«Forzature a fin di bene» E quell’amico in Procura
Le “cimici” piazzate nelle macchine e in municipio svelano particolari inquietanti Dopo il rogo delle auto del sindaco si esulta in vista della campagna elettorale
TAGLIACOZZO. Un amico in Procura per cercare di «aggiustare l’indagine». Un particolare personaggio con agganci nei servizi segreti. E altri tentati per fare pressioni su un generale dei carabinieri attraverso l’intercessione di un ex parlamentare. Ma non solo. Anche manifestazioni di giubilo da parte del sindaco Maurizio Di Marco Testa, all’indomani dell’incendio che ha distrutto le sue tre auto, perché quelle fiamme avrebbero potuto illuminare l’imminente campagna elettorale. Un rogo che rappresentava buona pubblicità per una possibile rielezione. Dalle intercettazioni – soprattutto ambientali con le microspie piazzate nelle auto degli indagati e negli uffici del municipio – emergono dettagli sull’operazione.
IL FIN DI BENE. In un colloquio fra il sindaco e Carlo Tellone si contesta l’azione investigativa dei militari di Tagliacozzo, portata avanti dal luogotenente Marco Romano, a capo del nucleo operativo e radiomobile.
Tellone: «…Quello che preoccupa se no cojone indaga e non capisce un cazzo se ’na delibera di affidamento de de de de de che cazzo ne saccio io e la piglia in mano un idiota come quio… perché se la pia in mani no segretario comunale, queste carti gli fa i complimenti e bi li riporta le carte… però io so sempre dell’avviso che non sì rubato».
Sindaco: «Ma non diciamo cazzate…».
Tellone: «Se non sì intrallazzato non sì fatto niente… se sì fatto forzatura spesso e volentieri sa la semo fatta…».
Sindaco: «Ma a fin di bene».
Tellone: «Sempre e solo a fin di bene».
Sindaco: «Ma va… ma ci deve stare un arricchimento… Carlo ma chi c’è stato l’arricchimento».
Tellone: «De che cazzo stemo a parlà».
Sindaco: «E appunto de che cazzo stamo a parlà».
Tellone: «L’unica se tenessero qualche intercettazione ambientale… metti».
Sindaco: «E che fanno?»
Tellone: «No… me riferisco qualche volta… che ne so mo… alla gara de Giancarlo, fatta a fin di bene perché quello Giancarlo… perché per far lavorà io quio… Giancarlo pò vabbilo a spiegà e è in fin di bene perché noi lo sapemo tutti lo sapemo… non so se so’ arrivati a tanto».
Sindaco: «No ma see… avrebbero preso solo quel procedimento, no».
Tellone: «E infatti se tenevano intercettazioni ambientali magari andavano più dritti su questioni».
IL GIUDICE DA STOPPARE. In un’altra intercettazioni nell’auto di Di Marco Testa, quest’ultimo e Tellone manifestano l’intento di fermare gli inquirenti tramite conoscenze, a loro dire, influenti.
Il sindaco: «Il giudice delle indagini preliminari può fare altre cose, insomma… però lo dobbiamo stoppare prima».
Tellone: «Eh speriamo che sa dà stoppa prima, se dà pensà a ca via più grossa».
E sempre Tellone parla di un soggetto che «lavora molto con i servizi segreti... eeee… tè rapporti con personaggi particolari».
L’EX POLITICO. E si pensa anche a chiedere aiuto a Marco Conti, ex parlamentare originario di Trasacco, proprietario di un casale nella frazione di Colle San Giacomo a Tagliacozzo.
Il sindaco: «Mo vediamo, se serve, se c’ha qualche generale dei carabinieri».
Tellone: «Così m'ha detto».
Il sindaco: «Io però voglio fa’ chiude prima l’indagine, perché sennò poi sembrerebbe quasi un inquinamento d’indagine che dalla ragione poi andiamo a passà ajo torto…».
LE RITORSIONI? I due arrivano anche a prefigurare la possibilità di ritorsioni nei confronti del luogotenente Romano.
Il sindaco: «A noi ci (incomprensibile) una città eh a noi… che bi sta la mafia a Tagliacozzo?».
Tellone: «Guarda è pazzesco è… quindi andrebbe proprio fatto piglià per le recchie da quauno sto pezzo de merda, saria proprio da fa’ un cazzo del genere».
UN AMICO IN PROCURA. Il 21 ottobre il sindaco Di Marco Testa e Tellone cercano di utilizzare i propri contatti in Procura al fine di acquisire informazioni, rivolgendosi a un poliziotto in servizio negli uffici di via Corradini ad Avezzano.
Tellone: «Ha detto (racconta di una presunta chiacchierata con il poliziotto, ndr) qualche giorno e riesco a far sapere… gli ho detto sì… se tu lo vieni a sapere quando hanno fatto qualche patatrak… non serve no».
Per questo il gip evidenzia la «spregiudicatezza nel cercare di insinuarsi sin dentro la Procura».
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