Frane e disastri: servono 1,4 miliardi per i lavori

Uno studio svela che una famiglia su tre vive in zone a rischio alluvione
PESCARA. Ora l’Emilia Romagna, prima le Marche e Ischia. Qual è la situazione attuale in Abruzzo in materia di sicurezza idrogeologica? Il documento che pubblichiamo è un rapporto del Dipartimento regionale Infrastrutture, diretto dall’ingegner Emidio Primavera, che traccia la mappa completa del rischio, con numeri choc, dei lavori fatti e da fare. Ma soprattutto svela che una famiglia abruzzese su tre vive in zone a rischio alluvione e che occorrono interventi per un miliardo e 400 milioni per eliminare in modo strutturale la fragilità geologica della nostra regione. Una cifra che per ora non c’è.
GLI SCENARI
1) Il rischio da frana. La Regione Abruzzo, «date le sue peculiari caratteristiche ambientali, geologiche e meteo-climatiche, è predisposta alla genesi di movimenti franosi la cui naturale evoluzione, accelerata da fenomeni sismici e da sempre più da eventi meteorici intensi, rappresenta un fattore di pericolosità e, quindi, di rischio per la popolazione residente nelle aree urbanizzate».
Così comincia il dossier-sicurezza che, basandosi sui dati più recenti dell’Ispra (l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), traccia un quadro reale e attuale: «Nella nostra Regione le aree a pericolosità da frana interessano il 22,9% della superficie. Questo valore supera quello nazionale stimato al 20% circa del territorio italiano. Se limitiamo l’attenzione alle aree a pericolosità elevata e molto elevata osserviamo che esse coprono il 15,4% del territorio regionale, con un incremento del + 0,5% rispetto all’anno 2015. Tale valore supera quello nazionale pari all’8,7% del territorio italiano».
Questi primi e importanti numeri si traducono nel modo seguente: «Le famiglie a rischio in aree a pericolosità da frana», si legge nel documento, «sono 40.463 pari al 7,7% del totale. Di queste ben 29.457 (5,6%) vivono in aree a pericolosità elevata: anche questo dato supera quello nazionale pari al 2,2%».
Passiamo alle case: «Gli edifici a rischio in aree a pericolosità da frana sono 49.062 pari all’11,3% del totale», scrivono nel report, «di questi ben 34.684 (8,0%) sono a rischio in aree a pericolosità elevata: un dato che supera quello nazionale pari al 3,9%». Infine le imprese abruzzesi: «Quelle in aree a pericolosità da frana sono 6.100 pari al 5,5%, di cui ben 4.425 (4,0%) sono in zone ad alta pericolosità, contro un dato nazionale pari al 1,8%».
2) Rischio alluvioni. Basandosi sempre sul Rapporto dell’Ispra, il dossier della Regione Abruzzo stima che le aree a pericolosità Idraulica interessano il 7,5% della superficie totale. Mentre quelle a elevata pericolosità coprono il 3,5% del territorio regionale (+ 1,2 % rispetto al 2015).
Le famiglie residenti in aree allagabili sono 166.295, cioè il 31,7% del totale. Quasi un nucleo familiare su tre, dunque, può essere definito in pericolo. Di questi – si legge nel report _ ben 17.030 (3,2%) sono a rischio elevato. Gli edifici presenti in aree allagabili sono 62.221 (16,6% del totale), di cui 7.922 in zone a pericolosità idraulica elevata. Mentre si contano 48.070 imprese (il 43,8% del totale) esposte al rischio alluvioni, di cui, secondo Ispra e Regione, 5.341 lo sono in modo elevato.
GLI INTERVENTI DA ATTUARE
«Le dimensioni del problema», avverte il settore competente della Regione, «impongono una efficace azione di contrasto al dissesto idrogeologico». Che si traduce in due diversi tipi di azione.
1) Azioni non strutturali. Parliamo di prevenzione. In questo caso il report parte da un dato davvero molto significativo perché impone innanzitutto la necessità di ridurre il consumo del suolo. Che in Abruzzo, nel 2019-2020, ha fatto segnare un incremento annuale di 1,91 metri quadrati per abitante: il doppio della media nazionale pari a 0,87 mq/ab, e secondo in Italia, superiore anche all’Emilia Romagna in cui, questo rapporto, ha purtroppo giocato un ruolo dalle conseguenze tragiche.
La linea indicata dal Dipartimento regionale Infrastrutture si sviluppa su più livelli. Il primo è il «rafforzamento delle conoscenze scientifiche del territorio regionale», perché «lo stato di attuazione del progetto di cartografia geologica dell’Abruzzo è parziale, e interessa il 72% del nostro territorio grazie ai finanziamenti pubblici resi disponibili con le leggi finanziarie 2019 e 2021, e dopo oltre 15 anni di vuoto di aiuti statali».
Il secondo è il rafforzamento del sistema di monitoraggio. «La Regione Abruzzo, attraverso il Servizio Difesa del Suolo e l’Agenzia di Protezione Civile, ha presentato al Ministero dell’Ambiente un piano di monitoraggio della vulnerabilità idrogeologica, con fondi del Pnrr, di undici territori comunali: Borrello, Lettomanoppello, Civitella del Tronto, Morino, Canzano, San Martino sulla Marrucina, Campli, Roseto, Montebello Sul Sangro, Castiglione Messer Marino, Lettopalena/Taranta Peligna». Ma è solo un primo passo.
2) Azioni strutturali. Entriamo nel concreto.
«Un indicatore rappresentativo dello stato di dissesto del territorio regionale e del relativo fabbisogno economico per il risanamento idrogeologico», spiegano dal Dipartimento, «deriva dai dati progettuali contenuti nel Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo (il Rendis), riferiti a interventi per mitigare frane, alluvioni, erosione costiera e valanghe».
Ma qui prevale un senso di impotenza perché i dati disponibili, in aggiornamento, mostrano un forte divario finanziario tra le somme percepibili e percepite, e il fabbisogno economico reale: occorrono infatti 1,4 miliardi di euro per mettere davvero in sicurezza il territorio abruzzese. Nel report si ritrova comunque un lungo elenco di interventi in corso, e di finanziamenti ottenuti dalla giunta Marsilio pari a 412 milioni di euro, necessari ma non sufficienti. Tra questi spiccano 202 milioni per i danni del maltempo del 2017, l’anno tragico della valanga di Rigopiano, ed i 24 milioni per il “Piano della difesa del suolo”. Così come vengono riportati anche: il Programma triennale delle opere idrauliche 2023 -2025, per complessivi 207 milioni, per il quale però manca la copertura finanziaria da garantire con fondi regionali e statali; le opere di messa in sicurezza idraulica della città di Pescara (54.800.000 di euro), con fondi intercettati dall’ex giunta D’Alfonso, per realizzare le casse di espansione sul fiume Pescara necessarie alla messa in sicurezza dei centri abitati; oppure gli interventi anti-alluvione per il fiume Saline (11.000.000 di euro) a Montesilvano. Ma trovare le somme è sempre più un’impresa, come accade il “Piano di difesa della costa dall’erosione, dagli effetti dei cambiamenti climatici e dagli inquinamenti”, che prevede complessivamente 155 milioni di euro di risorse ancora da reperire. Sarebbero invece «di imminente avvio» gli interventi contro il rischio idrogeologico e idraulico, per 99 milioni di euro. Ed è finalmente una buona notizia.
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