Fondazione Paolo VI: permessi a rilento, a rischio la nuova sede

1 Agosto 2019

Da marzo c’è il via libera del consiglio comunale. E il consigliere di opposizione Napoletano denuncia:  «L’amministrazione ha sbagliato procedura, imponendo all’ente pratiche burocratiche e ritardi»

PENNE. La permanenza della fondazione Paolo VI a Penne è strettamente legata alla necessità di una nuova sede capace di soddisfare nel migliore dei modi le esigenze di utenti e operatori. La struttura che ospita da sempre la Fondazione, quella del Duomo, non è più idonea a rispondere alle esigenze delle circa 15 mila prestazioni sanitarie annue, 5 mila a domicilio e alla trentina di dipendenti. Un centro riabilitativo che per Penne e l’intera area vestina ha assunto un valenza sociale ed economica davvero rilevante. La domanda per la realizzazione della nuova sede è stata indirizzata al Comune nell’ottobre del 2018, ma da allora la Fondazione non ha ancora ricevuto nessun via libera alla costruzione. «Siamo ancora in attesa dell’adempimento di tutte le procedure burocratiche da parte degli organi competenti. Da parte nostra possiamo solo attendere e sperare in bene», ha spiegato il direttore amministrativo della Fondazione Paolo VI, Nazzareno Cancelli. «Da ottobre scorso la domanda di permesso a costruire, presentata per la delocalizzazione dei servizi della Fondazione Paolo VI giace in Comune», attacca il consigliere d’opposizione capogruppo di “Penne Vale”, Ennio Napoletano. «A marzo scorso il consiglio comunale si è espresso favorevolmente alla realizzazione del nuovo complesso che, ad oggi, presta assistenza per le attività di riabilitazione ambulatoriale, domiciliare, residenziale. Un servizio di alta qualità che esiste dal 1977 e che oggi vanta un numero elevato di prestazioni non solo per gli utenti di Penne, ma per tutta l’area vestina», aggiunge Napoletano. La nuova struttura, con una superficie di circa 1650 metri quadrati, permetterebbe di continuare a offrire attività plurime riabilitative in uno spazio sicuro dal punto di vista sismico, compatibile dal punto di vista ambientale e con la possibilità di utilizzare pannelli fotovoltaici per il fabbisogno energetico. In base a quanto riferito dal gruppo di maggioranza, l’iter amministrativo per la costruzione del nuovo centro riabilitativo sarebbe già stato avviato il 7 novembre scorso. «L’amministrazione avrebbe dovuto seguire l’iter procedurale suggerito dai tecnici della Fondazione Paolo VI, ovvero il ricorso ai benefici previsti dall’articolo 10 comma 6 della legge 104/92 “per l’assistenza, integrazione sociale e diritti delle persone diversamente abili”. Con questa procedura», prosegue Napoletano, «l’amministrazione avrebbe immediatamente potuto approvare, in deroga al prg. Purtroppo la scelta è stata quella di utilizzare la procedura di variante ordinaria, imponendo alla Fondazione di riproporre una nuova pratica, e questo sta comportando ritardi e adempimenti ulteriori». Il timore è che la Fondazione Paolo VI possa nel frattempo decidere di costruire altrove. «Sarebbe una grave perdita non solo per noi cittadini che quotidianamente usufruiamo dei servizi della Paolo VI, ma soprattutto per la città di Penne», commenta Alessia Cacciatore, sorella di un ragazzo disabile che usufruisce dei servizi del Paolo VI.