Furto alle Poste di 170mila euro: indagato il direttore di via Tirino

20 Novembre 2021

I poliziotti della Mobile hanno trovato 30mila euro sulla sua scrivania e altri 36mila nella sua casa È accusato di peculato e simulazione di reato: avrebbe inscenato il colpo per coprire gli ammanchi 

PESCARA. A distanza di una settimana dal furto di circa 170mila euro scoperto nell’ufficio delle Poste di via Tirino, commesso nella notte tra venerdì e sabato scorsi, arriva la svolta, per quello che sembrava un giallo che forse tale non è mai stato, almeno per gli uomini della squadra Mobile.
Il colpo di scena è che a finire sotto inchiesta per peculato e simulazione di reato è ora, a sorpresa, il direttore dell'ufficio di via Tirino. La vicenda aveva subito insospettito gli investigatori per le tante stranezze di quel “colpo” messo a segno senza lasciare nessun indizio, nessuna traccia. Sospetti che gli uomini del dirigente Di Frischia hanno condiviso con il pm titolare dell’inchiesta, Anna Benigni, con il placet della quale hanno poi deciso di fare una perquisizione nell’ufficio del direttore. E la sorpresa è arrivata puntuale: ben 30mila euro, ancora legati con le fascette della Banca d'Italia, erano conservati nel cassetto della scrivania del direttore dell’ufficio. Una scoperta che, agli inquirenti, ha fatto decidere all’istante di allargare il raggio d’azione e di andare a far visita anche all’appartamento del direttore. E qui è arrivata la conferma dei sospetti.
In una camera da letto, gli uomini della Mobile hanno trovato, ben nascosti, altri 36mila euro, anche quelli perfettamente confezionati con le fascette della Banca d’Italia. Gli investigatori, giunti subito sul posto al momento della scoperta del furto nell’ufficio di via Tirino, avevano notato la mancanza di qualsiasi forzatura alla porta d’ingresso e alla cassaforte che conteneva, a detta del direttore, circa 170mila euro: soldi che dovevano servire per le operazioni e i prelievi del fine settimana.
La cassaforte era socchiusa e in giro gli uomini della scientifica non avevano rilevato tracce di impronte di sconosciuti o possibili ladri, anche se questo poteva significare che i malviventi avevano agito con tutte le accortezze del caso. Ma la cosa che ha fatto insospettire più di tutto, è stata la circostanza che le chiavi della cassaforte erano soltanto due: una in possesso del direttore e l’altra custodita dal suo vice. Ma quest’ultimo in quei giorni non era in servizio.
Il lavoro investigativo è stato piuttosto veloce. Gli inquirenti hanno deciso di eliminare eventuali dubbi iniziando proprio dalla perquisizione dell’ufficio del direttore. Da qui la scoperta dei soldi nel cassetto e poi di quelli nascosti nella cameretta a casa sua.
La decisione di mettere in atto un colpo così ingenuo, secondo le prime ipotesi investigative, potrebbe trovare origine dalle ferie forzate che il direttore di lì a qualche giorno avrebbe dovuto iniziare. Arrivando un sostituto, quest’ultimo si sarebbe senz’altro accorto dell'ammanco ed avrebbe fatto scattare l’ispezione, con tutte le conseguenze immaginabili per il direttore. Allora, l’unica cosa da fare è stata, forse quella di mettere in scena un furto. Ma Procura e investigatori pare abbiano in mano anche altro: si parla di un video che potrebbe confermare le ipotesi di reato che attualmente pendono in capo all’indagato.
Riprese di una delle tante telecamere posizionate fuori dell’ufficio e nella zona, ma potrebbero anche essere riprese interne. Sta di fatto che la somma rinvenuta dalla squadra Mobile è ben lontana da quella denunciata per il furto, che sfiora appunto i 170 mila euro. Questo vorrebbe dire che quella sorta di “bancomat” interno di cui potrebbe aver beneficiato l’indagato, funzionava già da diverso tempo. I “prelievi” in cassaforte potrebbero essere iniziati anche molto prima di questa scoperta.
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