Ex Sevel, sindacati scettici: «Bene le parole di Elkann, ma servono investimenti»

7 Luglio 2023

Il presidente del gruppo Stellantis ha detto di voler puntare sui furgoni di Atessa Manzi (Uilm): la qualità dei lavoratori del nostro stabilimento non è esportabile

ATESSA. La centralità dello stabilimento di Atessa nella galassia Stellantis, ribadita dalle parole del presidente John Elkann, non era in discussione. Ma saranno soprattutto le scelte del mercato e il piano di investimenti per la ex Sevel a darne ulteriore conferma nei fatti. Ne sono convinti i sindacati metalmeccanici, che sanno bene come il mercato dei veicoli commerciali oggi sia condiviso con lo stabilimento di Gliwice, in Polonia.
«Con l'avvio della produzione in Polonia, Atessa ha perso il monopolio della produzione del Ducato in Europa», dice Nicola Manzi, segretario della Uilm Chieti-Pescara, «con questa riorganizzazione produttiva Gliwice ha un margine di oltre 100mila furgoni che può produrre all'anno. La ex Sevel, che storicamente aveva quasi raggiunto il record di 300mila furgoni, dovrà condividere con la Polonia le future produzioni, oggi condizionate dal mercato. Dovremo pazientare e tenere gli occhi bene aperti perché sarà il mercato a dettare le regole. Atessa ha dalla sua qualità e professionalità made in Italy, ovvero la capacità di produrre furgoni in tempo reale e su richiesta del cliente, una customizzazione della produzione a cui la Polonia non arriverà mai poiché è frutto di una professionalità trasferita negli anni all'interno dell'officina di lavoratore in lavoratore. Il futuro della ex Sevel si gioca su nuovi investimenti e soprattutto nuove prospettive. Elkann ha mandato un messaggio politico di centralità», evidenzia Manzi, «che riafferma che lo stabilimento di Atessa non è messo in discussione. Certo è che c'è un ridimensionamento in atto, dovuto al fatto che sono due stabilimenti a condividere il mercato europeo e perché i lavoratori stanno uscendo – adesso anche 5 anni prima con lo scivolo pensionistico – e non vengono rimpiazzati. La fiducia del presidente Elkann va bene, ma dovrà arrivare soprattutto dal mercato e dalla capacità dei lavoratori di produrre il Ducato del futuro».
«Non sono sorpreso dalle dichiarazioni di Elkan, il ruolo di Atessa è fondamentale all'interno di Stellantis, come lo fu in Fiat», afferma Domenico Bologna, segretario generale Fim-Cisl Abruzzo, «come sappiamo benissimo che c'è uno stabilimento che fa lo stesso nostro prodotto e che potrà fare al massimo 110mila furgoni. Quindi lo stabilimento abruzzese è fondamentale rispetto a quello polacco. Il prossimo anno alla ex Sevel entreranno altre produzioni, i veicoli Toyota oltre a quelli di Opel, quindi la produzione dovrebbe aumentare. Questo è il quadro che vedo davanti a noi e di fronte a questo dobbiamo vigilare come abbiamo sempre fatto. C'è poi bisogno di aprire un tavolo regionale, oltre a quello nazionale, per la transizione ecologica che ci sarà in questi anni, per capire come accompagneremo il passaggio all'elettrico, non solo per lo stabilimento ma per tutto l'indotto. Questo è il punto fondamentale per i prossimi anni».
«Sono parole a cui devono seguire i fatti e per noi i fatti sono la presentazione di un piano industriale corredato di investimenti», è l'opinione di Alfredo Fegatelli, segretario generale Fiom Abruzzo, «ad oggi abbiamo solo il segnale che si sta lavorando per la Polonia. L'indotto lavora per far realizzare quasi centomila furgoni allo stabilimento in Polonia, noi abbiamo una fabbrica che ne realizza poco più di 200mila, con una perdita, quindi, almeno di 80mila furgoni. Sicuramente quello di Atessa è uno stabilimento importante da valorizzare. In questi anni sono stati fatti record su record grazie ai lavoratori. Sarebbe opportuno che Stellantis, calasse un piano industriale che dica quali sono gli investimenti e qual è il futuro della ex Sevel».