Finanzieri morti, funerali di Stato «Giulio, una vita per la montagna»

I genitori del 28enne Pacchione: «Era il suo sogno, era preparato e agiva sempre in sicurezza» Lunedì a Tarvisio l’addio solenne ai due alpinisti. Scordella: martedì lutto cittadino qui da noi
SILVI. Quando muore un figlio il mondo si ferma. Serve tutto il coraggio di una madre e di un padre per farlo continuare a girare. E in un tempo sospeso che sembra non finire mai le parole di papà Dario e mamma Adima raccontano tutto l’amore possibile. «La montagna era la sua vita, la sua passione e Giulio aveva realizzato il suo sogno che era quello di lavorare in montagna»: le parole di Dario Pacchione e Adima Lamborghini, entrambi medici pediatri, arrivano dritte al cuore. «Era un ragazzo d’oro, alpinista esperto e che agiva sempre in sicurezza», dicono, «quello che è successo purtroppo è stata una tragica fatalità per un distacco di roccia». Con il papà, che è anche consigliere comunale eletto nella lista “Silvi Forte e Gentile”, che al caro amico di famiglia Paolo De Luca, primo maestro di sci del figlio scrive: «Tu lo sai, la montagna è così»
Il giorno dopo la tragedia sulle Alpi in cui sono morti i due finanzieri in servizio nella caserma di Tarvisio, il 28enne di Silvi Giulio Alberto Pacchione e il 30enne di Pordenone Lorenzo Paroni, la cronaca la scandisce la Procura di Udine: non ci sarà autopsia, nulla osta per la sepoltura e lunedì funerali solenni a Tarvisio. I primi accertamenti dell’inchiesta sembrano confermare le ipotesi di un distacco della roccia che li ha colpiti . Lunedì, dunque, addio congiunto ai due colleghi tecnici del Soccorso alpino della finanza morti durante una scalata di addestramento e poi le salme torneranno nelle città di origine delle vittime. A Silvi la cerimonia funebre si svolgerà martedì e nell’occasione il sindaco Andrea Scordella ha annunciato la proclamazione del lutto cittadino. Lutto cittadino che lunedì ci sarà anche a Tarvisio in occasione dei funerali solenni.
La tragedia è avvenuta nella giornata di mercoledì sul monte Mangart, al confine tra Italia e Slovenia. I due, alpinisti esperti, stavano risalendo la via Piussi, un sesto grado che percorre il verticale pilastro Nord, quando presumibilmente sono caduti per diverse decine di metri e per loro non c’è stato scampo. I soccorritori li hanno trovato ancora legati in cordata. L’allarme è scattato nella serata quando i due non sono rientrati nella caserma delle Fiamme Gialle e non risultavano raggiungibili né tramite dispositivi telefonici né attraverso quelli radio che entrambi avevano al seguito. Preoccupati per il mancato rientro e l’impossibilità di contattarli, i colleghi finanzieri del Soccorso alpino intorno a mezzanotte hanno raggiunto il rifugio Zacchi, dove era stato parcheggiato il loro mezzo, e hanno avviato le ricerche scoprendo poco dopo i corpi alla base della parete. Il recupero è avvenuto nella prima mattinata di giovedì.
La preparazione di entrambi gli alpinisti era considerata di altissimo livello: avevano tra l'altro già salito il Diedro Cozzolino, una delle vie più difficili delle Alpi. Pacchione da tempo era maestro di sci a Tarvisio dove si era trasferito all’età di 14 anni per frequentare il liceo sportivo; a Paroni, laureato in farmacia, mancava solamente un esame per diventare guida alpina. «Erano degli alpinisti più che esperti», ricorda tra le lacrime Luca Onofrio, capostazione della stazione di Cave del Predil del Soccorso alpino di cui i due facevano parte, «per me erano come due figli».
(ha collaborato
Domenico Forcella)
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