Fascicoli spariti, in cella Lady Coumadin

Arrestata la 47enne accusata di avere bruciato 2 faldoni processuali: incastrata dalla confessione del figlio che l’aveva aiutata
PESCARA. Finisce dietro le sbarre del carcere di Teramo per aver rubato e distrutto due fascicoli processuali. Daniela Lo Russo, 47 anni, di origine pugliese, è già nota alle cronache anche con il nome di Lady Coumadin per la condanna ricevuta a 13 anni e 8 mesi di reclusione: ha tentato di uccidere il suo secondo marito mediante somministrazione periodica di massicce dosi di Coumadin, un anticoagulante che avrebbe indotto nell’uomo una emorragia, causandone un’apparente morte naturale: un delitto perfetto. È stata arrestata ieri dai carabinieri del comandante Eduardo Gambardella, a seguito di una misura cautelare emessa dal gip dell’Aquila, Stefano Iannaccone, su richiesta del sostituto della Dda, Stefano Gallo, che ha concluso a tempo di record questa indagine in soli 8 giorni.
Arresto legato ad un gravissimo episodio avvenuto negli uffici della Corte d’Appello dell’Aquila il 14 giugno scorso quando la donna, con la complicità del figlio, Michele Gruosso, ha sottratto due faldoni che riguardavano il suo processo che dovrà tenersi in appello, relativo appunto al tentato omicidio del marito. Un’operazione assolutamente ardita che nessuno avrebbe mai pensato di realizzare: tutti, tranne Lady Coumadin, una sorta di genio del male. Insomma, la donna decide di eliminare qualche faldone del suo processo, sperando di far saltare tutto e di scamparsela, addirittura andando a violare la massima istituzione della giustizia: il tribunale. Pianifica l’operazione insieme al figlio sul quale, «ha un ascendente tanto forte da indurlo, in un primo momento», come scrive il gip nella misura cautelare, «ad accollarsi tutta la responsabilità dei fatti».
Ma andiamo con ordine. Lo Russo fa due accessi alla Corte d’Appello che custodiva i suoi faldoni: il primo doveva servire per pianificare l’operazione vera e propria. Per conoscere la dislocazione dei locali, come i faldoni venivano consegnati per la visione agli interessati, chi e come controllavano il tutto. Poi, il 14 giugno scorso, mette in atto il suo piano scellerato, studiato nei particolari nonostante sapesse che vi erano delle telecamere e che soltanto lei avrebbe potuto sottrarre quei faldoni. Entra di buon mattino alla Corte d’Appello, chiede di visionare gli atti che la riguardano e passata un’oretta esce rientrando poco dopo con un vassoio di pasticcini da offrire agli impiegati. Chi avrebbe mai potuto sospettare quello che la donna aveva in mente? Quando rientra la seconda volta, però, è seguita dal figlio che ha con sé uno zaino e gli indica soltanto a distanza i fascicoli da prendere, distraendo forse con i pasticcini gli impiegati. Finita la sceneggiata escono tutti e due: prima lei, seguita da figlio. Poco dopo scatta l’allarme quando il cancelliere non trova più i due faldoni cercati dappertutto: dalle telecamere si scopre che dallo zaino dell’uomo che seguiva la Lo Russo, uscivano dei lacci simili a quelli dei faldoni. Passano circa due ore e la procura della Dda emette un provvedimento di perquisizione per la donna e il figlio che vive con lei a Pescara. Quando i militari arrivano a casa, Michele Gruosso confessa di essere stato lui ad ordire tutto: ad aver rubato i fascicoli, ad aver acquistato la benzina ed essersi fermato nei pressi di Capestrano per bruciare le carte processuali. Ma qualcosa non va in quel racconto e gli investigatori lo capiscono subito. E così l’uomo crolla e dice tutta la verità sulla madre. Procura e gip contestano ai due i reati di furto e soppressione, distruzione e occultamento di atti veri, ma l’arresto scatta soltanto per Lo Russo in quanto il figlio confessa e permette ai carabinieri di ritrovare i faldoni quasi completamente bruciati, con dentro atti originali e irripetibili. Non solo, ma il figlio permette anche di far ritrovare i cd che confessa di aver rotto e gettato in un cassonetto a Montesilvano, dove vengono puntualmente ritrovati.
Il gip disegna la personalità di questa donna soffermandosi sull’assoluto «disprezzo che mostra per le istituzioni deputate all’esercizio della funzione giurisdizionale», che non si ferma davanti a nulla e che dopo aver sottratto i due faldoni, con evidente intento di scherno lascia sulla scrivania del cancelliere un biglietto con su scritto “Grazie arrivederci”».
Non dimentichiamo che della Lo Russo si sta occupando anche la procura di Campobasso per i falsi pacchi bomba confezionati e depositati il giorno del suo processo a Pescara davanti a tribunale, Asl, Camera di commercio, caserma dei carabinieri e persino davanti al portone del pm Rosangela Di Stefano che sosteneva l’accusa al suo processo: tutti avevano allegato un biglietto con minacce nei confronti del magistrato. E ultimamente ha subito un sequestro di un’intera palazzina che avrebbe sottratto con inganno ad un noto costruttore pescarese, pagandolo con un falso bonifico da 520mila euro. Ma da ieri le porte del carcere si sono aperte per Lady Coumadin.
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