Fogna rotta 10 volte Sotto accusa il sistema di allerta

PESCARA. La frana dell’Asse attrezzato con la rottura della condotta fognaria di via Raiale, il 6 aprile scorso, appena un mese dopo un’ondata di maltempo che aveva già danneggiato la strada e aperto...
PESCARA. La frana dell’Asse attrezzato con la rottura della condotta fognaria di via Raiale, il 6 aprile scorso, appena un mese dopo un’ondata di maltempo che aveva già danneggiato la strada e aperto crepe sull’asfalto, è stata imprevedibile o si sarebbe potuta evitare? La fase dell’emergenza con i liquami finiti nel fiume senza essere depurati è stata gestita bene o male? Le rotture della fogna a ripetizione, almeno 10 nell’arco degli ultimi 4 mesi, sono state segnalate al Comune con tempestività dall’Aca? Sono queste le prime tre domande al centro dell’indagine madre sul mare sporco di Pescara, un’indagine affidata agli agenti della sezione di polizia giudiziaria del corpo forestale dello Stato e della capitaneria di porto. A dirigere l’inchiesta c’è un pm, Andrea Papalia, che ha già indagato sull’ambiente ferito e che adesso vuole capire se ci sono colpe al termine di un’estate segnata dal mare inquinato. L’indagine parte con gli esposti dell’ex consigliere comunale Armando Foschi e del M5S mandati in procura quando si è saputo dell’ordinanza fantasma di divieto di balneazione firmata il primo agosto scorso dal sindaco Pd Marco Alessandrini ma mai resa nota. Questa indagine ha come filo conduttore l’ambiente e insegue le ipotesi dell’inquinamento dal fiume fino al mare. Da questa inchiesta ancora senza indagati si innesca, poi, l’indagine bis che passa in rassegna l’ordinanza con un primo indagato per falso.
Sul fronte ambientale, gli investigatori hanno eseguito le prime acquisizioni di documenti all’Arta, l’ente che misura l’inquinamento, al Comune e all’Aca. E proprio i documenti acquisiti nei computer dell’Aca potrebbero avere un’importanza decisiva per ricostruire la cronologia delle rotture della fogna e mettere dei punti fermi sulla cartina degli investigatori. Pare certo che l’Aca abbia consegnato agli inquirenti le copie delle e-mail con cui, subito dopo la scoperta di ogni rottura della condotta, sono stati informati il Comune, la Asl, l’Arta, l’Anas e anche altri enti. E dal 9 aprile in poi, con i liquami nel fiume, l’elenco degli indirizzi a cui le informazioni sono state inviate è cresciuto sempre di più fino a ricomprendere anche gli stati maggiori dell’amministrazione comunale come il vice sindaco Pd Enzo Del Vecchio che è anche assessore ai Lavori pubblici. Ma gli allarmi dell’Aca sono stati tempestivi? E gli interventi di riparazione della condotta sono stati immediati? Di certo lo scambio di e-mail tra i dirigenti apicali dell’Aca, quasi sempre il direttore tecnico Lorenzo Livello, e gli altri indirizzari dimostrano che in più di 5 mesi le rotture si sono ripetute e il valore dei colibatteri è stato abbattuto solo grazie all’uso di un disinfettante, l’Oxistrong.
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