Finardi: «Mai come ora abbiamo bisogno di una Musica ribellle»

28 Giugno 2016

Il cantautore in tour con i suoi successi degli anni Settanta «La gente capisce che qualcuno la sta fregando e reagisce»

A 40 anni esatti dall'incisione del suo disco-manifesto “Musica ribelle”, Eugenio Finardi sta portando in tour in tutta Italia i suoi storici successi. «Mai come adesso c'è bisogno di musica ribelle, perché in giro c'è tanto ribellismo, ma poco sugo», ha gridato al pubblico che gremiva, nei giorni scorsi, l'Arena Sferisterio di Macerata, giocando con le parole del titolo di un altro suo album degli anni Settanta, “Sugo”.

Poi, intervistato in camerino ha chiarito ciò che pensa dell'oggi. «La Brexit», ha detto il 64enne musicista milanese, «non è che una delle manifestazioni di quello che sta succedendo in tutto il mondo. In Cina come in Usa, in Italia come nel Regno Unito, l'ingiustizia e la concentrazione della maggior parte della ricchezza del pianeta nelle mani di pochi generano rabbia. Una rabbia che senza la possibilità di essere incanalata dalla politica in una protesta organizzata e costruttiva, sfocia in derive ideologiche di ogni tipo».

«La gente», ha aggiunto Finardi, «non sa bene quello che sta succedendo, ma capisce che qualcuno la sta fregando, e reagisce come può. La rabbia non è un sentimento primario, ma la conseguenza della paura e dell'impotenza contro questo sistema del “vitello d'oro”, fondato sul feticcio del liberismo e del trionfo del fatturato ad ogni costo, che mette i giovani contro i vecchi, come hanno dimostrato i voti della Brexit, e le campagne contro le città, come in Usa dove i centri urbani votano i democratici e quelli rurali i repubblicani». Insomma, «quello che serve oggi è una sinistra vera in senso economico, in grado di ricreare con la gente un patto sociale».

«Lo sapevano bene i principi rinascimentali», ha continuato il cantautore, augurandosi un nuovo umanesimo, «quando scelsero di investire nell'arte e nella cultura, perché sarebbero state le uniche cose che avrebbero dato loro gloria. Perché il brutto è infettivo e il bello è ciò che da qualità alla vita».

«Lo capì anche il miliardario americano Andrew Carnegie (il personaggio a cui si ispirò Disney per Paperone, ndr)», ha proseguito Finardi, «quando nel 1901 vendette tutte le sue ricchezze, 16 miliardi di dollari di allora, e ne investì il 90% in opere filantropiche che ancora lo ricordano, sfidando i suoi “colleghi” miliardari ad essere i più bravi non nell'accumulare, ma nello spendere».

«Nel 2000 ho smesso di essere Finardi e ho provato a fare altro», ha raccontato ancora il musicista, «mi sono dedicato al fado portoghese, al blues, alla musica classica e a quella contemporanea di Wladimir Vysotsky. Ho persino scritto un libro, “Spostare l'orizzonte” (edito da Rizzoli ndr). Nonostante qualche deviazione del destino ho realizzato quello che volevo, e ai giovani dico di avere coraggio, di non cercare di compiacere gli altri, di inseguire e raccontare la verità e condividerla con gli altri. Adesso, dopo aver visto tutta l'Italia per i concerti, sogno lunghi viaggi, in Giappone per esempio, e ascolto la musica di Palestrina».

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