Farindola, l’ira del sindaco «Basta macabri souvenir»

Lacchetta: «Occorre rispetto, ma c’è bisogno di rilanciare l’area di Rigopiano» Al via la bonifica del suolo per evitare la contaminazione della falda acquifera
FARINDOLA . A otto mesi dalla valanga che il 18 gennaio scorso ha travolto e distrutto l’Hotel Rigopiano, provocando 29 vittime tra dipendenti e turisti, l’area martoriata dalla forza distruttiva della natura resta intrappolata tra macerie e sofferenze. La fotografia che il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, fa della situazione ha chiaramente una doppia chiave di lettura: da un lato c’è il rispetto che si deve al luogo dove hanno perso la vita 29 persone, dall’altro c’è la necessità di rilanciare una zona che ha bisogno di turismo e visite. Nel mezzo, lungaggini burocratiche, un’inchiesta ancora tutta da portare avanti e, purtroppo, un fenomeno oramai diventato consuetudine quando accadono tragedie come Rigopiano, con gente che oltrepassa le recinzioni della zona sotto sequestro a caccia di selfie, o addirittura di macabri souvenir a due passi dalle macerie. Fino quando la custodia della zona è stata affidata al tecnico del Comune di Farindola, Enrico Colangeli, cioè fino al 15 giugno scorso, sono state segnalate alle autorità competenti 6-7 persone. «Ho chiesto alla Regione Abruzzo e all’Ente Parco l’autorizzazione alla rimozione di tutto il legnatico delle due valanghe di Rigopiano per destinarlo all’uso civico, oltre ad aver chiesto al Procuratore il nulla osta per la rimozione di tutto il legname proveniente dagli alberi abbattuti dalla valanga, e ad alto rischio d’incendio all’interno dell’area sottoposta a sequestro, dopo aver lanciato lo stato di pre-allerta già il 22 giugno scorso», spiega Lacchetta. «Nel frattempo, dopo numerose istanze agli organi competenti, ha preso avvio la procedura per la bonifica del suolo su cui sorgono le macerie, su cui incombe il rischio d’inquinamento della falda acquifera sottostante, cagionato da sostanze come oli minerali, cloro, perossido d’idrogeno e gas refrigeranti. Lo scorso 9 agosto, proprio a Rigopiano, si è svolto un sopralluogo al quale ho preso parte insieme a esponenti della Protezione Civile regionale, della Regione Abruzzo e Carabinieri, al fine di predisporre un programma per la bonifica del sito, pericoloso sia a cagione dell’abbondante presenza di legname, sia a causa delle sostanze inquinanti», continua il sindaco di Farindola. La comunità locale di certo è ancora scossa per quanto accaduto a Rigopiano e fatica a ripartire. «A distanza di 8 mesi dalla tragedia, la comunità farindolese vive ancora profondamente scossa nel dolore, nonostante si cerchi di tornare a una normalità che non potrà mai essere quella di prima. La necessità di andare avanti incontra il dovere di ricordare la tragedia, nel rispetto delle vittime, dei loro familiari e di quei luoghi ancora sofferenti. Ho vietato l’utilizzo di tutte le aree nei pressi del resort, tradizionalmente appuntamento fisso dell’estate dei vestini, per rispetto di quel posto ed evitare che la curiosità, spesso travestita da maleducazione, possa facilitare comportamenti irrispettosi. Continuiamo a far vivere la nostra montagna, rispettando Rigopiano e le sue vittime: basta una preghiera per essere vicini a tutti quanti soffrono ancora per questa tragedia», conclude Lacchetta.
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