Fondali bassi, porto inaccessibile Marineria esasperata: un disastro

31 Gennaio 2022

Scordella, presidente degli armatori: «Le barche grandi trasferite a Ortona con enormi disagi» E invoca un tavolo tecnico con Regione e Prefettura: «Siamo in una situazione di pericolo continuo»

PESCARA. Una riunione urgente con prefettura e Regione per risolvere la situazione del porto, che è «sempre più drammatica».
A chiederla è la marineria pescarese, attraverso il presidente dell’associazione armatori, Francesco Scordella .
«Il porto», sottolinea, «è impraticabile e questo perché gli interventi fatti negli ultimi giorni, dopo che tre imbarcazioni erano rimaste incagliate, una per più di 24 ore, non sono quelli davvero risolutivi. Ci si è limitati a spostare i sedimenti, liberando la canaletta, ma basta una giornata di brutto tempo, o la bassa marea, per far tornare tutto al punto di prima. Quelle effettuate di recente», ribadisce Scordella, «sono operazioni tampone. Hanno fatto un buco che poi però si chiude. E a noi serve altro, non ce la facciamo più. Siamo in una situazione continua di pericolo, non so se ci si rende conto. Ci sono punti all’interno del porto, ad esempio, nelle vicinanze dei trabocchi dove l’acqua arriva a misurare appena due centimetri. Bisogna intervenire subito. Ripeto, occorre un tavolo tecnico serio».
«In questo periodo», prosegue Scordella, «sono in corso i lavori per la realizzazione del nuovo porto, ma quello vecchio è morto. Le barche grandi non possono né entrare né uscire. Io e altri armatori ci siamo ormai trasferiti al porto di Ortona e con enormi disagi, perché a Pescara abbiamo i nostri magazzini, le nostre attrezzature. E poi a Ortona più di cinque-sei barche non possono stare».
E va avanti: «Dal punto di vista logistico stiamo passando i guai. E purtroppo non abbiamo alternative. L’altra sera», racconta il rappresentante degli armatori, «sono dovuto per forza rientrare in città e una volta arrivato al porto canale ho avuto di nuovo difficoltà enormi. E adesso per uscire mi devo fare solo il segno della croce. Qui è un problema di sicurezza. Fra l’altro, durante gli ultimi lavori, hanno realizzato un buco largo 10 metri, quando le nostre imbarcazioni misurano sette. Quindi lascio immaginare cosa siamo costretti a fare. Ricordo inoltre che sino a fine febbraio ci sono le basse maree. È un disastro e basta. Il problema è tutt’altro che risolto».
Nel frattempo, secondo il presidente dell’associazione armatori, sulla questione dragaggio tutto tace o meglio, rimarca, «abbiamo ricevuto solo promesse».
«Ci hanno detto», va avanti Scordella, «che i lavori dovrebbero iniziare per febbraio-marzo, ma non si concludono in una settimana, ci vogliono mesi. E noi nel frattempo che facciamo? C’è solo da piangere. Per noi è un dramma economico».
Per l’armatore Massimo Camplone, «non si doveva arrivare a questo punto. È una emergenza continua. Adesso hanno spostato i sedimenti, ma il problema non è risolto. Noi non chiediamo nulla di straordinario, solo di poter lavorare».
«Così com’è ora il porto, se arriva una mareggiata da nord», aggiunge il collega Lucio Di Giovanni, «di nuovo rischia di insabbiarsi tutto. E noi, del dragaggio vero e proprio, continuiamo a non sapere nulla di sicuro».
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