Fontanelle, rabbia e paura «Ci crolla il tetto addosso»

14 Luglio 2019

I residenti a Comune e Ater: «Venite a controllare la stabilità degli alloggi»

PESCARA. «Viviamo con la paura che i solai allagati ci crollino in testa. Comune e Ater ci hanno abbandonati». Vanno dritti al punto. Non ci girano intorno alla questione i cittadini esasperati di via Caduti per Servizio che ieri hanno protestato in strada contro Ater e Comune "colpevoli", a loro dire, di non essere intervenuti, per constatare i danni, dopo i nubifragi che hanno devastato gli alloggi popolari di Fontanelle, tra tetti scoperchiati e abitazioni allagate dalle infiltrazioni d’acqua lungo le pareti e sui solai.
Le bacinelle di plastica colorata, disseminate nelle camere, nei bagni, in cucina, sui letti, sono l'unica arma di difesa «contro la pioggia che dai tetti sfondati penetra nei solai, ricoperti da pannelli di feltro puzzolenti, scorre lungo le pareti e cade sui letti, invade i pavimenti e ci costringe a smontare i lampadari e staccare la corrente per non rimanere fulminati».
A sostenere le ragioni di una cinquanta di residenti infuriati, c'era il vice presidente del consiglio regionale Domenico Pettinari accompagnato da Nello Raspa, presidente dell'associazione “Insieme per Fontanelle".
«Nessun funzionario di Ater e Comune si è visto qui a Fontanelle dopo il maltempo. Questo quartiere vive una vera e propria emergenza, anche altrove, ma qui di più», attacca Pettinari, «chiedo al presidente della Regione e al sindaco di mandare i tecnici per indagare e relazionare sui danni alle abitazioni di via Caduti per Servizio. E che facciano presto, altrimenti questi cittadini rischiano di restare fuori dai piani di emergenza». Ricorda, infatti, Pettinari, che le domande per la richiesta di risarcimento danni «possono essere inoltrate» a Regione e Comune «entro il 22 luglio e alla scadenza mancano pochi giorni». E lancia un altro allarme: «È necessario verificare la stabilità degli immobili, queste case non sono robuste, sono costruite con la sabbia».
«L’abbondante acqua penetrata dai tetti con le tegole scoperchiate, appesantisce le pareti. Il rischio è che ci crollino i solai in testa, viviamo nel terrore e l’emergenza maltempo sta per ricominciare, ho il panico, mai visto tanta acqua» dice con le lacrime agli occhi Simona Franceschelli, dal sesto piano del civico 39 dove vive con la madre disabile. «A nessuno interessa di noi» si infervora Paola Lupo che vive al quinto piano del civico 15 con le figlie Francesca e Dania Lau, un’allegra tribù di donne e tre bambini in meno di 100 metri di appartamento, «già dobbiamo fare i conti con le pareti lacerate dal terremoto e con gli ascensori lerci che qualcuno si è divertito a sfondare con i cazzotti. Il temporale di mercoledì è stato terribile, l’acqua è entrata negli armadi e ha inzuppato i vestiti, che ora dobbiamo lavare uno per uno. Nella cameretta del bimbo dobbiamo raccoglierla con i secchi che teniamo sollevati con le mani. E i canali di scolo, all’esterno, sono spaccati». Sui canali dell’acqua piovana ha da ridire Lucia Di Brigida, civico 39, che ha contestato la «mancanza di allacci sotterranei che trascinano i topi in superficie» sulle strade invase da rifiuti. Sullo stesso pianerottolo, Zaira Bellotti con la mamma Maria Bellanca, fa i conti «con l’umidità delle tapparelle e la puzza di muffa ovunque». Al civico 33 Franca Naccarella con mamma Liliana Capuzzi, montano e smontano i lampadari della cucina: «Sennò rimaniamo stecchite con la pioggia che ci cade sul letto e in cucina». Sullo stesso piano, Rosanna Ventilii, che vive col figlio disabile, non fa altro che «spostare le bacinelle da una stanza all’altra e ogni volta che mi siedo sul divano, mi si bagnano i vestiti». Stesse operazioni per Rosanna Corsi, residente al quarto piano del civico 11.
©RIPRODUZIONE RISERVATA