Fulvio, coltellata mortale al petto: l’autopsia svela la crudeltà del killer

L’esame eseguito ieri dal medico legale indica l’accanimento con cui l’assassino ha colpito il 53enne Un testimone: «Chiarelli aveva un coltello in mano, ho sentito la punta sul mio costato e l’ho bloccato»
POPOLI. L’autopsia effettuata ieri mattina dal medico legale Cristian D'Ovidio, non poteva che confermare la violenza con la quale l’omicida di Fulvio Declerch, che la procura ritiene essere il suo vicino di casa, Alessandro Chiarelli, si sia accanito sulla vittima, uccisa a coltellate la notte del 25 novembre scorso nella sua abitazione di Popoli. Oltre ai vari fendenti che hanno raggiunto la schiena e a una ferita “da scannamento", il colpo mortale sarebbe stato quello al torace, che ha poi portato lo shock emorragico, senza tralasciare quei profondi tagli sul viso di Declerch impressi dopo aver tagliato il lobo dell’orecchio destro e semiamputato il sinistro. Tagli, non inferiori a cinque, sul volto «a decorso grossolanamente parallelo, dalla guancia sinistra fino alla radice del naso». Ed è stato anche questo scempio del volto ad aver convinto il gip Giovanni de Rensis a configurare, così come richiesto dal pm Gabriella De Lucia, l’aggravante della crudeltà che si aggiunge a quella sui futili motivi (per la mancata offerta del vino che si trovava nel frigorifero).
Lunedì scorso, assistito dal suo legale Gianluigi Tucci, Chiarelli si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del giudice che comunque ha convalidato il suo arresto e disposto poi la misura cautelare in carcere, con l’accusa di omicidio e di occultamento di cadavere. Perché Chiarelli, stando alla ricostruzione fatta dagli inquirenti, dopo aver ucciso il vicino di casa, avrebbe trasportato il corpo su di una carriola per gettarlo poi nel fiume Pescara. E in relazione a questa accusa, esiste la ripresa di una telecamera della zona (posta nelle vicinanze della casa della vittima) che ha ripreso un uomo con un cappuccio (una felpa simile a quella trovata dai carabinieri nell'abitazione del presunto omicida), mentre alle 2,30 della notte trasporta la vittima verso l’argine del fiume. E per ufficializzare queste riprese, ieri mattina il pm ha affidato un incarico peritale a un esperto per estrarre da quella telecamera le immagini che incastrerebbero Chiarelli. Nel disporre la misura in carcere, il gip scrive che «deve ritenersi altamente probabile che l’indagato ricada nel delitto di omicidio doloso pluriaggravato, sia per la sua personalità (in riferimento ai suoi diversi precedenti e fra questi le minacce e l’aggressione allo stesso Declerch di alcuni mesi prima ndr) sia per le condizioni “esterne” all’accusato ricavabili dal dato ambientale: si tratta infatti di un soggetto privo di qualsiasi lecita occupazione, che trascorre le sue giornate oziando e bevendo alcolici, con la logica conseguenza che, quasi quotidianamente, egli avrebbe occasioni, momenti, spunti ed opportunità per aggredire, armato e con non comune violenza, le persone che lo frequentano». E d’altronde anche i due testimoni sentiti dagli inquirenti, che la sera dell’omicidio erano in casa della vittima insieme a Chiarelli e che avrebbero assistito al tentativo di aggressione con coltello fatta dall’indagato poco prima del delitto, hanno integrato le loro deposizioni soltanto dopo l’arresto di Chiarelli, proprio perché avevano paura delle possibili reazioni dell’uomo. E il teste lo dice chiaramente: «Subito dopo aver bevuto lo spumante è nata una discussione tra Fulvio e Chiarelli e ho capito che si trattava di un vecchio contenzioso. Chiarelli a quel punto ha sbattuto il bicchiere a terra frantumandolo, così l’ho portato fuori di casa. Dopo circa cinque minuti abbiamo sentito suonare e sono andato ad aprire: Chiarelli aveva un coltello in mano e immediatamente ho sentito la punta del coltello toccare il mio costato. Poi ho bloccato il suo braccio e l’ho riaccompagnato a casa». Tutto questo accadeva intorno alle 2 di notte, poco prima dell’ora del delitto. Gli inquirenti hanno acquisito una serie di elementi d’accusa (vestiti sporchi di sangue, scarpe, impronte e filmati) che inchioderebbero Chiarelli.

