Ferro di cavallo, la fine è arrivata: al suo posto 2 palazzi e una piazza

Consegnati ieri i lavori: 120 giorni per abbattere l’edificio. Poi 56 nuovi alloggi e servizi al piano terra Marsilio: «Giornata storica». Il sindaco Masci: «È il momento della gioia». Sospiri: dedicato a Candeloro
PESCARA. Escono gli ultimi occupanti abusivi, una decina di balordi che la polizia municipale ha trovato a dormire nel Ferro di Cavallo di via Tavo. Entrano gli operai della ditta Gentile Ambiente Spa di Casoria (Napoli), rappresentata da Giovanni Gentile e fondata dal padre Francesco, incaricata di abbattere i palazzoni gialli divorati dal degrado. Sono le immagini di una mattinata piovosa, quella di ieri, che ha segnato un cambiamento storico per Villa del fuoco. È cominciato l’allestimento del cantiere per la demolizione del Ferro di cavallo: nei prossimi giorni sarà avviato lo svuotamento e in 120 giorni l’edificio popolare sparirà grazie a un escavatore con braccio lungo 30 metri dotato di una pinza che “morderà” il cemento, dall’alto fino a terra.
I NUOVI EDIFICI Al posto di quei 120 appartamenti, svuotati per dare un’altra casa a 78 famiglie regolari, saranno costruiti due edifici all’insegna delle nuove tecnologie, dell’efficientamento energetico e della sicurezza dal punto di vista sismico: 56 alloggi in tutto (l’altezza varia tra 2 e 5 piani, crescendo al centro) con i locali a piano terra destinati a funzione sociale, cioè una serie di servizi, da definire. «È in fase di approvazione il progetto definitivo, poi l’Ater passerà all’esecutivo e tra giugno e luglio alla gara per la ricostruzione (il finanziamento è di 6,5 milioni). Tra i due edifici ci sarà una piazza (da finanziare)», hanno annunciato il presidente dell’Ater Mario Lattanzio e il direttore Gianni D’Addazio dopo la firma del contratto che ha dato il via al cantiere per la demolizione.
«UNA GIORNATA STORICA» Un giorno di festa per Regione, Comune e Ater che hanno lavorato a questa trasformazione con la supervisione dell’Università e la consulenza di Miki Lepore (il progetto è della SiiA - Studiodercole). Ieri c’erano tutti, nell’area del Ferro di cavallo, per vivere questa «giornata storica», come l’ha definita il presidente della Regione Marco Marsilio. «Si sono finalmente create le condizioni per abbattere quello che è stato per decenni un fortino del malaffare e della delinquenza». L’Ater è andata avanti, «nonostante minacce e intimidazioni e senza scendere a patti con i delinquenti», che sono stati resi «più vulnerabili e più facilmente individuabili dopo gli sgomberi dei mesi scorsi e sono stati arrestati nei giorni scorsi» dai carabinieri. La costruzione dei nuovi edifici «si inserirà nel più ampio progetto di rinascita di un quartiere che ha già visto l’abbattimento delle tre palazzine di Lago di Borgiano» a rischio crollo. «Lì è prevista una piazza che garantirà bellezza» a un luogo fino a poco fa caratterizzato «dal grigio dei palazzoni».
PIAZZA CANDELORO «Abbiamo mantenuto le promesse», ha commentato il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri ricordando che «quando lo abbiamo annunciato ci prendevano per folli. È un’operazione che si attendeva da 25 anni, quando l’assessore Lucio Candeloro ebbe la lungimiranza di progettare l’intervento». E proprio a Candeloro, scomparso nel 2016, se ci sarà l’ok del Comune, «intitoleremo la piazza». «In questa zona degradata nessuno si avvicinava perché era in mano alla criminalità e due anni fa, quando siamo venuti qui, dalle finestre ci dicevano di tutto», ha commentato il sindaco Carlo Masci, presente con assessori, consiglieri e con il vice presidente del Consiglio comunale Berardino Fiorilli. «Ora siamo entrati nel quartiere, abbiamo realizzato due tratti di strada pendolo, demolito i fabbricati di via Lago di Borgiano per fare spazio a una piazza, abbiamo liberato l’immobile del Ferro di cavallo da 30 famiglie che delinquevano e ora partono i lavori. È il momento della gioia perché quando si muove la legalità lo fa con risultati inimmaginabili». «È stato tutto difficile» per l’assessore Isabella Del Trecco che ha ricordato tutte le fasi, «dal censimento agli sfratti. Sembrava un sogno, ma è realtà». «È il primo vero esperimento in città di rigenerazione di un territorio periferico complicato che merita di essere ricompreso in un modello di centralità urbana», hanno detto da Fdi Guerino Testa, Mario Quaglieri, Massimo Verrecchia, e Leonardo D’Addazio. «Dove altri hanno fallito noi siamo stati decisivi e portiamo ordine nel caos»: queste le parole di Vincenzo D’Incecco, capogruppo Lega in Consiglio regionale. «È una cosa buona», per un anziano residente che vedeva «gentaccia, drogati, ragazzi che si prostituivano con gli spacciatori. Le famiglie buone che sono venute qui si sono rovinate».

