è arrivato 4 mesi fa con una frana che ha travolto la strada di accesso – e il secondo è il pericolo di incendi a causa di rovi e sterpaglie cresciuti sui rifiuti. A rilanciare l’allarme sull’ex discarica è il consigliere del M5S Manuel Anelli dopo il rogo che, nella notte tra sabato e domenica scorsa, ha ridotto in cenere e veleni la discarica di Colle Marconi, a Chieti. «A Montesilvano con la nostra discarica in piena campagna cittadina possiamo dire di essere al sicuro?», si chiede Anelli che ricorda le tappe di un finanziamento rimasto sospeso: «Lo scorso anno, la Regione aveva stanziato per la bonifica dell’intera area 300 mila euro. I primi 100 mila sarebbero serviti alle operazioni di caratterizzazione dell’area mentre i restanti 200 mila euro per un progetto di messa in sicurezza e successivo recupero dell’area. A un anno di distanza, cosa è stato fatto per mettere in sicurezza l’area? Dove sono i soldi stanziati per la bonifica?».
L’ex discarica, nata come «sversatoio improvvisato di rifiuti» – così i tecnici nelle riunioni ufficiali – resta nascosta sotto un velo di terra: negli anni del funzionamento, i rifiuti sono stati accumulati senza protezioni sul terreno a picco sul Saline. Finora, la bonifica è un impegno non mantenuto: nel piano triennale delle opere pubbliche 2009-2011, il Comune aveva inserito 7,5 milioni di euro per la bonifica. Soldi mai esistiti, finti come quelli del Monopoli, per lavori mai fatti. L’unica opera eseguita è stata la copertura dell’ex discarica con teli di plastica per evitare infiltrazioni d’acqua piovana e innescare così perdite di percolato. Un lavoro che, sembra incredibile, ma è durato 6 anni: cominciato con l’amministrazione Cordoma è stato concluso con Maragno sindaco. «Siamo qui a scuotere il sindaco Francesco Maragno», dice Anelli, «per impedire un’emergenza simile a quella di Chieti. Il sindaco è la massima autorità sanitaria cittadina e deve prendere provvedimenti: secondo noi deve istallare un’adeguata video-sorveglianza contro rischi di incendio che possono avvenire non solo per cause dolose ma anche per autocombustione. Prevenire è sempre meglio che curare. Chi ha governato, governa e governerà questo Paese deve impegnare le risorse economiche per tutelare la salute dei cittadini. Il benessere dei nostri concittadini dev’essere il primo tassello per una buona amministrazione». (p.l.)
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