Filetto, il paese è isolato telefoni muti da due anni

14 Novembre 2024

Oltre 400 famiglie senza la linea fissa: disagi per Comune, Poste e farmacia

FILETTO. Al quarto tentativo consecutivo a vuoto, Rosalba Caramanico, responsabile dell’ufficio affari generali, anagrafe e stato civile del Comune, mette giù la cornetta, sbuffa e accompagna questa ennesima seccatura della mattinata, nell’ennesima settimana dell’ennesimo mese con un «Niente da fare, anche oggi è nera». Sono le ore 10 nel municipio di Filetto e la giornata per la dipendente comunale è ancora lunga. Ma anche per Caterina Ciarelli, responsabile dell’area economico-finanziaria, è la stessa cosa: prova a telefonare ma l’apparecchio è morto e sepolto. Sì, è proprio vero che il buongiorno si vede dal mattino. Per cui anche oggi sarà un disastro nelle comunicazioni telefoniche in municipio. Ma è così in tutto il paese, dove il telefono fisso è diventato - ci perdoni dall’aldilà il regista messicano-spagnolo Luis Buñuel se anteponiamo il sostantivo all’aggettivo al titolo di un suo film del 1977 - Quell’oggetto oscuro del desiderio. In questa comunità di 850 residenti nella fascia pedemontana della Maiella orientale, sei contrade, 13 chilometri quadrati di superficie, 403 metri di altitudine, zona sismica media, 522 abitazioni, il telefono da strumento che crea legami di relazione e interdipendenza, è diventato, con l’assenza della linea, un elemento di grave disagio civile e sociale e, quindi, oggi un oggetto tanto ricercato se messo nelle condizioni di funzionare. Insomma, una involuzione che fa a pugni con uno degli ultimi motti della campagna pubblicitaria di Tim: “La forza delle connessioni”.
«Ma quali connessioni», sbotta Tonino Capuzzi, 82 anni, ex operaio metalmeccanico prima a Ortona e poi in Val di Sangro, «qui siamo tornati alla preistoria. Guardi la mia ultima bolletta: entro ieri dovevo pagare 42,45 euro senza avere mai chiamato. E ovviamente senza avere mai ricevuto telefonate. Ma le pare possibile una cosa del genere nel 2024? A Filetto ci sono oltre 400 famiglie senza la linea. Il Comune non ha linea, le Poste niente, la farmacia nemmeno: e questi sono servizi pubblici, eh! Siamo alla deriva. Se c’è un’emergenza che facciamo? Mai in passato è successa una cosa del genere. Io pago sempre le bollette, sia chiaro, per non trovarmi un domani in difetto, ma che cosa ottengo in cambio? Magari una volta che torna la linea, succede che mentre parlo cade e amen, e mi tocca pure pregare per un momento più propizio. Dopo la Sip, qui è stato sempre un casino e non si vede più un tecnico in giro per le riparazioni».
A Capuzzi fa eco Luigi Libertini, il farmacista: «I primi problemi li abbiamo avuti subito dopo la nevicata del 2022», spiega, «era andata via la luce e alcuni cavi del telefono si erano rotti. Prima si chiamava la Telecom e nel giro di una settimana il problema veniva risolto. Ma da quel momento è finito tutto. L’anno scorso per tre settimane sono stato senza telefono, poi la linea andava e veniva: me ne accorgevo quando non passava il Pos. C’erano giorni in cui ricevevo 30 telefonate e in altri nessuna: allora mi sono insospettito. Ma da febbraio-marzo scorso il telefono è muto. Ho fatto diverse segnalazioni alla Telecom fino a che non mi hanno risposto sostenendo che qui ci sono ancora i cavi di rame e queste linee prima o poi verranno dismesse e bisognerà trovare una nuova tecnologia alla quale passare. Nel frattempo ho dovuto iniziare a mettere le cose della mia attività su internet, come il Pos, e adesso non mi rendo conto nemmeno più se la linea c’è o no, ma da quello che sento in paese il problema è rimasto. Qui la popolazione prevalente è fatta di anziani e non tutti sanno smanettare con il telefonino. Molti hanno ovviato alla cosa togliendo il telefono fisso per tagliare una spesa inutile, ma è chiaro che bisogna uscire presto da questo disservizio». Una coppia di anziani si inserisce nella conversazione e annuncia che sì, basta con le bollette per non avere in cambio nulla: «Mica siamo scemi? Che paghiamo per niente in cambio!». Un altro residente che ha smesso il contratto con la Telecom è Luciano Pompeo, del Bar dello Sport: «Mi sembrava del tutto inutile continuare a pagare una bolletta senza poter alzare nemmeno la cornetta», commenta.
Sbotta anche Nicola Tosti, assessore comunale: «È da oltre un anno che abbiamo questo problema con Tim, una società assolutamente assente, nonostante le Pec inviate dal Comune anche alla prefettura. Qualche volta c’è stato un accenno di miglioramento ma è durato soltanto 24 ore. Il municipio è isolato. La nostra è una comunità fatta principalmente di anziani, i giovani si adeguano con i telefonini e la fibra funziona ma il problema resta e siamo a zero. La linea Telecom», sottolinea Tosti, «ha pali abbattuti, finiti a terra, e mai c’è stata la riparazione. Quei cavi sono rotti anche per la mancata manutenzione. C’è gente che ha segnalato di avere pali caduti sui loro terreni e che non possono lavorare più il loro fondo perché hanno paura a intervenire. Evidentemente a Tim non interessa. Non riceviamo più risposte da nessuno. E se abbiamo delle emergenze come le gestiamo? Pensi che i dipendenti comunali spesso devono chiamare dai loro telefonini per conto del Comune. E in tanti poi ci dicono pure che non rispondiamo. Se serve parlare con noi, chiamano i carabinieri di Guardiagrele, che hanno giurisdizione sul nostro territorio, e questi, a loro volta, si rivolgono al sindaco Rocco Di Nanno. Sollecitiamo quindi il nuovo prefetto a fare qualcosa. Questa situazione non è più sostenibile».
«Ho preso atto delle problematiche», annota Giuseppe La Rana, presidente del Corecom Abruzzo, il Comitato regionale per le comunicazioni, istituito con legge regionale n°45 del 24 agosto 2001, che ha funzioni di governo, garanzia e controllo sul sistema delle comunicazioni in ambito regionale, «e ho dato mandato ai miei uffici di verificare l’entità del problema al fine di predisporre tutti gli atti consequenziali per sollecitare l’immediato ripristino della linea telefonica».