Frode fiscale da 7 milioni di euro:commercialista e altri 5 a giudizio

19 Agosto 2022

Sequestro di beni per le società “Angolana srl” di Loreto e “Angolana Carni” di Città Sant’Angelo Il colonnello Caputo: il recupero del patrimonio illecito è frutto delle verifiche coordinate dalla Procura

PESCARA. Con l’ultima operazione della guardia di finanza di Pescara, denominata “Mi-Steak”, consistente in un sequestro di 3 milioni di euro nei confronti delle persone coinvolte in una presunta maxi frode fiscale nel settore agro-alimentare, si chiude il cerchio sulle attività delle società Angolana srl di Loreto Aprutino (che si occupa del commercio all’ingrosso di animali vivi e di carne fresca, congelata e surgelata) e Angolana Carni srl di Città Sant’Angelo, finite sotto inchiesta. Nel comunicato diffuso dalle fiamme gialle su quest’ultima operazione, si parla di «fatture false e contabilità farlocca per “bistecche” a buon mercato».
L'inchiesta venne avviata nel 2018 dal pm Andrea Papalia e va subito detto che ha concluso tutto il suo iter e, con il rinvio a giudizio disposto dal gup di Pescara, i sei imputati dovranno essere giudicati dal tribunale nella fase dibattimentale. In effetti, questo sequestro preventivo portato a termine solo qualche settimana fa dagli uomini del colonnello Antonio Caputo (l'ultimo step riguardava la società Angolana srl), è stato laborioso e lungo. Già a giugno 2021, infatti, il pm aveva chiesto e ottenuto dal gip questo sequestro preventivo di beni in capo a tutti i sei personaggi coinvolti, come sostiene la guardia di finanza.
«Il recupero del patrimonio illecito», spiega il colonnello Caputo, «è il frutto di attività di verifica fiscale, nonché di indagini di polizia giudiziaria coordinate dalla procura di Pescara. L'impianto accusatorio è stato avallato dal gip, che ha emesso un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente del “maltolto”, cui è stata data esecuzione aggredendo le disponibilità finanziarie (conti correnti, titoli e polizze assicurative) dei sei soggetti responsabili della maxi-evasione di complessivi 7 milioni di euro».
Le presunte irregolarità, che ora passeranno al vaglio dei giudici del dibattimento, sarebbero state commesse nel rapporto tra le due società. Nella vicenda sono coinvolti Melissa Di Pentima, Bianca Di Giambattista, Mario Lepri, Mariangela Cilli, Francesco Strollo (amministratori o soci di fatto delle rispettive aziende) e il commercialista Luigi Sabatini che, come gli altri coimputati, si è sempre dichiarato estraneo alle contestazioni che hanno portato anche i rispettivi legali (Sabatino Ciprietti, Giancarlo de Marco e Aurora Corazzini) a presentare ricorsi anche in Cassazione.
«I finanzieri», si legge nella nota degli investigatori, «hanno così posto fine a un articolato meccanismo fraudolento che ha permesso per anni al sodalizio criminoso di risparmiare sul pagamento delle imposte e di commercializzare prodotti della macellazione a prezzi inferiori rispetto a quelli di mercato, alterando le ordinarie regole della concorrenza a discapito degli operatori onesti». La finanza spiega così il meccanismo escogitato per frodare il fisco ed essere più competitivi sulla piazza. «Il metodo adottato era il più classico dei sistemi evasivi: utilizzo di fatture false create ad hoc da una “bad company”, riconducibile alla stessa compagine, una cartiera che fatturava fittiziamente alla società operativa del gruppo la vendita di migliaia di capi di bestiame e automezzi di trasporto commerciale, in realtà inesistenti. Nel tempo le tecniche fraudolente si sono evolute grazie alla “consulenza” del commercialista compiacente, che ha ideato un impianto contabile alterato, incentrato su un doppio livello di artifici. In una prima fase, nel sistema contabile venivano registrati fittiziamente acquisti maggiori di quelli reali per generare un falso credito Iva da adoperare per abbattere l'imposta da versare: successivamente, per meglio dissimulare tale frode, veniva posto in essere un ulteriore artifizio consistente nel contabilizzare falsi finanziamenti soci per importi corrispondenti all'indebito credito di Iva, in modo da far quadrare, ma solo formalmente, il bilancio di esercizio». Accuse che dovranno trovare riscontro nel dibattimento pubblico.