Frattari (Rianimazione): fase acuta, non molliamo

Parla la responsabile degli anestesisti dell’area Covid, in trincea da settimane: facciamo turni al limite, nessuno si sottrae nonostante il timore del contagio
PESCARA. «Sì, abbiamo paura di contrarre la malattia e di contagiare i nostri cari. Tanta paura. Ma nessuno di noi si tira indietro. Non siamo eroi, facciamo al meglio il lavoro che amiamo, a contatto con pazienti, tra cui molti giovani, che soffrono tantissimo. La solidarietà che ci arriva da fuori non ci fa sentire soli. Ringraziamo. Ne abbiamo bisogno per andare avanti».
La rianimazione è un po’ la sospensione tra la vita e la morte. Ed è fatta di pathos e attimi che si rincorrono rapidi, la trincea quotidiana di Antonella Frattari, pescarese, anestesista e responsabile del coordinamento del personale della Rianimazione Area Covid, sesto piano dell’ospedale, (Rosa Maria Zocaro è direttore dell’unità operativa complessa di Terapia intensiva e Anestesiologia) nell’era del coronavirus che sta mettendo a dura prova sistema ospedaliero e nervi del personale sanitario. Frattari è compagna di vita del professor Giustino Parruti. Insieme, lottano fianco a fianco dentro quella bolla virulenta che è l’ospedale, per salvare vite umane dal flagello dei nostri tempi.
Dottoressa Frattari, che atmosfera si respira in ospedale in questi giorni di durissimo lavoro per voi. Avete paura del contagio?
La paura di contrarre il virus c’è, malgrado la preparazione del personale e i dispositivi di sicurezza piuttosto ingombranti e dentro i quali fa molto caldo. Come le tute, peraltro ignifughe, mascherine e occhiali che non possiamo ovviamente mai togliere. Ma siamo tutti una grande squadra e ci aiutiamo l’un l’altro. Il timore del contagio è alto, soprattutto di infettare i nostri familiari. Abbiamo paura ma nessuno di noi si tira indietro. Chi conosce la Rianimazione sa che questo è un mondo surreale dove le persone dipendono dalle macchine, ma soprattutto da un personale che fa enormi sacrifici.
Ci racconti..
Ci sono medici e infermieri che rinunciano alle ferie e al riposo per garantire l’assistenza ai malati, i turni sono massacranti e abbiamo dovuto aumentarli, richiamare gli organici fuori turno, le notti sono lunghe e pesanti, ma non ci fermiamo. In questi ultimi giorni il lavoro è aumentato, abbiamo allestito l’area Covid al sesto piano che si compone di tre aree, rossa, gialla e verde. Abbiamo 9 pazienti gravi intubati, altri 10 collegati alla ventilazione, altri pazienti sono meno gravi. Stiamo vivendo una fase acuta, lavoriamo in un clima non facile, in continuo mutamento di numeri di pazienti e situazioni. Mancano alcune attrezzature. Oggi (ieri) abbiamo dovuto trasferire un paziente all’Aquila perché ha bisogno di un certo tipo di apparecchio di ventilazione di cui, al momento, non disponiamo. Domani (oggi) cominceremo ad attivare una terapia intensiva Covid con altri 7 posti letto nell’area della vecchia rianimazione, al primo piano.
Come riuscite ad affrontare questa mole di lavoro con nuovi ingressi di malati ogni giorno?
A volte c’è la paura di non farcela, abbiamo potenziato il personale medico: da 2 a 4 rianimatori, 7 infermieri e un operatore socio sanitario. Stiamo facendo il nostro lavoro con sana coscienza, consapevoli delle difficoltà, ma non ci sottraiamo a turni spesso al limite delle nostre possibilità.
Uomini e donne protagonisti di un quotidiano eroismo.
Non siamo eroi, siamo, invece, consapevoli di incorrere in errori in questo periodo difficile per tutti. Facciamo il lavoro che amiamo.
Cosa le fa più male di ciò che vede ogni giorno davanti a sé?
La sofferenza dei pazienti più giovani, 40-50 anni, che potrebbero essere in pericolo di vita.
La solidarietà che arriva dall’esterno con i canti e i balli alle finestre dei reclusi in casa per colpa del Covid, i flash mob che hanno coinvolto l’Italia intera, gli applausi al personale medico, infermieristico, socio sanitario che sta affrontando questa emergenza. Questo calore, questo affetto che arriva dai cittadini, quanto è importante per voi?
È fondamentale questa valanga di affetto che arriva dalla gente. Ci aiuta a superare la fatica, i sacrifici, la paura del contagio, i turni pesanti, le lunghe attese, a non farci sentire soli in questa battaglia.
Possiamo farcela? Qual è il vostro messaggio di speranza?
Ci stiamo organizzando per garantire assistenza a tutti coloro che ne avranno bisogno. Ce la faremo, noi medici e infermieri non molleremo. Siamo una squadra forte. (c.co.)

