Falso incidente, un’altra anziana derubata

30 Giugno 2017

La vittima ha 82 anni. Ma una pensionata si è salvata dai falsi carabinieri grazie alla chiamata del marito: «Sto bene»

MONTESILVANO. Un colpo fallito la mattina a Pescara, zona Colli, e uno messo a segno il pomeriggio a Montesilvano. Probabilmente da autori diversi, ma sempre con lo stesso metodo: il falso incidente di un familiare. Con questa scusa nel primo pomeriggio di mercoledì una sconosciuta ha chiamato a casa di una 82enne di Montesilvano dicendole che la figlia aveva investito una persona con la macchina. E facendosi dare l’indirizzo di casa. Di lì a poco, l’anziana è stata derubata in casa di oggetti in oro e di 500 euro in contanti. Ma in maniera inquietante. Perché alla figlia che l’ha trovata in stato confusionale, la pensionata ha riferito di essersi risvegliata sul suo letto, senza ricordare nulla.
Poteva andare così anche alla 71enne contattata telefonicamente poche ore prima a Pescara, in zona Colli, sempre con la scusa del falso incidente. È la stessa, L.S., a riferire al Centro quanto capitatole. E svelando subito un trucco di cui lei stessa è rimasta vittima: i truffatori, dicendo di chiamare i carabinieri, o un familiare della vittima, usano lo stratagemma di non interrompere la telefonata. E così, qualsiasi chiamata faccia poi l’interlocutore, a rispondere sono sempre loro. Che in questo caso, sono arrivati a spacciarsi per i carabinieri di Montesilvano. Come racconta la 71enne: «Verso le 9,45 squilla il telefono. “Sono il vostro assicuratore, dovrebbe chiamare immediatamente il 112, perché c’è qualcosa. Mi hanno chiamato i carabinieri”. Impaurita, ho messo giù e ho chiamato il 112. Mi ha risposto una voce che diceva che erano i carabinieri di Montesilvano. Ho provato a spiegare, a chiedere se era capitato qualcosa ai miei figli, ma quello ha detto di essere solo il centralinista, e che mi passava l’ufficio. A quel punto», va avanti la donna, «è entrata in campo un’altra voce. “Non è niente, un piccolo incidente a uno dei suoi figli, come si chiamano?” mi ha chiesto. Ho detto i loro nomi e ho chiesto a chi dei due fosse capitato. La voce me ne ha indicato uno, raccontandomi che mentre erano di pattuglia avevano visto degli automobilisti fermi a scrivere. “Ci siamo fermati per sapere se avevano bisogno di qualcosa” è andato avanti, “e controllando la patente abbiamo visto che l’assicurazione di suo figlio era pagata, ma l’assicuratore aveva sbagliato dei numeri. E alla fine suo figlio risultava un pirata della strada”. Addirittura? Ho fatto io, e loro: “Non si preoccupi, l’abbiamo messo in stato di fermo in caserma, con macchina e patente sequestrata. C’è una multa da pagare”. A quel punto», va avanti la donna, «gli ho detto che avrei chiamato l’altro mio figlio, ma quello mi ha risposto che era già in caserma, che l’aveva chiamato il fratello che doveva essere portato in ospedale per i controlli sulla lucidità alla guida. E poi mi ha detto che per non andare avanti con la questione, dovevo andare al tribunale di Montesilvano a pagare 6.500 euro. Mi ha chiesto se li avevo in contanti in casa, se potevo andare a ritirare i soldi in banca, oppure bastavano i gioielli che il tribunale avrebbe trattenuto. A quel punto ho fatto presente che volevo chiamare mio marito, ma per due volte dopo aver fatto il numero mi hanno risposto loro. “Suo marito si trova qui, il cellulare ce l’abbiamo noi perché quando si entra in caserma vanno lasciati tutti gli oggetti”. Ero in confusione totale. Ho ripetuto che non avevo soldi, che non avevo niente. Nel frattempo, per fortuna, mi ha telefonato mio marito sul telefonino, gli ho risposto piangendo, chiedendo che fosse successo a lui e ai figli. Ero morta di spavento, non sapevo più che pensare. Lui mi ha tranquillizzato, e dall’altra parte non si è sentito più niente».
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