Finito il fermo pesca La marineria riparte

16 Settembre 2021

Lo stop è durato un mese, ma si riaccendono le polemiche

Possono tornare in mare i pescherecci lungo le coste dell'Adriatico, per rifornire i mercati, la filiera e la ristorazione di pesce fresco. Tra il 14 e il 15 settembre, infatti, è scaduto il fermo biologico decretato dal ministero dell’Agricoltura e della Pesca, che bloccava, dal 16 agosto, le attività della flotta italiana da San Benedetto a Termoli. Festeggia Coldiretti Impresapesca, che chiede da tempo una revisione dei criteri che regolano il blocco, a cui sono soggette praticamente tutte le imbarcazioni, a eccezione delle lampare e delle altre barche di piccole dimensioni con reti da posta.
PESCE FRESCO. A partire da questa mattina, dunque, nei mercati, nei banconi delle pescherie e al ristorante, si potrà di nuovo acquistare e consumare il pescato locale. Attenzione, però, ai prezzi.
Nella prima settimana, avverte Riccardo Padovano, della Sib Confcommercio Abruzzo, saranno inevitabili dei rincari, che potrebbero arrivare, per alcune specie, anche al 20 per cento. «È normale, dopo un mese di inattività», sottolinea Padovano. «Gli aumenti ci saranno rispetto alla settimana di agosto che ha preceduto il fermo. Ma si tratta di pochi giorni, entro la fine del mese i prezzi torneranno di nuovo bassi». Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo, consiglia Coldiretti Impresapesca, sarà bene verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta).
RIVEDERE CRITERI BLOCCO. «Come Confcommercio ripetiamo da tempo che vanno rivisti i criteri e le modalità di attuazione del fermo», afferma Padovano. «Imporre il blocco in questo periodo provoca prima di tutto un danno all’immagine delle nostre coste, perché la ristorazione è un veicolo turistico. In secondo luogo, così come è concepito, il fermo non risolve i problemi del ripopolamento delle acque poiché non tiene conto del fatto che solo alcune specie ittiche si riproducono in questo periodo. Secondo noi sarebbe meglio attuare dei blocchi scaglionati, concentrati in momenti diversi, fatti sulla base di studi ittioliogici, scientifici».
Anche Coldiretti Impresapesca auspica che questo sia l'ultimo anno di fermo pesca realizzato con l'attuale format.
«Il fermo è caduto quest’anno in un momento difficile poiché il blocco dell’attività si è andato a sommare all’aumento drastico della riduzione delle giornate di pesca imposta dalla normativa europea, per le imbarcazioni operanti a strascico. Le giornate di effettiva operatività a mare sono scese per alcuni segmenti di flotta, per i segmenti di maggiore tonnellaggio, a circa 140 all’anno, rendendo non più sostenibile l’attività di pesca considerata anche l’assenza di un efficace sistema di ammortizzatori e di valide politiche di mercato capaci di compensare le interruzioni».