Forza Italia, i candidati rimangono due

26 Giugno 2018

Pagano: «Tocca a noi, non alla Lega». Gatti sparisce, restano in pole Febbo e Di Primio. Scontro finale Martino-Di Stefano

PESCARA. Paolo Gatti sparisce dalla rosa dei candidati alle regionali e diserta il comitato di Forza Italia. Mauro Febbo e Umberto Di Primio restano soli e in pole position a contendersi la nomination. Anche se alla riunione convocata ieri sera a Pescara in prima fila c’era il sindaco di Avezzano, Gabriele De Angelis, pronto a scalare posizioni in Forza Italia. La parola d’ordine è restare uniti. Nazario Pagano, segretario regionale, invoca l’unità del centrodestra ma lancia anche un avvertimento alla Lega di Giuseppe Bellachioma: tocca a Forza Italia e non a voi esprimere il nome dell’aspirante Governatore del dopo Luciano D’Alfonso. Poi c’è una chicca: il 14 luglio, proprio il giorno della presa della Bastiglia e dell’arresto di Ottaviano Del Turco, nel 2008, si terranno gli Stati generali degli azzurri a Pescara con Antonio Tajani e una delle due tra le ex ministre, Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna. E c’è anche un botta e risposta finale a distanza, al limite dello scontro fisico, tra l’ex deputato Fabrizio Di Stefano e il segretario organizzativo, Antonio Martino. Infine c’è pure Gianluca Zelli, cioè le civiche che, dopo la sconfitta di Giandonato Morra, cercano spazio e rispetto nella coalizione di centrodestra.
L’ESPLOSIVO. La debacle del centrodestra a Teramo ha un effetto immediato e dirompente nel partito di Berlusconi.
Il sipario sulla resa dei conti si apre la mattina con un primo comunicato del segretario Pagano che fa l’analisi del voto a Teramo e Silvi. Si rammarica per la sconfitta ed esulta per la vittoria. «Quando il centrodestra si presenta unito e compatto vince sistematicamente», premette Pagano che però specifica che Morra è espressione di Fratelli d’Italia e che a Teramo l’accoppiata Forza Italia-Futuro In ha «intercettato un voto ogni cinque».
Ma evita di rinfacciare alla Lega il dato deludente del 6% al primo turno teramano. Lo fa per evitare uno strappo mortale con i cugini salviniani: «La sconfitta dev’essere d’insegnamento a lavorare contro le divisioni», dice.
IL PACCO. Ma subito dopo arriva la nota di Di Stefano che è uno schiaffo politico a Martino e una provocazione a Pagano demansionato dall’ex deputato al quale Forza Italia ha dato lo stop: «Non si costruiscono le vittorie con l’arroganza di mettersi in cattedra», scrive Di Stefano, «e nel vergare su una lavagna i buoni e i cattivi, o di escludere, come è stato fatto nella riunione del coordinamento regionale di oggi, chi come il sottoscritto non è amato dal nuovo leader di Forza Italia Abruzzo, l’onorevole Martino». E ancora: «Il nostro elettorato non apprezza il cambio di casacca», rincara la dose riferendosi al passato politico di Martino nelle fila dei giovani di centrosinistra. Sì, Di Stefano sprizza il veleno.
DIETRO LE QUINTE. Ma questo è il detto e lo scritto. Il non detto, ma dichiarato off record da Di Stefano, è che tra lui e la Lega c’è già un discorso aperto per la candidatura alla presidenza della Regione Abruzzo che Forza Italia gli ha precluso: «L’incontro con i leghisti però è avvenuto a Roma», sottolinea l’ex parlamentare che rivendica anche il diritto di prelazione sulle civiche che hanno in Zelli il capofila.
PRENDERE O LASCIARE. Anche il coordinatore di Azione Politica dice la sua con il terzo comunicato diffuso ieri: «Abbiamo toccato il fondo, adesso uniti alle regionali», scrive Zelli. «L’esito del ballottaggio a Teramo ha confermato quello che da sempre affermiamo: le civiche sono quelle che fanno pendere l’ago della bilancia, sono decisive». Ne sa qualcosa Morra che al ballottaggio si è ritrovato orfano di Mauro Di Dalmazio e dello stesso Zelli. Ma torniamo infine in via Raffaello, nella sede pescarese di Forza Italia dove c’erano anche Maurizio Brucchi, Emilio Iampieri e altri (vedi la foto in alto). Tutti d’accordo ad affermare che le cause della sconfitta teramana sono da ricercare in quello che è accaduto a dicembre scorso.
AUTOPUNIZIONE. Sulla graticola finisce Gatti, capro espiatorio della sconfitta che in un’intervista al Centro (vedi in cronaca di Teramo) annuncia la più drastica delle autopunizioni: l’addio alla politica.
Infine c’è il tempo per registrare la controreplica a Di Stefano di Martino che conferma il cartellino rosso per l’ex deputato: «Non sarà il nostro candidato presidente». E il pensiero va alla presa della Bastiglia.