Festa Forze armate, il saluto del prefetto «Grazie pescaresi»

Giancarlo Di Vincenzo a breve prenderà servizio all’Aquila Il messaggio di Masci: «Riflettiamo su libertà e democrazia»
PESCARA. Ultima uscita pubblica ieri, in occasione della cerimonia per la festa delle Forze armate in piazza Garibaldi, per il prefetto Giancarlo Di Vincenzo che, a breve, prenderà servizio all’Aquila.
«È il giorno per dire grazie a tutti i pescaresi, al sindaco di Pescara e tutte le autorità, ai cittadini e alle cittadine della città e di tutta la provincia», ha detto Di Vincenzo, «sono stati tre anni impegnativi, vissuti intensamente in cui abbiamo cercato di fare il nostro meglio. Oggi va il mio saluto e il mio grazie ai pescaresi e a una città splendida dove ho trovato grande collaborazione sia da parte delle istituzioni sia da parte di tutti i cittadini. Ringrazio il ministro e il governo per la fiducia che mi è stata data affidandomi un capoluogo di regione come L’Aquila, dove cercherò di dare il massimo e mettermi a disposizione del territorio, dei cittadini e della città dell’Aquila». A Pescara arriverà Flavio Ferdani da Macerata.
Il prefetto ha passato in rassegna il picchetto delle forze dell’ordine, stavolta con un’emozione in più. Poi la deposizione di una classica corona d’alloro ai piedi del monumento ai Caduti.
Dal palchetto, intervento tra storia e geopolitica per il sindaco Carlo Masci: «La Grande guerra, che doveva essere l’ultima, divenne la prima perché a essa venti anni dopo seguì la Seconda guerra mondiale con 60 milioni di morti. Di quell’assetto», ha detto Masci, «non è rimasto nulla dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, per via pacifica come la dissoluzione della Cecoslovacchia o con la tragedia bellica dell’ex Jugoslavia. Anche la questione ucraina, che stiamo vivendo da mesi col suo strascico di sangue e di orrori, è in qualche modo figlia dei rivolgimenti e delle questioni irrisolte della guerra del ’14-18 e dei torbidi che ne seguirono nell’ex impero russo e in quello ex sovietico al momento della disgregazione. Anche la questione israelo-palestinese che sta nuovamente insanguinando il nostro presente, una ferita perennemente aperta, arriva in qualche modo da lì. L’Italia non uscì né migliore né peggiore dalla vittoria: uscì diversa». Poi la conclusione con un invito a riflettere sui valori che si danno ormai per scontati: «Nel celebrare l’anniversario della vittoria e la festa delle forze armate, riflettiamo su quanto sia stato duro e accidentato il percorso storico che ci ha portati alla conquista della libertà e della democrazia».
Tra i presenti, i vertici delle forze dell’ordine, il questore Luigi Liguori, il direttore marittimo Fabrizio Giovannone, il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Riccardo Barbera, il comandante provinciale della guardia di finanza, il colonnello Antonio Caputo, il comandante provinciale dei vigili del fuoco Luca Verna. In prima linea, insieme ai rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’armi e ai volontari della Croce, l’arcivescovo Tommaso Valentinetti, il presidente della Provincia e sindaco di Montesilvano Ottavio De Martinis, i deputati Guerino Testa e Nazario Pagano, il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, l’assessore regionale Nicoletta Verì, il presidente del consiglio comunale Marcello Antonelli, il sindaco di Manoppello Giorgio De Luca.

