Fracassi: un piano choc per sostenere le imprese

Il presidente di Confindustria Abruzzo: bene il Decreto, ma servono altri aiuti
L’AQUILA. Un piano choc per rispondere con efficacia e rapidità all’effetto che il coronavirus ha avuto e continua ad avere anche sul mondo del lavoro, e sul sistema produttivo in particolare. E poi la costituzione di una task force regionale che affronti, contrasti e limiti gli effetti nefasti di un nemico che si chiama Covid 19 e che, oltre alla salute delle persone, sta intaccando anche il “sistema immunitario” delle imprese e dei lavoratori abruzzesi.
Per Marco Fracassi, presidente di Confindustria Abruzzo, quella del governo, con il decreto Cura Italia, «è una prima risposta positiva all’emergenza economica dell’Italia e dell’Abruzzo, ma ora necessita di un’azione successiva altrettanto rapida, incisiva negli strumenti e massiva da un punto di vista delle risorse, per consentire di affrontare le gravi conseguenze che questa emergenza determinerà sulle imprese e sull’economia del Paese, prima che diventino irreversibili».
Presidente, il nuovo decreto economico appena pubblicato sulla Gazzetta ufficiale prevede misure a sostegno di varie categorie. In linea generale, secondo lei, è sufficiente per affrontare le emergenze?
«Si tratta di un importante sforzo compiuto dal governo, un primo intervento, ma è chiaro che ora ci aspettiamo successivi interventi per far fronte a tutto ciò che si sta verificando su Covid 19. È indubbio che abbiamo bisogno di un piano choc a livello regionale, nazionale e europeo. Va fatto un ragionamento sistemico. Le dichiarazioni rilasciate da Christine Lagarde andavano evitate, ma ci ha pensato Ursula Von der Leyen a precisare il ruolo importante dell’Italia».
La sospensione dei versamenti, delle ritenute sui redditi di lavoro e quelli Iva fino al 30 aprile costituiscono una risposta adeguata oppure un pannicello caldo che prolungherà solo i problemi economici delle imprese?
«Hanno avuto anche questi un impatto, seppur un semplice dilatare l’effetto finanziario non risolve nulla perché le scadenze ci saranno ugualmente. Un aspetto, però, va stigmatizzato: è assurdo che per le imprese con un fatturato superiore a due milioni di euro le scadenze siano state spostate di soli quattro giorni, dal 16 al 20 marzo».
Le industrie, le fabbriche e la logistica possono continuare a svolgere le proprie attività produttive, assumendo protocolli di sicurezza adeguati a proteggere i propri lavoratori. Le imprese abruzzesi sono attrezzate per rispondere a queste richieste?
«Confindustria Abruzzo, attraverso il presidente e i suoi colleghi, è stata promotrice di questo protocollo firmato con il Governo, dove abbiamo rimarcato un aspetto fondamentale, e cioè che le nostre imprese sono al servizio del Paese e del territorio. Ritengo che il sistema produttivo regionale abbia dato una risposta esemplare alle linee guida del protocollo, a dimostrazione della professionalità delle nostre industrie».
Il premier Conte ha spiegato che devono restare chiusi tutti i reparti aziendali non indispensabili per la produzione. Rimane attiva anche la produzione dei beni essenziali, soprattutto quelli alimentari, oltre alla produzione agricola. Cosa ne pensa?
«Questo sì, i reparti che possono essere chiusi vanno chiusi, ma è impossibile fermare il settore alimentare e quello farmaceutico perché sono indispensabili per la sicurezza del Paese».
Inoltre, sempre il presidente del Consiglio ha sottolineato che "per le attività produttive va incentivato il più possibile il lavoro agile, incentivate le ferie e i permessi”. È la direzione giusta?
«È senz’altro il modello per favorire il distanziamento sociale e ridurre il rischio contagio. Un aiuto importante per limitare gli effetti dell’epidemia».
Il ricorso alla cassa integrazione per molte imprese può essere un aiuto. Ma cosa ipotizza per il futuro?
«È l’intervento immediato, un minimo di adrenalina per andare avanti e aiutare momentaneamente il sistema produttivo, ma vanno pensati interventi che abbiano una visione di lungo periodo».
Un aspetto da non sottovalutare è legato alle misure su mutui, leasing e affini. Come lo giudica?
«Abbiamo visto di buon occhio anche la moratoria su mutui e leasing, che può aiutare le imprese ad avere ossigeno in un momento in cui mancano i fatturati».
Può precisarlo meglio?
«La moratoria fino a settembre sul pagamento delle rate dei vecchi prestiti dalle imprese alle banche (capitale e interessi), sulle scadenze dei finanziamenti non rateali e sulle linee di credito a breve è cruciale per ridurre nell’immediato le esigenze di liquidità. Si tratta di un intervento positivo e auspicato dalle piccole e medie imprese in difficoltà. La misura dovrebbe coprire finanziamenti alle imprese (nelle varie forme tecniche) per circa 219 miliardi e attivare maggiore liquidità per oltre 87 miliardi in termini di: rate sospese (33 miliardi) e maggiore liquidità utilizzata su linee di credito a breve termine (22 mld), anticipazioni su crediti (4 mld) e altri finanziamenti (29 mld)».
Qual è la “dead line”, la linea oltre la quale l’economia abruzzese rischia il punto di non ritorno?
«È difficile stabilire una dead line per tutti i settori e filiere produttive, ma bisogna stabilire interventi con tempestività attraverso l’unione delle forze. In questo senso siamo d’accordo con la Regione, bisogna attivare un comitato tecnico regionale per far fronte a questa emergenza. C’è un progetto di legge regionale che prevede l’istituzione di una task force, ci stiamo ragionando in queste ore. Devo sottolineare che la Regione sta recependo molte nostre indicazioni e su questo atteggiamento mi sento di esprimere un giudizio molto positivo».
Come Confindustria quali iniziative di appoggio e solidarietà avete intrapreso per sostenere l’immensa mole di lavoro dei sanitari nei vari ospedali abruzzesi?
«Abbiamo attivato in sede centrale una task force per sostenere le imprese in grande difficoltà, in questo periodo di emergenza nazionale e oltretutto il sistema produttivo si sta facendo carico di donare presìdi sanitari e finanziamenti agli ospedali che sono attivi in questa battaglia».
Se lei dovesse proporre un intervento oggi per aiutare il mondo del lavoro cosa chiederebbe al governo?
«Oggi bisogna far ripartire l’economia e lanciare un grande piano infrastrutturale, oltre alla previsione di misure che permettano di garantire continuità di lavoro alle aziende di produzione e a quelle manifatturiere. Un po’ il modello ponte Morandi: grande celerità e fattività. Misure choc, non convenzionali».
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