Filovia, ora la parola torna al Tar Attesa per la sentenza sui lavori

4 Ottobre 2022

Il Comitato cittadino che ha presentato il ricorso chiede ai giudici di bloccare il via libera all’intervento Angiolelli: abbiamo presentato delle memorie e siamo ottimisti. Pronti ad andare al Consiglio di Stato

PESCARA. Il comitato Strada parco bene comune ci spera. Il 14 ottobre è fissata l’udienza davanti al Tar sul ricorso relativo al passaggio dei filobus. Il Tribunale amministrativo si pronuncerà nel merito dopo che a settembre dell’anno scorso aveva affrontato una prima volta la questione sospendendo il provvedimento con cui il ministero Infrastrutture e Mobilità sostenibile aveva dato via il libera al passaggio del filobus sulla strada parco. Poi, però, a dicembre 2021, il Consiglio di Stato ha accolto l’appello presentato da Regione Abruzzo, Tua e dai Comuni di Pescara e Montesilvano contro il pronunciamento del Tar e aveva consentito la ripresa del cantiere, tuttora in corso.
In vista della sentenza, «che potrebbe essere immediata ma potrebbe anche richiedere del tempo», Ivano Angiolelli, alla guida del comitato di cittadini contrario alla filovia, si dice «ottimista. Ma devo essere anche cauto», aggiunge, perché «la decisione non compete a me».
Entra nel dettaglio delle sue riflessioni su ciò che può accadere. «Il Tar ha accolto la nostra richiesta di sospensiva perché ha ritenuto che i lavori sarebbero stati dannosi, nel senso che non migliorano le condizioni della strada dal punto di vista dei rischi, ma poi c’è stata la riforma della sospensiva sulla base di dichiarazioni che non rispondono al vero, per noi». E cioè, chi si è rivolto al Consiglio di Stato, sostiene sempre Angiolelli fornendo il suo punto di vista, «ha assicurato cioè che gli alberi non sarebbero stati toccati, durante i lavori, che le siepi sarebbero state solo potate e che i mezzi da usare sulla filovia avrebbero avuto la guida ottica vincolata», che consente ai mezzi di seguire una determinata traiettoria grazie a una telecamera che legge la vernice a terra. «Ma non è avvenuto nulla di tutto ciò», sempre a dire del Comitato. «Hanno tagliato le radici degli alberi, per cui temiamo che siano a rischio caduta, e se cade un pino storico su un doppio bifilare, cioè uno dei cavi, si genera una tagliola fuori controllo. Poi le siepi sono state sradicate completamente e i vettori non hanno la vettura vincolata», aggiunge.
Per questo motivo, in attesa dell’udienza del 14, «abbiamo presentato altre memorie che dimostrano, secondo noi, l’infondatezza di quanto hanno dichiarato al Consiglio di Stato» i promotori della filovia. «Abbiamo fornito tutte le indicazioni possibili e i fatti ci dicono che possiamo essere ottimisti perché crediamo che i lavori in corso abbiano accresciuto le condizioni di pericolo e creato danni al patrimonio arboreo». Se l’intenzione era quella di fare spazio per rendere i marciapiedi disponibili per le carrozzine, «non hanno ottenuto benefici, da questo punto di vista, perché una carrozzina con un pedone a fianco non ci entrano». Ora, conclude Angiolelli, «sta tutto nelle mani del collegio giudicante del Tar, anche se nell’ordinanza sulla sospensiva c’erano già dei motivi di merito che potrebbe essere indicativi dell’orientamento. Noi rispetteremo la sentenza». Ma la battaglia potrebbe non concludersi qui. «Se dovessero esserci gli estremi siamo pronti a proseguire davanti al Consiglio di Stato. Intanto confidiamo che il nostro ricorso venga accolto, che si annulli il nulla osta ministeriale e che la strada parco venga riconosciuta come bene comune: d’altronde lo è da 25 anni, per il modo in cui viene usata».