Folla e lacrime per Francesco: «Morte che scuote le coscienze»

Chiesa gremita per lo studente deceduto a Bologna nel giorno in cui aveva detto di laurearsi Don Roberto: «Ci si chiede perché, ma non ci sono risposte: possiamo solo stare vicino ai genitori»
FRANCAVILLA. La chiesa di Santa Maria Maggiore gremita ha accolto il feretro di Francesco, lo studente francavillese di 23 anni trovato morto lo scorso 7 ottobre a Bologna sotto il Pontelungo, nel giorno che, secondo quanto detto alla famiglia e agli amici, avrebbe dovuto laurearsi. Manon aveva ancora finito gli esami.
Occhi rossi, singhiozzi e lacrime hanno accompagnato l'ingresso nella chiesa di San Franco, nel silenzio dettato dall'incredulità e dagli interrogativi che ancora oggi porta con sé questa morte difficile da comprendere. Poco dietro la bara ornata con dei fiori bianchi, la mamma, sorretta dal papà e dalla fidanzata del giovane, che viveva con lui nella casa bolognese. Sono rimasti insieme durante tutta la funzione religiosa, ma anche al termine, quando nel rispetto della volontà dei genitori sono stati evitati gli abbracci e i saluti di rito, ma tutti i presenti hanno atteso a lungo sul sagrato in silenzio davanti al feretro, illuminato dai raggi del sole ottobrino. Tanti i ragazzi e gli amici del giovane, nella chiesa che ha fatto fatica a contenere l'affetto di un'intera comunità che si è voluta stringere intorno all'immenso dolore che ha travolto la famiglia del 23enne.
Lo ha fatto anche don Roberto Antonucci nel corso dell’omelia: «Da oltre una settimana in tutta Francavilla non si parla d'altro», ha detto il parroco rivolgendosi non solo ai famigliari ma a tutti i presenti alla funzione religiosa. «Ci si chiede il perché di questa morte, come mai sia successa una disgrazia del genere. Tutte domande che non possono trovare risposta, specie in questo momento. Le nostre parole non possono cambiare nulla: possiamo solo pregare e stare vicino ai genitori di Francesco».
E ancora: «Questa è una morte che scuote le nostre coscienze e tocca la parte più profonda di ciascuno di noi. Non c’è dolore più grande, per un genitore, che assistere alla scomparsa del proprio figlio. In questo momento possiamo solo aggrapparci al Signore e chiedergli di aiutare questa famiglia».

