False assunzioni, truffa all’Inps: consulenti del lavoro nei guai

La finanza scopre 17 aziende fittizie e un raggiro da mezzo milione con le indennità di disoccupazione Inflitta l’interdizione di un anno dalla professione al pescarese Mancinelli e al commercialista Savino
PESCARA. Un faccendiere, Gianni Filippo Liani, residente a San Giovanni Teatino, finito agli arresti domiciliari; il commercialista di Francavilla al Mare Paolo Savino, e il consulente del lavoro, il pescarese Nicola Mancinelli, interdetti per un anno dalla professione; un altro consulente, Christian Buccione, sempre di Pescara, per il quale il gip Nicola Colantonio ha escluso la misura cautelare. Sono i quattro principali protagonisti di una mega truffa da circa mezzo milione di euro, commessa ai danni dell'Inps, per ottenere le indennità di disoccupazione, sventata, e comunque ridotta, proprio grazie alle verifiche effettuate dallo stesso Istituto, che con la sua segnalazione alla procura ha poi dato il via all'indagine condotta dalla guardia di finanza sotto la regia del pm Luca Sciarretta.
I numeri di questa operazione denominata "Double Face" (alcuni dei finti lavoratori erano datori di lavoro da una parte e lavoratori fittizi dall'altra), sono importanti per comprendere la complessità dell'indagine che ha poi permesso di evitare che questo fenomeno illecito, che grava sulle tasche dell'Istituto di previdenza e dunque dei cittadini, assumesse proporzioni molto più consistenti. Le fiamme gialle del colonnello Luca Lauro hanno infatti individuato 17 aziende fittizie, attraverso le quale erano state effettuate ben 260 false assunzioni che avevano già permesso a 70 lavoratori fittizi di intascare dall'Inps 231mila euro. Altri 114mila euro, che erano in procinto di essere liquidati, sono stati bloccati grazie all'intervento della magistratura. Ma a questi devono aggiungersi 56 posizioni di lavoratori che avevano già presentato domanda e altri 134 per i quali i protagonisti di questa truffa avevano già predisposto ogni cosa per arrivare a ottenere indebitamente i soldi della disoccupazione.
Tutte le fasi dell'inchiesta sono state sinteticamente rese note ieri nel corso di una conferenza stampa tenuta dai vertici della guardia di finanza, con la presenza del direttore provinciale dell'Inps, Federico Fumo, che ha sottolineato l'importanza del lavoro sinergico svolto con le forze dell'ordine, finalizzato a un sempre maggiore controllo del territorio. Il modus operandi e i ruoli di ciascuno dei quattro principali indagati sono stati invece spiegati dal gip nella sua misura cautelare. «Liani, Savino, Mancinelli e Buccione si accordavano di volta in volta, con i soggetti reclutati per le false assunzioni, stabilendo che gli importi indebitamente versati dall'Inps, dovessero essere divisi al 50 per cento», come si evince anche dalle dichiarazioni dei testi raccolte dalla finanza. Liani, quello dallo spessore delinquenziale, come spiega il giudice ricordando i suoi precedenti penali per spaccio di droga e possesso illegale di armi, era quello che individuava i soggetti compiacenti da destinare alle false assunzioni: ditte e lavoratori. Una volta raccolta tutta la documentazione necessaria, la portava a Savini e Mancinelli i quali, i soli che potevano accedere per la loro professione al sistema informatico, provvedevano a istruire le pratiche burocratiche per registrare le assunzioni fittizie. «I consulenti», scrive il gip, «per rendere credibili le false assunzioni, hanno perfino predisposto e inviato, all'insaputa degli interessati, telematicamente all'Agenzia delle entrate delle fittizie dichiarazioni dei redditi». I titolari delle ditte coinvolte hanno dichiarato di essere stati consigliati e stimolati da Liani ad aprire un'azienda o a utilizzare quella già aperta, ma inattiva. Ed è proprio dalle verifiche dell'Inps, su alcune ditte che assumevano personale, senza avere però alcun contatto con l'Istituto previdenziale, che è partita l'indagine. Individuati i consulenti, l'Inps ha controllato tutte le loro comunicazioni, tornando indietro nel tempo fino al 2014. Importanti si sono rilevate, nel corso dell'indagine, le perquisizioni compiute negli studi dei professionisti.
«Presso lo studio Savini», dice il gip, «veniva rinvenuta numerosa documentazione afferente le ditte fittizie e i lavoratori falsamente assunti». Mancinelli, che si è occupato della gestione di 9 aziende fittizie, spesso operava persino all'insaputa dei titolari delle ditte, procedendo all'assunzione formale di personale dipendente e a spedire la relativa documentazione all'Inps.
Nello studio di Buccione, invece, è stato trovato un foglio intestato "Assunzioni" dove erano elencati 11 nominativi di falsi dipendenti da assumere. Ma l'inchiesta è ancora lontana dalla sua conclusione. L'Inps, dal canto suo, deve avviare tutto l'iter per il recupero delle somme versate, mentre la procura deve passare alla fase successiva: a definire come i quattro si dividevano le somme indebitamente versate dall'Inps, dopo aver liquidato con dei "contentini" lavoratori e ditte fittizie (alcune percepivano 25 euro per ogni lavoratore assunto).
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