Franca Leosini la Signora in giallo delle storie in nero

4 Febbraio 2016

La star del programma di Rai3 è ormai un’icona pop oggi faccia a faccia con Varani nel carcere di Teramo

di Giuliano Di Tanna

A guardarla non penseresti mai che, per mestiere, si occupi di delitti. E’ una via di mezzo fra la Miss Marple di Agatha Christie e la Signora in giallo-Angela Lansbury dell’interminabile serie di telefilm postprandiali. Ma, a differenza di loro, lei non cerca la soluzione di omicidi-rompicapo. No, lei arriva a cose fatte e degli autori (veri e presunti) dei delitti si occupa dopo, quando il colpevole o il presunto colpevole è in carcere, seduto dall’altra parte di un tavolino, pronto a rispondere alle sue domande. Lei è Franca Leosini. Di mestiere fa la giornalista, ma ormai è una stella della cultura pop italiana – due anni fa è stata l'icona gay della Muccassassina a Roma – grazie a “Storie maledette”, il programma televisivo che conduce da 22 anni su Raitre.

Napoletana, 66 anni, figlia di un banchiere, dopo la laurea in lettere, si è tuffata nel giornalismo. Adocchiata da Valerio Riva mentre intervistava Leonardo Sciascia al tavolino di un caffè di Roma, fu invitata, dall’allora caporedattore della Cultura dell’Espresso, a portare il risultato di quella chiacchierata nella sede della rivista in via Po. L’intervista – uscita poi con il titolo di “Le zie di Sicilia”– piacque a tal punto a Riva che l’autrice, da quel giorno, cominciò a collaborare stabilmente con il settimanale. Era il 1974. Quell’incontro con lo scrittore di Racalmuto, cultore di storie giudiziarie e di misteri italiani, fu quasi un presagio della carriera che l’attendeva: quella di infaticabile indagatrice del lato oscuro delle vite italiane.

Storie come quella di Lucia Annibali, l'avvocatessa di Urbino vittima, il 16 aprile 2013, di un agguato con l'acido, organizzato dall'ex fidanzato, Luca Varani. E’ proprio lui, Varani, 38 anni, pesarese, che Franca Leosini ha incontrato, nei giorni scorsi, nel carcere Castrogno di Teramo, dove è recluso in attesa della sentenza definitiva, per una nuova puntata del suo programma. In appello, Varani è stato condannato a 20 anni di reclusione. L’intervista, che sarà trasmessa stasera alle 21.05 su Raitre, è stata al centro, l’altro ieri, di un piccolo caso quando la procura di Pesaro ha chiesto conto dell’autorizzazione concessa alla Leosini. Il giudice di sorveglianza di Teramo, però, ha detto che era tutto regolare perché, in buona sostanza, la magistratura del luogo del processo non ha più competenza in materia, dopo la sentenza di primo grado.

Ma non di soli delitti si è occupata Franca Leosini in una carriera che l’ha vista dirigere anche il mensile femminile Cosmopolitan. In Rai ha iniziato a lavorare nel 1988, come autrice di Telefono giallo, il programma condotto da Corrado Augias, nella sperimentale Raitre di Angelo Guglielmi. Dal 1994 conduce “Storie maledette” di cui è anche autrice.

Una delle storie maledette di cui si è occupata di recente è quella di Rudy Guede, il giovane della Costa d’Avorio, condannato a 16 anni di carcere per concorso in omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher il primo novembre 2007 a Perugia. Un’intervista che ha fatto clamore perché Guede si è lascito andare a raccontare cose che aveva taciuto durante il processo.

Qual è il segreto della tecnica maieutica della Leosini? «Di me si fidano perché mi accosto a loro con grande rispetto, che siano colpevoli o innocenti», ha spiegato lei. La Signora in giallo di Napoli ci tiene all’esclusività delle sue storie. «Non mi sono mai occupata di Cogne», ha raccontato, «perché lo hanno fatto gli altri mentre ho fatto riaprire altri casi importanti e non intendo smettere». Il suo stile è un misto di rigore documentale e franchezza espositiva. Un florilegio di frasi tratte dalle sue interviste-interrogatori rende meglio l’idea di questo approccio: «Con queste ragazze aveva approcci gioiosamente sporcaccioni?»; «Pestava la vittima come una cotoletta»; «Quando l’acqua arriva alla gola ci si può aggrappare anche alla pinna di uno squalo»; «Legare una persona come una salsiccia cosa ha a che fare con il sesso?»; «Ma chi era Wanna Marchi? Una perfida calcolatrice, o un’emerita deficiente?».

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