Fulvio, una vita difficile «Era benvoluto da tutti»

Popoli, il sindaco Santoro: «Una persona tranquilla, si dava da fare come poteva» Un matrimonio finito, viveva con il reddito di cittadinanza e qualche lavoretto
POPOLI. «Era una persona tranquilla, un lavoratore». A Popoli Fulvio Declerch, il 53enne trovato morto ieri mattina sul fiume Pescara, sotto alla sede temporanea del Comune, viene descritto così, a partire dal sindaco Dino Santoro, per finire con i vicini di casa. Nessuno riesce a capacitarsi di una morte così assurda, di un omicidio in un posto tanto tranquillo. Tutti sanno che la vita di Fulvio non è stata molto facile, «a partire da quando era bambino per finire agli anni più recenti».
Conoscendo la sua situazione, il Comune era intervenuto per sostenerlo, per un periodo di tempo, assicurandogli il pagamento dell’affitto di casa, considerato che non aveva un lavoro stabile e neppure un tetto sotto cui ripararsi, tanto che aveva cercato rifugio in una struttura abbandonata all’altezza della rotatoria per Bussi. Ora una casa ce l’aveva, in via De Contre, e da quando percepiva il reddito di cittadinanza pagava l’affitto autonomamente, racconta il primo cittadino ripercorrendo la vita di Fulvio. «Nei suoi confronti ho sempre nutrito una certa compassione, perché sapevo cosa aveva passato», dice il sindaco Santoro ricordando che la famiglia del 53enne è arrivata a Popoli dal Belgio. Fulvio aveva due fratelli, Dante e Mario (mentre aveva perso una sorella), e si era anche fatto una vita, sposandosi, ma poi le cose non sono andate per il verso giusto. «Aveva il vizio dell’alcol ma era una persona tranquilla e si dava da fare», conclude Santoro. La morte del 53enne «ha segnato il paese», tanta violenza non può che «preoccupare». Gli fa eco l’assessore Mario Lattanzio. «Ha avuto una vita un po’ particolare, ma era un ragazzo educato, che salutava, si fermava, parlava, era socievole. E quando c’era la possibilità di fare un lavoretto, si impegnava».
«Sembrava una persona dinamica, un tempo. Ma poi c’è stato il declino», dice da un’abitazione che guarda sul fiume Fiorenzo Santarelli, vicino di casa della vittima. Non avevano grandi rapporti e lo stesso vale per un’altra residente, Anna. «Lo conoscevo poco, sembrava una brava persona, ci salutavamo quando ci incontravamo in strada. Non meritava di morire così, poveretto».
La vicina ha incontrato l’ultima volta Fulvio lunedì, prima al mercato e poi sotto casa, «stava andando a fare la legna per il camino» e si sono scambiati due parole di cortesia, come accadeva di solito. «Era una persona buona, mi aiutava a portare su la spesa».
«Era zitto zitto, bravo, non dava fastidio e faceva i lavoretti in campagna, se qualcuno aveva bisogno, o magari se lo chiamavano per fare la legna», dice anche un’altra donna, una dei pochi vicini di Fulvio. Molte delle case che si affacciano sul Pescara sono vuote e chi è rimasto ha reagito con estremo stupore alla morte dell’uomo. «Sono sconcertata, qui non è mai successa una cosa del genere», dice con il marito. «Siamo tutti frastornati», prosegue dopo aver commentato l’accaduto con un’altra residente. «Qui nessuno ha sentito niente», nessuno si è accorto dell’aggressione a Fulvio, dell’accoltellamento e poi del trasporto del corpo con una carriola da casa fino al fiume, giù per i gradini che portano fino a un sottopasso e, subito dopo, al corso d’acqua. Violenza che i carabinieri attribuiscono a un giovane che viveva di fronte a Fulvio, Alessandro Chiarelli, e che solo due giorni fa ha pubblicato sui social il video di una casa devastata. (f.bu.)

