Famiglia guarita dal Covid: rione fa festa coi palloncini

9 Maggio 2020

Gli applausi del quartiere dopo la degenza in ospedale, si erano ammalati in sei La mamma ringrazia: «Grande umanità e professionalità di medici e infermieri»

MONTESILVANO. Palloncini, striscioni, applausi e tanta commozione in via Salentina, dove giovedì si è conclusa a lieto fine l’odissea della famiglia Pagliara, sei componenti tutti positivi al coronavirus, di cui due intubati. È stata dimessa anche Marzia Merlin, 50enne di origini venete ma residente a Montesilvano, che è tornata finalmente a casa dopo aver trascorso sei settimane all’ospedale di Pescara.
Un’esperienza, quella che ha visto la donna passare anche 10 giorni in terapia intensiva, condivisa a distanza con il marito Domenico Pagliara, 55 anni, dipendente di un’azienda di frigoriferi industriali, a sua volta finito in rianimazione per 8 giorni a causa del Covid-19. Oggi che tutti i sei familiari sono risultati negativi ai tamponi, e che anche mamma Marzia è tornata a casa, hanno scelto di raccontare quelle settimane da incubo per dare una speranza, ma anche per sensibilizzare i concittadini a essere prudenti. «Per fortuna il peggio è passato, anche se mia moglie dovrà ancora fare un mese di riabilitazione per tornare in forma», evidenzia il montesilvanese, «ma è stato terribile, per cui non sottovalutate i rischi».
Il dramma della famiglia Pagliara comincia il 22 marzo quando, a due settimane dal lockdown, Marzia inizia ad avere la febbre e la tosse, seguita il giorno dopo dal marito. «I primi giorni non ci siamo preoccupati più di tanto, anche se a me sembrava strano che mia moglie stesse male perché in tanti anni che la conosco avrà avuto la febbre solo un paio di volte», racconta. «Quando la situazione è peggiorata abbiamo telefonato alla Asl e chiesto il tampone che è stato fatto a domicilio a tutta la famiglia. Ma non abbiamo fatto in tempo neanche ad attendere il risultato perché la sera mia moglie ha iniziato a non respirare bene ed è stata ricoverata».
Il giorno successivo la stessa sorte è accaduta anche al marito. «Non pensavo di essere così grave, invece poco dopo mi hanno detto che dovevano intubarmi», ricorda. «Ho pensato, va bene, prima lo facciamo e prima passerà. Non ho mai avuto paura di non farcela, ma non potevo sapere che i medici avevano detto a mia figlia di 23 anni di prepararsi al peggio, perché io e mia moglie eravamo molto gravi».
A temere per la propria vita, invece, è stata Marzia, che racconta di aver vissuto in maniera molto traumatica il lungo ricovero, con incubi spaventosi e tanta paura di non farcela. «Ma per fortuna tutto è andato bene», commenta la donna con la voce ancora flebile, «e quello che ci resta è la grande umanità, oltre che la professionalità chiaramente, dimostrata dai medici dell’ospedale, a cominciare dalla dottoressa Antonella Frattari (responsabile del reparto di Rianimazione, ndc), dagli infermieri e dal sindaco Ottavio De Martinis. Ricordo con emozione che un giorno mi hanno fatto incontrare mio marito, portandolo da me in carrozzina, o quando un medico mi ha scritto buona Pasqua su un biglietto».
Un ringraziamento speciale da parte della famiglia Pagliara va poi a un’infermiera di nome Tonia che «ha trascorso ore a strecciarmi i capelli e ha portato da casa sua lo shampoo e il phon per me, pur sapendo di non poterlo più riportare indietro», e a un’altra di nome Daniela che «ha visto che mi sventolavo con un cartoncino e mi ha regalato un ventaglio», e a tutto il condominio di via Salentina, che ha fornito assistenza ai 4 familiari rimasti a casa. «Sono gesti», chiosa la mamma montesilvanese, «che non si dimenticano».
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