Furti nella auto, a Pescara sfilano derubati da tutta Italia

Rintracciati dalla polizia 60 proprietari della merce ritrovata nella casa di un 37enne di Trinitapoli (Bari). Tra loro un prof, una cuoca, le ospiti dell’Ironman e una mamma piange di gioia per il computer che conteneva le foto delle figlie
PESCARA. Ogni oggetto una storia, e alla fine sempre un grazie. È quello che sta venendo fuori dal lavoro dei poliziotti della Mobile che dopo aver recuperato una marea di refurtiva a casa di un 37enne di Trinitapoli (Bari), ritenuto responsabile dei furti nelle auto in sosta sul lungomare grazie a un disturbatore di frequenze, da poco meno di un mese sono al lavoro per restituire tutto quel materiale.
Finora sono state rintracciate circa 60 persone, ma all’appello mancano ancora i proprietari di altri otto telefonini, pennette Usb, caricatori e una marea di borse. Il grosso, però, e all’inizio erano circa 300 tra portafogli, borse e borselli, un centinaio di paia di occhiali da sole, 25 cellulari, due computer portatili, due palmari, decine di chiavette Usb e chiavi di autovetture, una valigetta con un set di pipe di pregio, una borsa da medico con strumentazione sanitaria, tre fotocamere, un robot da cucina e 15.800 euro, è stato riconsegnato con somma riconoscenza dei derubati.
È dalle loro testimonianze che si è potuto completare una vicenda che ha dell’incredibile con il 37enne V.B. attualmente denunciato per ricettazione, che a giudicare dalle date dei primi furti ricostruiti attraverso le vittime, avrebbe iniziato ad accumulare quella roba almeno dal 2014. Una data che esce fuori dalla testimonianza di uno dei derubati arrivato nei giorni scorsi da Brescia a Pescara dopo essere stato contattato dai poliziotti dell’Antirapine diretti da Mauro Sablone.
L’uomo, un professionista e volontario di un’associazione che si occupa di aiutare i bambini in difficoltà, negli uffici della Mobile ha riferito all’ispettore Verì e ai suoi colleghi, di essere stato derubato nel 2014 della borsa con il computer custodita a bordo del camper parcheggiato sul lungomare di Montesilvano. Inutile descrivere l’entusiasmo con cui è tornato a riprenderselo a distanza di due anni: «Ci ho sperato fino all’ultimo», ha riferito l’uomo ai poliziotti, «dentro c’erano documenti dell’associazione».
Lacrime di gioia da parte di una mamma che con il computer, ha recuperato anche vent’anni di foto archiviate dalla nascita delle figlie.
Gente arrivata da tutto l’Abruzzo, dalla Lombardia, addirittura dalla Lituania per recuperare un pezzo della propria storia sparito nel nulla durante il loro passaggio sul lungomare tra Pescara e Montesilvano. Così, un professore di ginnastica di Città Sant’Angelo che ha ritrovato il suo tablet, un rappresentante che ha recuperato la collezione di pipe di pregio, 24, e ancora la proprietaria del Bimby, il robot da cucina, tra le prime ad accorrere in questura. C’è stata poi la specializzanda in medicina che ha potuto riprendere il costoso stetoscopio e una consulente del lavoro albanese che ha potuto riappropriarsi della chiavetta con i programmi per commercialisti. Più difficoltoso, a sentire i poliziotti che da settimane stanno impiegando il loro talento investigativo per ritrovare i legittimi proprietari attraverso messaggi, documenti e numeri di telefono trovati su cellulari e computer, è stato rintracciare due lituane derubate di borse e telefoni quando erano venute ad accompagnare i mariti alla competizione dell’Ironman, commettendo l’imprudenza di andare al mare con gli effetti personali lasciati in macchina. Una cuoca in servizio nella caserma dei carabinieri del Chietino è stata invece rintracciata grazie a un messaggio di auguri natalizi.
Era di un maresciallo che ai colleghi poliziotti ha saputo dare tutte le informazioni del caso. Purtroppo, i poliziotti non hanno potuto restituire i soldi prelevati dal ladro dai vari bancomat finiti nella sua rete, com’è successo a una signora che ha recuperato sì la borsa, ma non i soldi del bancomat e neanche quelli spesi per rifare le serrature delle porte blindate sua e dei figli, circa 750 euro.
«Stiamo cercando di restituire una chiavetta con importante documentazione medica di un bambino», riferiscono i poliziotti, che per questo rinnovano l’appello ad andare a verificare in questura il materiale rimasto. (s.d.l.)
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