Feniello prima vivo e poi morto, interrogata la famiglia che accusa il prefetto

PESCARA. Due ore e mezza per ricostruire quel maledetto 18 gennaio, gli ultimi contatti con il figlio Stefano e poi le ore seguenti, quando il papà si precipitò a Rigopiano, appena saputo della...
PESCARA. Due ore e mezza per ricostruire quel maledetto 18 gennaio, gli ultimi contatti con il figlio Stefano e poi le ore seguenti, quando il papà si precipitò a Rigopiano, appena saputo della valanga, e non riuscì ad arrivarci se non all’alba del giorno dopo, per la strada bloccata anche ai soccorsi. Due ore e mezza per raccontare, anche, i giorni ancora dopo la valanga, quando ai familiari fu comunicato all’ospedale di Pescara il nome del figlio tra i sopravvissuti, salvo scoprire poi che non era così.
È stato su questo che Alessio Feniello, con la moglie Maria, sono stati ascoltati ieri pomeriggio come persone informate sui fatti dai carabinieri forestali su mandato del pm Andrea Papalia (nella foto). Sulla base, anche, dell’esposto presentato dal loro legale, l’avvocato Camillo Graziano. Un esposto sull’errata comunicazione del nome di Stefano Feniello, dato pubblicamente e con certezza tra i sopravvissuti prima di correggere il tiro e farne sparire il nome dall’elenco, diffuso in entrambi i casi dal prefetto Francesco Provolo per il tramite di una funzionaria della protezione civile un paio d’ore dopo. È per questo che nell’esposto i Feniello denunciano l’operato del prefetto, ma anche della sottosegretaria alla Giustizia Federica Chiavaroli la quale, secondo quanto ricostruito dal loro legale, la mattina successiva al giallo del nome avrebbe tranquillizzato la mamma del ragazzo, dicendole che il figlio era nutrito e tenuto al caldo.
Un pomeriggio di ulteriore dolore, ieri, per i genitori di Stefano che quel 18 gennaio, come ribadito ieri, chiama alle 13 il padre dicendogli che avevano preparato le macchine e aspettavano di partire, tanto che il padre si raccomanda di scendere piano. Ma alle 15 è ancora Stefano a telefonare, questa volta alla madre, dicendole che sarebbero dovuti rimanere probabilmente un’altra notte là, perché lo spazzaneve non sarebbe arrivato. (s.d.l.)
È stato su questo che Alessio Feniello, con la moglie Maria, sono stati ascoltati ieri pomeriggio come persone informate sui fatti dai carabinieri forestali su mandato del pm Andrea Papalia (nella foto). Sulla base, anche, dell’esposto presentato dal loro legale, l’avvocato Camillo Graziano. Un esposto sull’errata comunicazione del nome di Stefano Feniello, dato pubblicamente e con certezza tra i sopravvissuti prima di correggere il tiro e farne sparire il nome dall’elenco, diffuso in entrambi i casi dal prefetto Francesco Provolo per il tramite di una funzionaria della protezione civile un paio d’ore dopo. È per questo che nell’esposto i Feniello denunciano l’operato del prefetto, ma anche della sottosegretaria alla Giustizia Federica Chiavaroli la quale, secondo quanto ricostruito dal loro legale, la mattina successiva al giallo del nome avrebbe tranquillizzato la mamma del ragazzo, dicendole che il figlio era nutrito e tenuto al caldo.
Un pomeriggio di ulteriore dolore, ieri, per i genitori di Stefano che quel 18 gennaio, come ribadito ieri, chiama alle 13 il padre dicendogli che avevano preparato le macchine e aspettavano di partire, tanto che il padre si raccomanda di scendere piano. Ma alle 15 è ancora Stefano a telefonare, questa volta alla madre, dicendole che sarebbero dovuti rimanere probabilmente un’altra notte là, perché lo spazzaneve non sarebbe arrivato. (s.d.l.)

