Fidanzati picchiati, capobranco condannato

5 Luglio 2019

Rapina e lesioni: 4 anni e 4 mesi a Filippo D’Aulisa che aggredì insieme agli amici una coppia di ragazzi in via Carducci

PESCARA. Filippo D'Aulisa, il 18enne considerato dall'accusa il capo branco che la notte del 21 ottobre del 2018 aggredì una coppia di fidanzatini minorenni in pieno centro a Pescara, è stato condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione dal tribunale collegiale di Pescara. Era l'unico dei quattro indagati (uno era minorenne e finì al tribunale dei minori aquilano) che scelse la via del rito ordinario finendo sotto processo per rapina (per la borsa della parte offesa presa dopo l'aggressione) e lesioni personali.
Il collegio ha anche condannato l'imputato al pagamento dei danni alle due parti offese costituite (difese dagli avvocati Marco La Cioppa e Francesco Odoardi) per un totale di 10 mila euro, oltre all'interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. «La lettera di scuse letta in aula e rivolta alle due parti offese con la quale rappresentava il suo pentimento», ha detto il pm Anna Benigni aprendo la sua requisitoria «e la parziale ammissione fatta durante il suo esame, sono due punti fermi di questa vicenda». D'Aulisa scrisse testualmente: «Io voglio chiedervi scusa perché mi dispiace di aver scaricato la mia rabbia su di voi. Ho fatto una cosa davvero brutta. Io non ho mai menato ad una femmina e invece quella sera l'ho fatto». Una confessione in piena regola che comunque ha avuto il suo peso visto che l'accusa gli ha riconosciuto le attenuanti generiche: «Voglio solo chiarire» ha detto il pm prima di formulare la richiesta di condanna a 4 anni e mezzo «la posizione delle attenuanti generiche: solo per recuperare una scelta processuale che un ragazzo così giovane poteva evitare».
La questione prettamente tecnica dell'accusa si è incentrata invece sul reato di rapina visto che nel quadro della strategia difensiva i coimputati sentiti in aula hanno cercato di scaricare tutto sul minorenne. «Tutti», ha detto l'accusa «hanno comunque partecipato alla rapina. Quello che conta è il contesto violento, non importa se la rapina sia stata successiva alla violenta aggressione. Il profitto della rapina era soltanto uno: dare una lezione a chi si era opposto ad una iniziativa del gruppo», relativa alla richiesta di una sigaretta. Per le parti civili, i due ragazzini sono stati «vittima di un vero e proprio atto di bullismo che trova conferma proprio nella lettera di pentimento dell'imputato». Il difensore di D'Aulisa, l'avvocatessa Federica Liberatore, ha invece sostenuto che non c'era la volontà di compiere una rapina, chiedendo il minimo della pena per le lesioni personali. Del gruppo facevano parte anche una ragazza, Megan Giannini, che ha già definito la sua posizione davanti al gup con un patteggiamento per tutti i reati a 2 anni, 2 mesi e 26 giorni di reclusione. L'altro ragazzo del gruppo, Francesco Tiberi dovrà invece essere ancora giudicato dal gup, dopo che il primo giudice aveva rigettato l'abbreviato chiesto dall'avvocato Roberto Milia, condizionato alla derubricazione del reato di rapina in furto con la successiva messa alla prova.
L'aggressione di quella sera fu inspiegabilmente violenta. Si verificò intorno all'una e trenta lungo il porticato di via Carducci. Dalle immagini acquisite dalla polizia, riprese dalla telecamera del negozio "Pescara store", si vede la donna del gruppo intenta a picchiare la ragazzina e gli altri a prendere a calci e pugni il fidanzatino che aveva preso le sue difese. Tutto nacque da un'offesa che D'Aulisa rivolse alla ragazza che era seduta su di una panchina con il fidanzatino. «Fai schifo, sei una tr...», e la ragazza risponde: «Se ti do fastidio non mi guardare».
È a quel punto che il capo del branco mette in rilievo il suo ruolo: «Io mi chiamo Filippo D'Aulisa, non mi puoi fare nulla», e poi le tira uno schiaffone al volto. La furia del gruppo si scatena quando il fidanzatino interviene a sua difesa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA