Farmacia comunale in rosso Perdite per 573mila euro

17 Marzo 2015

Sede decentrata dai flussi della clientela, distretto sanitario in alto mare ma soprattutto cinque assunzioni che non si giustificano con il giro d’affari

MONTESILVANO. La gestione della farmacia comunale di Montesilvano va affidata a un privato oppure no? È la domanda che più di ogni altra, in queste settimane, anima le discussioni dentro e fuori palazzo di città. Da un lato, infatti, c'è la giunta Maragno che ha già dato il proprio assenso a concedere la gestione a favore di imprenditori o società, individuati mediante una procedura di evidenza pubblica, che dovranno corrispondere all'ente un canone periodico per la durata della concessione, un canone annuale legato al fatturato della farmacia stessa, e infine, un contributo una tantum per l'Azienda speciale per la fase di avviamento della farmacia.

Dall’altro lato, invece, c’è un’opposizione ben ferma sul proprio “no” alla privatizzazione, sia pure temporanea, del servizio e che propone di trasferire la farmacia comunale in un luogo più propizio, come nelle vicinanze o all’interno del costruendo distretto sanitario di via Di Vittorio. All’origine delle continue passività della farmacia, infatti, una serie di scelte decisamente poco strategiche da parte delle amministrazioni che si sono succedute dal 2005, anno di apertura della farmacia, fino a oggi. Collocata in viale Aldo Moro, su uno stradone non adatto al passeggio, in una zona poco frequentata soprattutto d’inverno e assolutamente priva di studi medici nelle vicinanze, la farmacia comunale difficilmente riesce ad attrarre flussi di clienti come accade alle altre 10 concorrenti private, che a breve diventeranno 15. A incidere negativamente sulla gestione dell’Azienda Speciale, anche un affitto di 2.600 euro mensili, i continui ritardi nell’apertura del nuovo distretto sanitario che, finora, hanno reso poco percorribile la strada del trasferimento, così come la decisione, presa al momento dell’apertura, di assumere 5 persone di cui un direttore, due farmacisti, un contabile e un magazziniere, questi ultimi impossibilitati a vendere medicinali. Uscite fisse troppo alte, dunque, a fronte di incassi bassi e mai certi, ai quali l’amministrazione vuol far fronte affidando la gestione a un privato.

Ma a quanto ammontano i costi della farmacia e quali i dati delle passività? Stando ai dati contenuti nei bilanci dell’Azienda speciale e, in particolare per l’anno 2013, le spese fisse hanno raggiunto quota 255mila 744 euro, di cui: 204mila 123 euro per il personale; 18mila 146 per i servizi; 33mila 475 euro per affitto, condominio, licenze software.

Ammontano, invece, a oltre 573 mila euro le perdite totali generate dalla farmacia nel periodo 2005-2013, e in particolare: 27 mila nel 2005, 30 mila nel 2006, 77 mila nel 2007, 129 mila nel 2008, 44mila nel 2009, 100mila nel 2010, 38 mila nel 2011, 78 mila nel 2012, 50 mila nel 2013.

Si tratta di passività che incidono pesantemente sul bilancio dell’Azienda speciale, che ha accumulato perdite per circa 860 mila euro nel periodo 2005-2008 e utili per 150 mila euro nel periodo 2009-2013.

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