Fisco, lavoro e pensioni: sindacati all’attacco

29 Novembre 2018

Pescara: Cgil, Cisl e Uil chiedono il confronto con il governo sulla manovra: «Non sostiene lo sviluppo»

PESCARA . Un confronto con il governo sui temi dello sviluppo, della crescita, l’occupazione, fisco, Mezzogiorno, ammortizzatori sociali, previdenza e welfare. È la richiesta che si è levata ieri dalla riunione dei dirigenti sindacali di Cgil, Cisl e Uil, convocata per approfondire e discutere della Legge di bilancio 2019, ma soprattutto, per presentare proposte a una manovra «che è poco attenta alle esigenze e ai bisogni dei giovani, dei lavoratori, delle donne e dei pensionati».
Il dibattito, presieduto da Michele Lombardo, segretario generale della Uil Abruzzo, è stato aperto dalla relazione introduttiva del neo segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, e le conclusioni sono state affidate ad Andrea Cuccello, segretario confederale nazionale della Cisl.
Dalla Cassa Edile di Pescara i rappresentanti delle tre sigle sindacali hanno sottolineato come, «senza strumenti adeguati e politiche espansive, la manovra economica non sostiene lo sviluppo e il rilancio economico del Paese».
Cgil, Cisl e Uil, nell’esprimere un giudizio negativo sulla Legge di bilancio per l’anno 2019, e di fronte alla bocciatura da parte dell'Unione Europea, hanno presentato proposte su crescita e sviluppo del Paese che passano attraverso nuovi investimenti pubblici in infrastrutture, politica industriale, innovazione e formazione, coesione e lavoro.
Tra queste anche quella che riguarda le “Quota 100” . Secondo i sindacalisti l’ipotesi di riforma del sistema pensionistico deve essere «la base per avviare un confronto vero e strutturato, e non un semplice slogan, anche su atri temi importanti. Nella Legge di Bilancio oggi non si parla di giovani, non sono previsti interventi specifici per le donne, per i lavoratori precoci e per i lavori gravosi». Dal palco, anche polemiche sui provvedimenti fiscali definiti «iniqui», come «la mancanza di investimenti nel settore sanitario, scolastico e della pubblica amministrazione; l’assenza di un progetto per il Mezzogiorno; i tagli al sistema Sprar; l’inconsistenza di un vero e proprio disegno strategico del Paese».
Secondo Cuccello, «il reddito di cittadinanza non può essere una risposta al problema della crescita del nostro Paese: è solo uno strumento assistenziale, quasi caritatevole, e scollegato da misure di politiche attive del lavoro». (a.bag.)